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A Bologna il primo Festival dello Stress, ma è un’occasione persa

Scritto da Salvatore Papa il 10 luglio 2023

Dall’11 al 15 luglio va in scena nel Chiostro dell’ex Convento di Santa Cristina della Fondazza, Tutto Esaurito, il primo Festival dello Stress. Un titolo simpatico, per un problema tutt’altro che da ridere.

Tutto Esaurito – si legge – “è la prima rassegna terapeutica d’Italia che aiuta a combattere lo stress col sorriso, attraverso i racconti dei protagonisti [..] per divertire, e informare, su un tema che riguarda tutti. E tra i protagonisti ci sono ospiti come il sindaco Matteo Lepore, il cardinale Zuppi o l’Estetista Cinica (oltre 1 milione di follower su intagram) che racconteranno “lo stress di svolgere il proprio incarico”. E poi spettacoli comici e musica. Qui i dettagli.

Ridere fa bene, si sa, ma in un periodo di emergenza sanitaria per la salute mentale peggiorato dalla pandemia, con aumenti – secondo l’OMS – di ansia e depressione del 25% viene un dubbio: siamo sicuri/e che “festivalizzare” un argomento come lo stress e farlo in quest’unica chiave “ludica” sia, soprattutto in questa fase storica, il modo più giusto di trattare l’argomento?

«La rappresentazione dello stress nei media – afferma la dottoressa Ilaria Tarricone, docente di Psichiatria presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna – influenza il senso comune di stress: generalmente le persone usano la parola stress come eufemismo per riferirsi alle sfide della vita e alle seccature della vita quotidiana. In senso medico per stress (che è stato soprannominato dall’OMS, “l’epidemia di salute del 21° secolo”) si intende “la risposta non specifica del corpo a una qualsiasi richiesta”, come lo definì per prima volta Hans Selye nel 1956. La risposta allo stress può essere differente e determinata da fattori sia personali che sociali e le sue conseguenze possono essere sì negative, ma anche positive».

«Molto spesso – aggiunge il dott. Marco Monti, direttore dell’Unità Operativa di  Psicologia Ospedaliera dell’AUSL di Bologna – si associa indifferentemente lo stress con l’evento causante e la sua conseguenza. Quindi, ad esempio, si dice che il traffico è stressante, e si pensa che lo stress è il traffico in quanto tale. In realtà non è così. Lo stress è lo stato psicofisico con cui si pone il nostro organismo di fronte alla presenza di importanti cambiamenti. Tutte le volte che dobbiamo fronteggiare cambiamenti dell’ambiente esterno, abbiamo necessità di adattarci e questo adattamento implica un’attivazione dello stress. C’è uno stress positivo perché un po’ di stress serve (eustress): un po’ come la paura, è un meccanismo di sopravvivenza. Ma quando la capacità di adattarsi a un cambiamento diminuisce ecco allora che lo stress può diventare cronico (distress), uno stress che fa male».

Secondo uno studio internazionale coordinato dalla Emory University di Atlanta pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), se si soffre di malattie cardiache lo stress può raddoppiare il rischio di morte o infarto, e sempre secondo l’OMS tra il 2000 e il 2016,  il numero delle morti dovute allo stress da lavoro è aumentato del 42% per problemi cardiaci e del del 19% per ictus.

«Lo stress non è solo una nuvoletta sulla testa che ti rende brutta la giornata – aggiunge il dottor Monti -, ma ha degli effetti a livello ormonale. Uno degli effetti più conosciuti, ad esempio, è quello sul cortisolo. Il cortisolo ha un picco la mattina e decresce durante la giornata e scompare la notte. Chi vive sotto stress cronico ha una produzione di cortisolo alta e costante che provoca un abbassamento delle difese immunitarie: quindi dal raffreddore alle patologie oncologiche lo stress può avere effetti spiacevoli. Inoltre persone stressate mettono più facilmente in atto comportamenti malsani come fumo, abuso di alcol, scarso sonno, pericolosi per la salute. Di stress, quindi, si può morire».

