Wonton

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Contatti

Wonton Via Panfilo Castaldi, 21
Milano

Orari

  • lunedi 19–23
  • martedi 19–23
  • mercoledi 19–23
  • giovedi 19–23
  • venerdi 19–23
  • sabato 19–23
  • domenica 19–23

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Cucina

Prezzo

Scritto da Martina Di Iorio il 14 novembre 2019
Aggiornato il 13 dicembre 2019

Domenica. Stralunata, scazzata, sfaticata. Mi alzo in quell’arco di tempo preciso in cui si passa dal giorno alla notte, dal pigiama a di nuovo il pigiama. Che poi non uso. L’idea però mi viene immediata, brillante, prepotente. Dare un senso a questa giornata può significare solo una cosa: andare a cena fuori. Rapida carrellata di locali, nuovi o meno nuovi; rapida presa di coscienza sulla tipologia di cibo che voglio mettere sulle cosce. Fanculo la dieta, mi fumo la cena (semi cit.). Il cinese mette tutti d’accordo, anche il mio + 1.

Mi fido alla cieca di Wonton perché le referenze sono ottime. Nasce dalla famiglia di Ravioleria Sarpi e Nove Scodelle. Locali che più e più volte ho battuto nel corso della mia vita post serata. Qui però ci si concentra su quella cucina che parla cantonese, sempre un po’ bistrattata, sminuita, occidentalizzata, standardizzata, a discapito di una cultura culinaria e gastronomica che non merita di essere associata a gli involtini primavera congelati e al pollo con salsa agrodolce.

Il locale stride con la mia faccia e il mio hangover. O forse sono io che strido con il locale, pacato, pastello, tavoli ben distanziati di legno chiaro, stampe pop art di Mao che fanno un po’ Ikea ma che tutto sommato stanno bene. Il menu non contiene errori di grammatica, non arriva plastificato con le immagini in bassa definizione: sembra la carta di un bistrot, pochi piatti, tutti interessanti. Prendo l’involtino primavera perché voglio sfatare un mito. Arrivano delle sottilissime crepes di riso da riempire a tavola con una serie di verdure e salse. Il mio deficit motorio non aiuta, nonostante questo il risultato è incredibile. Scordatevi fritture stantie e ustioni sul palato.

Attorno a me vedo solo coppie, parlano in silenzio, forse due ragazze brindano a un anniversario importante. Ma sembrano più tristi di me quando mi dicono che è finito il ghiaccio a un party. Continuo con i ravioli, che non potete saltare, d’altronde qui Ravioleria Sarpi docet. C’è poco d’aggiungere. Il tocco di grazia, la firma dell’artista arriva con la quaglia affumicata con legno di castagno ed erbe. Minchia, esclamo leggendo la mirabolante presentazione. Arriva sotto ampolla, fumante, non amo gli effetti speciali. Cristo che buono, continuo a dire una volta addentata la prima coscetta così tenera e succosa che mi viene da piangere. Mi trattengo. Spendo il giusto, per dei piatti che vanno dai 7 ai 15 euro massimo. Fossero tutte così le domeniche. Bravi tutti.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-12-01