Nell’immaginario figurativo di Francesca Woodman ricorre uno dei temi più cari alla tradizione surrealista: lo specchio. Uno specchio che, tuttavia, come suggerisce il titolo stesso della mostran“Lately I Find a Sliver of Mirror Is Simply to Slice an Eyelid” non riflette ma frantuma il reale, lo scompone e ricompone per analizzarlo attraverso traiettorie nuove e sperimentali.
L’esposizione alla Gagosian segna un ritorno significativo a Roma, città che Woodman ha frequentato alla fine degli anni Settanta durante gli studi alla sede europea della RISD e dove nel 1978 ha realizzato la sua prima personale, Immagini, alla libreria-galleria Maldoror di Giuseppe (Cristiano) Casetti e Paolo Missigoi. Un luogo quindi che ha segnato non soltanto la sua brevissima biografia ma anche e soprattutto la sua grammatica visiva.
Nelle sue fotografie il corpo è presenza incerta che appare, scompare, si confonde con rovine o scenari fatiscenti e l’autoritratto è sottrazione più che affermazione del sé. Ancora una volta in linea con l’intuizione surrealista, Woodman ha saputo piegare il linguaggio fotografico a una dimensione poetica e perturbante, dove identità, oggetti e spazio si incrinano e mescolano fino a coincidere.
Scritto da Silvia Basile