Fondato da Carlo Rizzo e Giulia Yoko Galbarini, CinemaO nasce dall’incontro tra due percorsi diversi ma profondamente complementari.
Da un lato un percorso decennale nella produzione culturale, e dall’altra una finestra spalancata sulla scena cinefila milanese (e non solo), sotterranea e densissima. Nel 2024 è arrivata la consapevolezza: quello spazio, preso fin da subito come forma di cura per il quartiere e l’ambito culturale, poteva diventare un cinema. Da quel momento è iniziato un lavoro serio su cosa significhi oggi costruire un luogo per il cinema e per l’audiovisivo. Uno spazio sostenibile, accogliente e autonomo: la casa è diventata un luogo di comunità.
Uno dei cardini fondanti di CinemaO è il rapporto tra cinema e tecnologia: ovvero prendersi cura del lato produttivo, tecnico, infrastrutturale, riappropriandosi degli strumenti e quindi della possibilità di creare.
CinemaO si definisce quindi come una pratica di imprenditorialità creativa.
Lo spazio riflette questa idea. Un ex capannone industriale di oltre 200 metri quadrati riconvertito in un cinema che non ti aspetti. Ma la domanda centrale è: cosa succede quando il proiettore è spento? Cosa accade prima e dopo una proiezione?
L’interesse non è solo per il film finito, ma per tutto il processo di ricerca, sperimentazione e produzione che gli ruota intorno. CinemaO è pensato come un luogo ibrido: uno spazio in cui si lavora, si testa, si produce e si condividono pratiche audiovisive. Un ecosistema aperto a cineasti, artisti, curatori e progettualità interdisciplinari. E l’essere outsider viene rivendicato come una forma di curiosità e di sguardo: di cosa ha bisogno oggi un nuovo cinema? Quale potrebbe essere la forma ideale di un ecosistema audiovisivo contemporaneo?
Oggi il progetto continua a evolversi. Con Atelier Atollo stanno ripensando l’architettura dello spazio per renderne ancora più evidente la natura ibrida: ambienti alti, lunghi, aperti, modulari e riconfigurabili rapidamente. Un archivio a parete che possa diventare anche spazio espositivo, uno studio che cambia forma in base alle necessità.
Anche gli arredi partecipano a questa idea di trasformazione, come i tavoli progettati da Silvia Finesso.
Accanto alla sala ci sarà anche un’area ristoro riservata ai soci, mentre una parte importante del lavoro rimane quella di supportare concretamente chi programma e produce: diritti, rimborsi, coperture e sostenibilità delle attività.
Lo spazio cambierà ancora nei prossimi mesi, ma proprio questa evoluzione continua è parte integrante del progetto.