Siamo sinceri. Ci piacerebbe fare la spesa al mercato, comprare i pomodorini rossi del Piennolo, contrattare il taglio equino più prelibato, ma non abbiamo tempo, non abbiamo voglia, non abbiamo. L’idea di andare al mercato ci mette in pace con noi stessi, con il mondo e con Greta. Chi non vorrebbe travestirsi da supereroe contro la Municipale e boicottare la GDO – grande distribuzione organizzata – per il piccolo contadino delle Langhe?

E invece, come ci hanno detto in questo tour tra i mercati coperti di Milano, i giovani e meno giovani si vedono di rado tra i banchi di frutta e verdura, qualcuno si ricorda di venire durante il weekend, altri più sporadicamente. E pensare che proprio in questo nostro peregrinare – da Nolo a Lorenteggio – abbiamo scoperto prodotti eccezionali, persone disponibili e appassionate, personaggi comici quasi pirandelliani. Come Luca che lavora al mercato comunale di Corvetto da 32 anni, e ci spiega come cucinare la trippa; Maria che è di Monza ci parla in dialetto milanese, si lamenta del flusso di persone; chi ci ha regalato la ricetta del sugo con salsiccia al finocchio, chi voleva offrirci un bianchino alle 10 del mattino. Abbiamo accettato. Il risultato, a prescindere da prezzi, concorrenza e genuinità dei prodotti, è un bellissimo mosaico di vita.

Comunicazione di servizio: i mercati che interessano questa guida sono quelli coperti – quelli comunali sono in totale 21 – sparsi nella reta urbana. Alcuni di questi recentemente sono stati oggetto di riqualificazione (Darsena, Suffragio), mentre il Comune ha appena aperto un bando per l’assegnazione di spazi in altri dieci. Il modello Boqueria di Barcellona, che detto tra noi cannibalizza il piccolo esercente e attira masse di turisti mordi e fuggi con l’ingresso dei big spender, dovrebbe diventare un punto di riferimento per questi vecchi mercati rionali.

E se questa fosse la direzione, che fine faranno Maria, Luca e tutti quelli che abbiamo intervistato non lo so. Perché se al posto del piccolo forno arriva il grande maestro panettiere, al posto del macellaio di provincia la grande azienda di matrice Farinettiana, chi ci andrà a perdere sul serio? Questi mercati li abbiamo scelti perché secondo il nostro insindacabile giudizio sono i più autentici (Monza, Lorenteggio, Ca’ Granda), ma anche i più fighetti (Darsena, Suffraggio); coprono quasi tutte le aeree di Milano e sono facilmente raggiungibili. Qui la nostra selezione per farvi iniziare ad abbandonare il supermarket che vi spenna e avvicinare a queste realtà a volte un po’ in decadenza, a volte molto caratteristiche, ma sicuramente resistenti.