So What?!?

Zero qui: mangia falafel di fave, crema di ceci e gnocchetti.

Contatti

So What?!? Via Ettore Giovenale, 56
Roma

Orari

  • lunedi c–h
  • martedi chiuso
  • mercoledi c–h
  • giovedi c–h
  • venerdi c–h
  • sabato 12:30–15 , 19:30–00:30
  • domenica 12:30–15 , 19:30–00:30

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l'attendibilità delle informazioni fornite.

Prezzo

Scritto da La Redazione il 10 giugno 2015
Aggiornato il 3 luglio 2015

“Il So What ?! era una ex carrozzeria abbandonata, ci siamo risolti a rendere ristorante qualcosa che prima non lo era, invece che accollarci un ristorante già esistente con la cucina che aveva visto l’Italia di Paolo Rossi vincere i mondiali. Fondamentalmente è venuto meglio di come auspicavo. Poco ‘italiano’ se vuoi. Casual, economico, con i piatti del giorno che si chiamano Mayhem e Satyricon”. Poi ci sono locandine di film come “Le tombe dei resuscitati ciechi” e vari mostri giocattolo sulle mensole. E la cucina, vegana, di Paolo Petralia (e di sua moglie Alessandra) che in materia è un riferimento da tempi non sospetti: “Facevamo delle gran spedizioni a Piazza Vittorio a comprare il tofu nei negozi etnici. Per il resto c’era molto poco: ristoranti forse tre nel ’94 e la catena del naturale ancora non aveva sollevato la prima saracinesca. Sembrava il Paleolitico”. Qui invece si fa un gran balzo in avanti verso l’era della rivoluzione agricola, tra antipasti a base di creme, primi saporiti e dolci che hanno poco da invidiare a quelli della pasticceria “tradizionale”. Abbiamo provato e apprezzato parecchio: la crema di melanzane, la crema di ceci (ce ne vorrebbe un secchio), falafel di fave (ottimi), il “Trinità” – piatto servito in un tegame da fuoco con fagioli rossi, cipolle rosse dolci, würstel affumicato al lupino e crostini al forno – e la crostata con crema e fragole. Dal canto suo Paolo promuove: “Il ‘Mezcal’ che è uno sformato di patate, peperoni e cicoria aromatizzato con spezie indiane e arricchito con bastoncini di seitan pastellati nella birra artigianale e fritti; il burrito di fagioli neri e riso integrale; il goulash di seitan che ha avuto i suoi picchi positivi. Tra i classici del menu, le ‘Polpette che la nonna non ti hai fatto’ sono particolarmente apprezzate, anche se poi le semplici orecchiette alla crema di broccoletti e pane fritto hanno sempre il loro perché”. Per approfondire il ricettario andate sul suo sito veganriot.it. Per dissetarvi durante il pasto consigliate le bottiglie de “La Petrognola”: una birra artigianale italiana fatta con farro della Garfagnana.