sab 10.11 2018 – sab 15.12 2018

Temporary Orders

Dove

Vistamarestudio
Viale Vittorio Veneto 30, Milano

Quando

sabato 10 novembre 2018 – sabato 15 dicembre 2018

Quanto

Gratis su prenotazione

Contatti

0263471549

Sito web

È la prima volta che Public Movement performa in Italia per una mostra personale. Vistamarestudio ospita a Milano il gruppo di performer che ha sviluppato un percorso appositamente per la galleria. Prima di tutto che cos’è “Public Movement”? E perché non lo abbiamo sentito prima? I suoi membri non saranno stati cool in passato come Tino Sehgal – che quando realizzò la mostra alla Villa Reale di Milano nel 2008 con la Fondazione Nicola Trussardi non era considerato per nulla di tendenza, semmai un visionario un po’ peculiare -, o dei guru come Marina al PAC per The Abramovich Method nel 2012, ma hanno sempre avuto quell’energia poetica e un po’ naïve di Pina Bausch, con indicazioni socio/politiche che il teatro danza solitamente non ha.

Secondo lo statement del gruppo, anzi, del “movimento” – tanto per rimandare all’aspetto politico indicato nel nome – fondato nel 2006 Omer Krieger e Dana Yahalomi, “Public Movement è un corpo di ricerca performativa che investiga e mette in scena azioni politiche in luoghi pubblici. Il movimento esplora le possibilità estetiche e politiche all’interno di un gruppo di persone che recita insieme. Studia e crea coreografie pubbliche, forme di ordine sociale, evidenzia e nasconde rituali”. Durante l’opening alla galleria milanese il pubblico è stato coinvolto in queste azioni a sorpresa della durata ciclica di 20 minuti. Un’esperienza attiva che coinvolge e fa pensare il fruitore che non diventa spettatore di una scena narrativa, ma, grazie al Movimento, ri-attiva quei pezzi di coscienza che sono stati nascosti da qualche parte.

I campi indagati sono diversi, come in passato: dalla performance al Guggenheim di New York, dove era sotto i riflettori l’ambiente militare rivisitato attraverso la testimonianza di una donna soldato, così come per The Interview, la recente performance realizzata a Tel Aviv, o ancora Rescue, un’azione esteticamente toccante e scenografica in cui i corpi dei performer – rigorosamente vestiti di bianco come da copione del Movimento – diventavano tracce e frammenti come quelle rovine scelte come scenario. Una visione romantica, ottocentesca, per raccontare in maniera diretta la preparazione di un “inevitabile disastro” contemporaneo, accaduto tra gli eventi ad Aarhus come capitale europea della cultura.

A Milano la direttrice artistica Dana Yahalomi affronta lo spazio sviluppando una narrazione in 4 azioni performative: Choreography for a Collection, ideata specificamente per Vistamarestudio, in cui il focus del racconto è virato intorno al trafugamento delle opere d’arte durante la seconda guerra mondiale; The Choir, una sorta di balletto realizzato in stile marziale; Falling Wall, che tocca la tematica del monumento pubblico e della sua apparente immobilità e stasi e, in chiusura, Debriefing Session: Vistamarestudio con un monologo sulla ricerca di Public Movement sull’arte palestinese antecedente al ’48.

Scritto da Rossella Farinotti

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2018-12-01