Fra gli spettacoli che mi hanno segnato più profondamente nella mia esperienza con le arti e lo spettacolo dal vivo, c’è sicuramente il lavoro di Silvia Rampelli. Filosofa e coreografa italiana, riesce a portare in scena un lavoro sulla presenza che difficilmente ho trovato altrove. Nella sua poetica mi ha colpito in modo particolare l’attenzione scrupolosa, minuziosa al corpo, alla sua postura, al dettaglio; i capelli, la forma delle dita, come i vestiti di adagiavano ai corpi. Una dimensione che ti permetteva di approfondire una vicinanza con i corpi dei performer, ed è ben lontano da un riferimento estetico della cura.
Questo è stato chiarissimo nell’ultimo suo spettacolo che ho visto, Body Farm. Lì ho percepito con precisione cosa si intende con “il corpo che si fa materia”. Una materia sensibile, per cui non importa se sia viva o morta, in movimento o immobile, il corpo ha una dimensione fatta di percezione, è tangibile, esiste ed è parte di un ecosistema che parla di tutti gli elementi, non solo di una scena e del suo pubblico.
La sua nuova creazione, L’avvenire, sarà in scena alla Triennale durante la quindicesima edizione di FOG. Con la compagnia l’Habillé d’eau, composta da Alessandra Cristiani, Eleonora Chiocchini, Valerio Sirna e Stefania Tansini, riporta l’attenzione sui temi e i processi al centro della sua ricerca, che porta avanti da più di vent’anni. Un esercizio esatto dello spazio e del tempo che apre una riflessione sulla presenza e su come questa, attraverso il corpo, possa essere manifestata.
Scritto da Franca Petroni