«Sebbene non sia possibile essere certi che lo stress causi inequivocabilmente la malattia – continua Tarricone -, ci sono prove sufficienti per suggerire che lo stress abbia un ruolo nella salute e nella malattia. Lo stress è stato correlato a  varie malattie, dal comune raffreddore al cancro ed è noto che influenza l’immunità con conseguente maggiore suscettibilità alle infezioni e scarsa guarigione. Molte persone, inoltre, possono abituarsi allo stress cronico, ma i suoi effetti sulla loro vita rimarranno e tenderanno a manifestarsi come malattie fisiche e mentali. Lo stress può essere, oltre che concausale, anche concomitante o anche causato dai disturbi mentali».

Insomma, lo stress è una cosa estremamente seria che può peggiorare considerevolmente la qualità di vita delle persone ed è opinione diffusa – e confermata da studi recenti, cine quello di Nair e colleghi durante la recente pandemia Covid, riporta la dottoressa Tarricone – «che lo stress sia in aumento nella società moderna a causa dell’incapacità delle persone di stare al passo con il mondo che cambia, a causa del ritmo di vita sempre più veloce, la pressione del tempo, le modalità di lavoro, il progresso nelle tecnologie. La pandemia COVID, i blocchi e le restrizioni e il nuovo stile di vita normale hanno aumentato lo stress della vita».

Tornando al festival dello stress, ci sono altri elementi che fanno sorgere delle perplessità: tra questi la presenza esclusiva di ospiti di successo o che il successo stanno per raggiungerlo (“un equilibrato mix di personaggi celebri, in rapida ascesa, da scoprire e anche da riscoprire”).

«L’esperienza degli altri – secondo il dottor Monti – può essere utilizzata in due modi, è un po’ come la dinamite: può aiutare e può far male. A fare confronti quasi sempre ne usciamo sconfitti, perché paragoniamo la nostra situazione a quello che secondo noi è la vita degli altri, ma noi non conosciamo affatto la vita degli altri. Per fare un esempio: all’inizio dei social network ci fu uno studio americano che andò a guardare su Facebook scoprendo due categorie: quelli che postano molto e quelli che invece vanno a guardare. Dei secondi lo studio evidenziò come sviluppavano più facilmente depressione in quanto vista dai social  sembrava che le vite altrui fossero migliori . Quindi fare confronti con gli altri può essere devastante  perché quello che conosciamo è solo la nostra rappresentazione degli altri non come sono veramente».

«Gli esseri umani sono sia vittima che carnefice della risposta allo stress – aggiunge la dottoressa Tarricone. Sembrano essere il fattore di stress più comune e grave per se stessi e per gli altri. Sia gli studi sugli animali che quelli sull’uomo hanno dimostrato che essere dominanti in una comunità è autoprotettivo ma causa stress negli altri».

«Lo stress non è solo una nuvoletta sulla testa che ti rende brutta la giornata […] Di stress si può morire»

C’è infine da sottolineare l’assenza di una rappresentanza medico-scientifica a fronte di una presenza esclusiva di psicoanalisti che – si legge – “alla fine tracceranno la diagnosi (ovviamente in tono ludico) e suggeriranno una terapia all’intervistato, consigliandogli accorgimenti utili nell’approccio alle responsabilità e alle ansie da affrontare quotidianamente”.

Tenendo conto di tutto questo, quello su cui vorremmo aprire una discussione è l’importanza del tema e l’importanza di affrontare in modo multidisciplinare le questioni più complicate del nostro tempo.

Divulgare temi scientifici e di interesse medico al pubblico non “tecnico”, sensibilizzare, trasmettere la fiducia che se ne può parlare, e che ci si può confrontare e cercare risposte efficaci e non “stressanti” può essere molto utile. Ma la mania di festivalizzare qualsiasi cosa riducendo la cultura a intrattenimento rischia invece di trasformare temi complessi ed estremamente importanti per la vita delle persone in rappresentazioni banalizzanti.

«Certamente la risata – continua Monti – ha un effetto che può essere di grande aiuto intanto, rispetto allo stress, perché può avere un effetto dal punto di vista organico, e può essere anche un meccanismo che porta a percepire gli eventi da un punto di vista diverso, quindi a sdrammatizzare e vedere alcuni eventi come meno incombenti».

Non c’è quindi alcun dubbio che ridere dello stress possa avere i suoi effetti positivi, purché non passi l’idea che lo stress sia solo una seccatura di poco conto. L‘auspicio e l’invito è quindi che in futuro di stress – e quindi anche di felicità e infelicità – si possa parlare affrontandone i vari aspetti, non solo in una cornice ludica.