ven 18.06 2021 – sab 25.09 2021

Doppel

Dove

A plus A
Calle Malipiero San Marco 3073, 30124 Venezia

Quando

venerdì 18 giugno 2021 – sabato 25 settembre 2021
H 11:00 - 18:00

Quanto

free

Organizzatore

A plus A

Foto di Clelia Cadamuro

Berlino, lockdown causa Covid-19, momenti di vita condivisi, alterata percezione della propria esistenza e bisogno di pura espressione del sè. Così Beth Collar e Jesse Darling hanno deciso di utilizzare il medium del disegno, con morbide matite litografiche e pastelli, per dare vigorosamente corpo all’intangibile polarità del nostro tempo.

Se da un lato la realtà odierna è paragonabile a un linguaggio liquido che, anche per mezzo dell’innovazione tecnologica, assorbe le culture globali del passato e del presente, facendole coesistere nell’oggi in una continua e veloce compenetrazione; dall’altro, è proprio questa sovrabbondanza di idee, giudizi, categorie, immagini, simboli, parole che crea una condizione tale per cui la nostra esistenza si cristallizza all’interno di questo tempo liquido, diventando un pesante corpo nel quale si accumulano paure, dèmoni, incertezze, fragilità fisica e mentale.

Jesse Darling In the middle of the journey of our life I found myself astray in a dark wood, for the straight way had been lost (self-portrait at 40) 2021, Pencil on paper 59.3 × 42 cm. Ph Clelia Cadamuro

Tra mitologia antica e simbologia religiosa, storia dell’arte e capitalismo delle immagini, sessualità e repressione, spiritualità e fisicità, Beth Collar e Jesse Darling raccontano la loro interpretazione di un inappagabile bisogno di sintesi ed equilibrio, della dicotomia esistenziale dell’essere umano e soprattutto della difficoltà di decifrare noi stessi e il mondo in cui viviamo.

Questo liquido temporale racchiude dei messaggi culturali fluidi ed eterni, che i disegni in mostra sembrano talvolta riproporre o decodificare secondo un personale, ma universale processo di sintesi. Così accade con le diverse scritte, spesso indecifrabili, presenti nella maggior parte dei lavori di Jesse, che possono talvolta ricordare testi religiosi, mitologici o alfabeti sconosciuti e ugualmente in alcune opere di Beth come in “re-read” – rappresentazione della corteccia di un faggio con incisioni in vari linguaggi rivolte ad una collettività senza tempo – o nei due misteriosi disegni raffiguranti la Troccola – strumento liturgico tipico dell’Italia meridionale e impiegato al posto delle campane durante la Settimana Santa.

Le nuove prospettive proposte permettono il riconoscimento delle intrinseche contraddizioni dell’essere, rese ancor più evidenti dal periodo di isolamento durante la pandemia provocata dal Covid-19, a cui Beth, con il dittico “you’re perfect, yes, it’s true, but without me you’re only you”, sembra attribuire il ruolo positivo di elemento in grado di riportare tutti gli individui sullo stesso piano e far prendere consapevolezza della fragilità dell’essere umano. Si tratta di due doppi disegni dei quali il lato esposto al nostro sguardo raffigura del vischio, mentre sul retro s’intravedono scene che riconducono alla Peste Nera del XIV secolo.

Il doppio disegno sottolinea proprio l’ambivalenza del morbo, richiamata da quella del vischio, pianta che sopravvive sulla corteccia di altre innestandovisi, ma che nella mitologia norrena fungeva da scudo contro i mali e il cui utilizzo, seppur in parte tossica, fu proposto agli inizi del XX secolo per contrastare insorgenze cancerogene nel corpo umano da Rudolf Steiner, fautore della medicina antroposofica.

La staticità dell’isolamento ha forse messo in evidenza maggiormente anche il peso dell’imponente rivoluzione culturale che si sta verificando a livello globale. Nei lavori di Jesse e Beth prendono vita delle formae mentis ancor più liquide del fluido culturale in cui siamo immersi, svincolate da sommarie e limitanti categorizzazioni, che accolgono l’ambiguità e il mistero racchiuso nella forte polarità dell’essere umano, specchio di ogni elemento dell’esistente. Sessualità, ambivalenza, queerness, dolore, repressione, corporeità, espressione e sensibilità connettono numerosi disegni esposti, dando significato alle percezioni del nostro essere fisico e mentale.

Beth Collar, re-read, 2020, lithographic crayon on paper, 70 x 45,6 cm, Ph Clelia Cadamuro

Jesse crea una nuova commedia dell’arte con personaggi ed elementi frutto del connubio tra citazioni del passato e della cultura presente, di narrazioni collettive e personali. I disegni sono palcoscenico per mitologia antica e letteratura classica, come Ariadna & Perseus & Theseus & Dante & Virgil, dove personaggi dalle inusuali sembianze sono accompagnati dal simbolo della Red Bull a ricordare il Minotauro e da due forme riconducibili a degli spermatozoi o in “(self-portrait at 40)” dove la Selva Oscura di Dante e l’autoritratto fungono da metafora dei cambiamenti in corso nella vita personale di Jesse; per narrazioni bibliche, come la raffigurazione di Adamo, Eva e il Serpente in “Eden” o, infine, per espressioni di dicotomie esistenziali, come in “Big Voice (libidinal economies 1)”, dove un soggetto si copre il viso con delle finte mani come in segno di vergogna per un evento assimilabile ad una mestruazione o allo scoppio dei genitali maschili, mentre è avvolta dai fumi prodotti da un piede gigante a forma di fabbrica o anche in “Untitled”, disegno realizzato su carta lucida, dove delle mani aventi forme di genitali maschili, colte durante il coito e coperte da liquido bianco, sono sovrastate da uno spettrale panorama urbano che si conclude con dei pixel e un albero solitario, ricordando la doppia natura di ogni elemento dell’esistenza.

Beth, invece, propone una serie di raffigurazioni dello scheletro della pelvi umana nelle sembianze di dèmoni o folletti mitologici che, autosufficienti, vivono una propria esistenza nel nostro corpo. Il significato dei lavori si rafforza se si pensa alla simbologia legata al bacino, spesso riconosciuto come sede di Svadhistana chakra – per esempio nella dottrina tantrica – simbolo di bisogni, impulsi e aspirazioni, soprattutto sessuali, ma anche sede principale del corpo nella quale si accumulano tutte le tensioni ed emozioni, principalmente negative, che spesso ignoriamo. La raffigurazione di un essere ostile, dal genere non identificato, che pervade il nostro bacino è la perfetta rappresentazione dell’attuale stato spirituale della maggior parte di noi. Così Beth ci porta alla consapevolezza dell’irrisolta dicotomia tra corpo e mente, tra esterno e interno, tra espressione e repressione di ciò che sentiamo o non vogliamo sentire.

La mostra è un concreto invito a superare quell’indefinibile soglia – Jesse ne propone una rappresentazione in “The door” – che ci separa dalla coscienza di noi stessi nel momento presente, ma soprattutto dalla coscienza di come vogliamo vivere il momento futuro. Delle narrazioni personali si svolgono in disegni che richiamano l’universale polarità del nostro mondo, diventando così occasione per creare nuove visioni collettive più libere, più autentiche.
Doppel

A plus A Gallery
San Marco 3073, Venezia 30124
info@aplusa.it
+39 0412770466

Orari di apertura
Luglio:da martedì a sabato 11.00 – 18.00 e su appuntamento
Agosto: 16.00 – 19.00 e su appuntamento
Chiusura estiva:8 – 23 agosto

Scritto da Jessica Pividori