Ostello Bello

Zero qui: Parla inglese, mangia tortilla e sfida i tedeschi a biliardino.

Ostello Bello

Contatti

Ostello Bello Via Medici, 4
Milano

Orari

  • lunedi 12:30–15:30 , 19–00
  • martedi 12:30–15:30 , 19–00
  • mercoledi 12:30–15:30 , 19–00
  • giovedi 12:30–15:30 , 19–00
  • venerdi 12:30–15:30 , 19–00
  • sabato 12:30–15:30 , 19–00
  • domenica 12:30–15:30 , 19–00

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Prezzo

Scritto da Arrigo Razzini il 15 marzo 2017
Aggiornato il 11 gennaio 2019

“Questa casa non è un albergo”, recita a lettere cubitali la scritta sul muro d’ingresso dell’Ostello Bello. Quante volte me lo sono sentita dire, e sicuramente anche voi, di ritorno troppo tardi la sera – o meglio dire la mattina -, con gli occhiali da sole durante il pranzo di Natale e quasi mai operativi nella gestione della spazi comuni. Qui all’Ostello Bello è diverso, nessuno assume le vesti di una madre troppo assillante, ma per un certo senso simile perché chi viene qui dentro deve sentirsi a casa propria e vivere tutti gli spazi in condivisione e tolleranza. Quel tanto abusato termine “social experience” che invece all’Ostello Bello è l’essenza principale di chi viene al suo interno. Che tu sia uno studente americano in fissa con l’arte, un giovane asiatico in tour per l’Italia, una biondissima svedese che farà girare tutti i cantieri della città, o un milanese che voglia staccare da Milano, non importa: qui c’è posto per tutti.

La hall principale
La hall principale

Quello che infatti più si percepisce è il respiro internazionale di questa grande casa: “Non sembra neanche di essere a Milano”, dicono i più all’unisono e infatti è proprio così. Sarà per le tante lingue che senti parlare, per gli arredi di riciclo che fanno hipster ma che nel 2011 (anno di apertura) nessuno azzardava e nemmeno conosceva, per il clima sospeso nel tempo e senza spazio. Potresti essere a Barcellona, a Londra, a Parigi, invece fai quattro passi e ti trovi nel cuore di una Milano sempre più considerata meta turistica dal resto del mondo. Qui all’Ostello Bello si vive dalla mattina alla sera. Gli ospiti possono usufruire di una colazione a buffet, a pranzo è aperto a tutti: dal colletto bianco che mangia con i colleghi un’insalata al volo a gli studenti in cerca di ispirazione, persino alcuni bambini di una scuola elementare che prima di rientrare mangiano patatine e hamburger. In cucina vige la stessa regola del multiculturalismo: lo chef è messicano con origini italiane, a cui si affianca un ragazzo del Bangladesh e un eritreo. Due volte a settimana arriva Aurora, una cuoca di 65 anni che cucina piatti della tradizione e da anche qualche dritta a gli stranieri su come cucinare la pasta. Dicono che qualcuno ce la fa.

Aurora
Aurora

I piatti sono semplici, veloci e pieni di amore, con una rotazione di due nuovi al giorno: prendete la lasagna – approvata dai guest siciliani dell’Ostello -, oppure scegliete tra le diverse insalate. Opto per una tortilla di patate, forse per questo penso di essere sulla Rambla. Mando giù tutto con una birra artigianale piacentina: La Buttiga (da segnare). Lorenzo – il manager del bar e del ristorante – mi spiega che il sabato e la domenica con il brunch si fa il pienone e che durante tutta la settimana la sera diventa un punto di incontro per chi vuole fare nuove amicizie, fare pratica con l’inglese (chissà poi che scappa fuori), cenare, bere un drink o giocare a biliardino improvvisando un’Italia-Germania dell’ultimo minuto. Mi hanno convinto: questa casa non è un’albergo, è molto meglio!

Martina Di Iorio