mar 05.04 2016 – ven 13.05 2016

Lucia Leuci - "Mamme cattive, bambini creoli"

Dove

Tile Project Space
via Garian 64, Milano

Quando

martedì 05 aprile 2016 – venerdì 13 maggio 2016

Quanto

free

Madri e figli rappresentano la matrice della società. E se questa società cambia, anche il loro rapporto muta – e viceversa -, fino a creare quel “senso di indeterminazione sociale” che Lucia Leuci ha deciso di raccontare nel suo progetto personale presso Tile project space.
Ogni volta entrare nello spazio progettuale di Tile – un luogo surreale e sospeso di piastrelle bianche, che esteticamente rimanda a un laboratorio abbandonato – per visitare una mostra nuova è una sorpresa. Gli artisti si appropriano dello spazio in modo diverso, disegnando angoli astratti. C’è stato chi ha lavorato riempiendo, o svuotando; qualcuno ha lavorato in diagonale, qualcun’altro in movimento. Lucia Leuci imbandisce un tavolo al centro della stanza, anzi, una passerella – come la definisce l’artista mentre mi spiega uno ad uno i soggetti che li sopra sfilano – raccontando diversità, mescolanze e identità. E’ una storia di figli e di madri cattive. O di “cattivi maestri”.
Come in un inquietante spettacolo teatrale, assemblaggi di braccia, testoline, tessuti e volti sono sospesi nel tempo, e narrano piccole storie. Al primo impatto sembrano bambole costituite da vari materiali: resina ben plasmata a creare volti e corpicini, o insiemi spaesanti di oggetti; finti capelli che uniscono personalità delle madri e dei figli rappresentati; una calza di nylon che include una moka: elemento domestico che, per retaggio culturale, indica la sfera femminile, come del resto i piatti e le tazzine che sporgono da sotto il tavolo. E poi tessuti diversi e raffinati cuciti insieme; vestiti leziosi e delicati creati a mano dall’artista. “Non sono bambole, ma sculture”, mi ripete la Leuci mentre osserviamo questo sistema sociale ibrido e preoccupante. L’insieme rappresenta un lavoro lungo e rigoroso: non si ammettono sbagli su queste creature e sugli elementi che le legano tra loro. Ragnatele, fili di nylon, fili di tessuto, reti e gabbie, sono solo alcuni dei dettagli che servono da contrappunto al racconto di madri e bambini. L’artista ha iniziato la storia da ciò che voleva raccontare, indicando un problema sociale legato alla non-integrazione e alle differenze. Perché del resto siamo tutti un po’ creoli, e spesso certe parti non combaciano.

Finissage 13-5-2016

Scritto da Rossella Farinotti