mar 19.11 2019

ZONA5: Lubomyr Melnyk

Dove

Arci Bellezza
Via Bellezza 16/a, Milano

Chi

  • Lubomyr Melnyk

Quando

martedì 19 novembre 2019
H 21:00

Quanto

gratis su prenotazione (posti limitati)

Contatti

Sito web

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  • Cloud No. 81

    Lubomyr Melnyk

  • Marginal Invitation

    Lubomyr Melnyk

  • Illirion

    Lubomyr Melnyk

Courtesy of Spotify™

Le sue dita scivolano con ritmo perpetuo e circolare sui tasti bianchi e neri come le braccia del nuotatore girano nell’acqua. Ma pure se Lubomyr Melnyk è considerato il pianista «più veloce al mondo», come per il nuotatore anche per il compositore ucraino non è una mera questione di potenza e rapidità. È tecnica. E meditazione. Una dimensione nuova tra il corpo e la mente, lo spazio e il tempo, il misticismo e la disciplina : «Quando suono mi trasformo in un’aquila che vola, un delfino che nuota, un ghepardo che corre. Mi trasformo nella pioggia, nelle nuvole, nel colore del cielo».

Lubomyr Melnyk che dopo anni da “outsider” è divenuto un culto diffuso oltre l’avanguardia e l’underground, Lubomyr Melnyk che dagli anni Settanta ha inventato una rivoluzionaria tecnica pianistica, chiamata anche “kung-fu piano” (oltre che “continuous music”), fatta di cascate di note dense eppure fluidissime, senza le quali non esisterebbero stelle della “modern classical” tipo Nils Frahm. Lubomyr Melnyk che come altri sperimentatori del linguaggio musicale, da Michael Rother a Kaitlyn Aurelia Smith, ha imparato la lezione di Terry Riley e l’ha liberata nel proprio personale abisso sonoro – e non a caso tra le sue opere ci sono titoli come “Rivers and Streams” e “The Pool of Memory”.

Torna a Milano con una performance speciale per presentare il suo ultimo album “Fallen Trees”: la rassegna ZONA5 lo porta nella celebre Palestra Visconti dell’Arci Bellezza – sede del team di boxe “La Lombarda”, che negli anni Cinquanta e Sessanta sfornò campioni mondiali ed europei – e set cinematografico per alcune scene del film “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti, prezioso documentario di uno spaccato della società di quell’epoca. Dopo l’abbandono negli anni Settanta, questo spazio in fase di recupero – con i muri scrostati e i vecchi punching-ball ancora a vista – ospita incontri e concerti, in prevalenza jazz, con un pianoforte che fa da protagonista e sarà intensamente accarezzato dalle indomite dita del pianista ucraino.

Scritto da Chiara Colli