In Argentina quando uno dice “me voy al Sur” non sta necessariamente partendo per la Patagonia. Il Sur è un posto mentale prima ancora che geografico: quello dove si va quando si vuole mollare tutto, prendere aria, stare lontani dal casino. A Milano, che è abbastanza lontana da tutto questo, hanno pensato bene di aprirci un cocktail bar.
Si chiama SUR, ha aperto ad agosto in piazza Santa Maria del Suffragio ed è dei cinque soci di PIBÄ. Il locale è piccolo, una cinquantina di posti, con un bel bancone e un arredamento che evita abbastanza bene il rischio Patagonia da catalogo: niente gaucho appesi alle pareti, niente chalet alpino, niente paccottiglia sudamericana. Legno, luci basse, materiali naturali e una bella bottigliera fanno il lavoro.
La parte interessante è naturalmente quella che finisce nei bicchieri. La carta racconta il viaggio di un certo Nahuel Lobo, personaggio inventato che si sposta per il Sud e incontra laghi, villaggi e ingredienti. Yerba mate, calafate, cedrón, merkén, miele dei boschi argentini: roba che a Milano non si incontra proprio tutti i giorni al bancone. Non sono però lì per fare colore. Vengono lavorati, miscelati, infusi e messi al servizio di drink che, quando funzionano, riescono a raccontare da dove arrivano senza doverlo spiegare ogni volta.
Il Sur è un posto mentale prima ancora che geografico: quello dove si va quando si vuole mollare tutto, prendere aria, stare lontani dal casino.
Anche dalla cucina arriva l’Argentina del Sud, con crudi di mare, carne e verdure. La firma è quella di Ignacio Baudry e Máximo Mathé, quest’ultimo arrivato apposta dall’Argentina per mettere a punto il menu. Non è una cucina da ristorante argentino con la griglia come religione: i piatti sono pensati per stare al bar, insieme ai cocktail, e questo ha decisamente più senso.
SUR è una scommessa interessante soprattutto perché non prova a fare un altro locale “latino” a Milano. Prende una parte precisa dell’Argentina e la porta qui, con una certa attenzione alle cose che spesso nei nuovi cocktail bar vengono dopo l’idea: cosa c’è nel bicchiere, cosa si mangia, chi sta dietro al bancone.
Poi certo, la Patagonia resta a quattordicimila chilometri. Ma per una sera può bastare il 27 fino a piazza Santa Maria del Suffragio.



