Troppo originale e curiosa per limitarsi a un solo medium, Agnès Varda ha vissuto tre vite: fotografa, regista, artista visiva. La prima retrospettiva a lei dedicata in Italia mette al centro la sua prima vocazione, la fotografia, ed è divisa in due aree tematiche: la Parigi di Agnes e l’Italia di Agnes. Immortalando la Parigi del dopoguerra, libera e in fermento, Varda ha sviluppato il proprio stile personale: soggettivo, spontaneo e naturale.
Nelle foto, come nel suo cinema osservava, ascoltava e interagiva con il mondo che aveva davanti, legittimando ogni tipo di soggetto: dai più umili e quotidiani, ai grandi artisti che passavano per la sua casa-studio-atelier di Rue Daguerre, dove ha passato sette decenni della sua vita e ha fotografato personaggi come Brassai e Dalì. Il suo aperto entusiasmo verso la realtà che la circondava e una creatività senza fine, l’hanno poi avvicinata al cinema, dove si ritrovano i medesimi elementi formali e tematici delle sue fotografie: dal suo primo film “La Pointe Courte”, che documenta la vita di un villaggio di pescatori, a una delle sue opere più importanti, “Cléo de 5 à 7”. Nei suoi film ritroviamo l’attenzione partecipe alle frange più marginali della società, uno sguardo radicalmente nuovo sui corpi e le vite delle donne, così come le composizioni studiate e pittoriche e un uso preciso della luce naturale, unite a un uso narrativo dell’immagine fissa che solo una fotografa avrebbe potuto integrare nel cinema.
La sezione parigina della mostra crea un ritratto sfaccettato dell’artista, con 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, manifesti e oggetti personali e una selezione di opere di artisti contemporanei. Alcuni dei suoi scatti più famosi, come quelli a Federico Fellini che era a Parigi per promuovere “La strada”, immortalato tra le rovine di un palazzo in demolizione, dialogheranno con i ritratti della regista stessa a opera di fotografi come Collier Shorr e l’amico e collaboratore JR. L’Italia di Agnès Varda presenta invece una selezione di foto, negativi e documenti inediti relativi a due viaggi: nel 1959 a Venezia, alla ricerca di location per un film mai realizzato, e nel 1963 a Roma. Giunta nella capitale per fare un ritratto a Luchino Visconti, fresco di Palma D’Oro per “Il Gattopardo”, si recò anche sul set de “Il disprezzo” di Jean Luc Godard,fotografando l’amico regista e il cast del film.
Scritto da Flavia Ferrucci