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ven 02.10 2026 – dom 04.10 2026

Una striscia di Terra Feconda

Dove

Casa del Jazz
Viale di Porta Ardeatina 55, 00154 Roma

Quando

venerdì 02 ottobre 2026 – domenica 04 ottobre 2026

Quanto

€ 15 (per spettacolo)

Contatti

Sito web

Dopo i quattro concerti di settembre, prosegue anche ad ottobre l’appuntamento con “Una Striscia di Terra Feconda”, il festival franco-italiano di jazz e musiche improvvisate nato nel 1998 e diretto da Paolo Damiani e Armand Meignan, che quest’anno, per la sua ventinovesima edizione, dopo l’anteprima al Palazzo Municipale di Santa Marinella si svolgerà non solo nei consueti spazi della Casa del Jazz, ma anche al Teatro di Tor Bella Monaca, al Macro, all’Auditorium R. Trenta di Velletri ed al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Estremamente ricca la programmazione offerta per questa nuova edizione, con oltre venti concerti, residenze d’artista e molte prime assolute.

I concerti di ottobre programmati alla Casa del Jazz si svolgeranno tra venerdì 2 e domenica 11 con inizio alle 19.30, con esclusione di quelli domenicali previsti per le 18.00.

Si parte venerdì 2 con un doppio concerto che vede due set molto diversi tra loro. “A forza di essere vento” è un progetto interamente basato su canzoni di Fabrizio De André. Ad interpretarle è un duo composto da Maria Laura Baccarini alla voce e Hélène Labarrière al contrabbasso. Sono invece composizioni originali quelle della sassofonista svizzera Sarah Chaksad, nota soprattutto come leader di larghi ensemble, qui alla guida di un nuovo quartetto con Dominique Girod al contrabbasso, Albin Ormegard alla chitarra e Iago Fernàndez alla batteria.

Doppio concerto anche quello di sabato 3 con il gruppo under 35 vincitore del bando di concorso nazionale per la residenza “Una Striscia di Insulae Mediterranee”, ovvero il VMV Trio che per l’occasione ospita il clarinettista francese Laurent Dehors. I tre musicisti pugliesi – Vincenzo Di Gioia al sax alto, Marco Cutillo alla chitarra e Vito Tenzone alla batteria – hanno da poco pubblicato il loro primo album, “The Search of Meaning”, su Inner Urge Records. Il secondo set della serata presenta in prima nazionale il quartetto del violinista bretone Jacky Molard, un quartetto cameristico formato da musicisti provenienti da mondi diversi – dal jazz alla musica tradizionale, dalla classica alla danza – che celebra i vent’anni di attività. Accanto a Molard il sassofono di Yannick Jory , la fisarmonica di Janick Martin ed il contrabbasso di Hélène Labarrière.

Proseguiamo domenica 4 con “Senza parole”, progetto in bilico tra jazz e rock a firma del giovane chitarrista marchigiano Thomas Lasca, accompagnato da Francesco Taucci al pianoforte e synth e da Andrea Elisei alla batteria. Insieme a loro, come ospite speciale, Javier Girotto, sassofonista che a fine settembre, sempre per “Una Striscia di Terra Feconda”, aveva già incontrato il quartetto di Lorenzo Simoni. A seguire ancora un incontro con la canzone italiana, questa volta affidato alla voce di Ilaria Pilar Patassini che rilegge le canzoni di Paolo Conte. Finalista della cinquina del Premio Tenco 2025 nella categoria Miglior Interprete, Ilaria Pilar Patassini ripropone “Canto Conte”, uscito per Parco della Musica Records, accompagnata da Simone Sansonetti alla chitarra, Andrea Colella al contrabbasso e Angelo Valori al pianoforte.

Ancora un doppio concerto venerdì 9 con, in apertura, una produzione originale del festival in collaborazione con il referendum “Top Jazz” indetto dal mensile “Musica Jazz”. Si tratta del trombettista toscano Jacopo Fagioli, vincitore del premio “Nuovo Talento” al Top Jazz 2025, che qui presenta Dialogue, uscito su Aut Records, il suo secondo album da leader, alla guida di un quartetto con Davide Strangio alla chitarra, Amedeo Verniani al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria. La serata prosegue con Franco Ambrosetti alla tromba, Claudio Angeleri al pianoforte e Marco Esposito al basso, un affiatato trio attivo fin dagli anni novanta che si muove tra composizioni originali e standard jazz.
Sabato 10 ci regala la sempre magica esperienza dell’incontro con il piano solo di Franco D’Andrea, veterano del jazz italiano visto solo pochi giorni fa nella stessa sala in una tre giorni alla guida del suo trio con Roberto Gatto e Gabriele Evangelista. Un pianista che poco più che ventenne già incideva con Gato Barbieri, per poi formare il Modern Art Trio insieme a Franco Tonani e Bruno Tommaso e i Perigeo. Infinite le collaborazioni, da Lee Konitz a Dexter Gordon, da Steve Lacy a Dave Liebman.

È affidata alle produzioni originali a firma “Alta Formazione Jazz” la giornata di domenica 11, con tre produzioni che vedono studenti di conservatori e scuole di musica insieme ad affermati musicisti. Si inizia alle 18.00 con Wildflowers, produzione in collaborazione con il Conservatorio di Musica G. Martucci di Salerno, che fin dal nome rende omaggio a uno dei brani manifesto di Wayne Shorter e che vede Elena Paparusso e Mario Sacchettino alla voce, Pasquale Geremia al sassofono tenore, Giada De Prisco alla chitarra, Carmine Storzillo al pianoforte, Jacopo Carlesi al basso elettrico e Riccardo Leone alla batteria. Alle 19.00 è la volta di “Chansons en trois couleurs”, in collaborazione con il Conservatorio di Musica N. Piccinni di Bari, con Roberto Ottaviano al sassofono, Piero Corbascio alla tromba, Marco Cutillo alla chitarra, Giorgio De Palma al contrabbasso e Vito Tenzone alla batteria. Chiude alle 20.00, in collaborazione con il Saint Louis College of Music, il Rosario Giuliani Hammond Jazz Trio, con Rosario Giuliani al sassofono, Angelo Pettineo all’organo hammond, Paolo Calzuola alla chitarra e Gianmario Bonanomi alla batteria.

Scritto da Carlo Cimmino