L’Accademia di Francia e la galleria ERMES ERMES si uniscono per la prima mostra istituzionale in Italia dell’artista francese Nicole Gravier. Giunta in Italia nei primi anni Settanta, Gravier entra qui in contatto con uno dei dispositivi narrativi più in voga dell’epoca: il fotoromanzo. Evoluzione fotografica del cineromanzo disegnato, questo genere ha contribuito a formare e plasmare l’immaginario di intere generazioni.
Il fotoromanzo non si limitava a intrattenere, ma funzionava come una scuola di educazione sentimentale, con amori corrisposti e non, attese, sofferenze e destini già scritti, soprattutto per le protagoniste femminili. Ma sono stati anche gli anni della seconda ondata femminista e di “Rivolta Femminile” di Carla Lonzi, con il suo manifesto che, tra i vari punti, inseriva anche questo: «la donna non va definita in rapporto all’uomo». Questioni e urgenze che sono state centrali nello stesso lavoro di Gravier.
Facendo propri i codici e gli stereotipi del fotoromanzo italiano, ha attivato una decostruzione feroce, seppur ironica, del punto di vista maschiocentrico. Le opere in mostra – dalla serie “Mythes et Clichés: Romans photos” – sono autoritratti dai colori accesi con ritagli di testo che parlano di sofferenza amorosa e desiderio frustrato, mentre pose artificiose e sguardi in camera sembrano tradire le parole che le accompagnano. Prendendosi gioco del genere con i suoi innesti e slittamenti, Gravier ha costruito un cortocircuito visivo e politico, che ha quasi aperto la strada a un nuovo fotoromanzo femminista.
Scritto da Silvia Basile