Nel libro La decadenza dell’analfabetismo José Bergamín afferma che i bambini siano per definizione analfabeti, ma allo stesso tempo sostiene che possedendo ugualmente una propria ragione, facciano con essa l’unica cosa che sanno fare: giocare. Il nesso è presto fatto: non essere alfabetizzati conduce l’essere umano a una coscienza altra, volta alla poesia e al gioco, priva di quell’ordine strutturale che invece l’alfabeto impone. È da questo concetto che Alberto Cortés, performer di Malaga interessato a mettere in scena ciò che non è umano, crea il suo spettacolo, incarnando la “poesia” in un personaggio dal nome Analphabet: un fantasma, uno spirito che, liberato dagli affari terreni, si lancia in una lotta al patriarcato combattendo la violenza intra-genere.
Scritto da Francesca Rigato