Aesthesis: l’estetica sonora secondo Shapednoise

In vista del suo prossimo set a Roma, ci siamo fatti raccontare da Nino Pedone, aka Shapednoise, tutto del suo nuovo album uscito per Numbers.

Foto di Leonardo Scotti

Scritto da La Redazione il 27 novembre 2019
Aggiornato il 30 novembre 2019

Il prossimo 30 novembre Cieloterra e Amen ospiteranno in consolle una coppia che vi farà ballare e contemporaneamente tremare le ossa: Demdike Stare e Shapednoise. Per i pochi che ancora non lo conoscessero, Shapednoise, al secolo Nino Pedone, è uno dei frutti migliori dell’elettronica italiana degli ultimi anni, attivo anche lui come tanti – e ormai da diversi anni – a Berlino. Da poco ha licenziato su Numbers un nuovo album, “Aesthesis”, zeppo di collaborazioni e spunti interessanti: ce lo siamo fatti raccontare per filo e per segno, con tanto di track by track finale (sono stati scelti alcuni tra i brani più rappresentativi del disco) e digressione sulla sua Berlino, andando a scovare serate, club e artisti che hanno contribuito a modellare il suo universo sonoro. Parola a Shapednoise dunque.

Shapednoise, Berlin Atonal. Foto di Frankie Casillo.

«Aesthesis è nato durante questo ultimo anno ed è stato un processo molto impegnativo, anche se diversi elementi erano già stati creati da tempo. L’idea di far uscire un nuovo album era in cantiere da un bel po’, infatti questo è il mio primo disco in quattro anni, nonché la mia prima release in tre. Il titolo indica l’esperienza sensoriale legata alla fisicità del suono, inteso come un tutto in cui i sensi agiscono come interfaccia e il suono come spazio. Qualcosa di molto radicato nell’esperienza del reale, ma che arriva a una sorta di realismo speculativo operando tramite la sperimentazione. Diciamo che tutti i miei dischi sono un po’ un manifesto della mia estetica sonora, che è in continua evoluzione».

«Tra le novità più importanti rispetto ai miei lavori precedenti ci sono le collaborazioni e la presenza di nuove sonorità e influenze, che vanno dagli angoli più scuri della trap all’r&b abrasivo nella traccia di apertura con Mhysa. A proposito di questa collaborazione, è anche la prima volta che ci sono dei vocal in una mia produzione. Un’altra novità importante è certamente l’etichetta per cui l’album è uscito, la Numbers. Si tratta di un sodalizio nato in maniera molto spontanea: con loro ci conoscevamo già da un po’ e sapevano che stavo lavorando a un nuovo disco, così mi hanno chiesto di ascoltarlo. Dopodiché, mi hanno offerto di farlo uscire».

«Per quel che riguarda l’artwork complessivo dell’album, la fotografia è di Leonardo Scotti, che ha curato tutta la campagna: un carissimo amico di Milano con cui avevo già in mente di lavorare da tempo e questo è stato il progetto giusto per farlo. Il design invece è stato curato da Kevin McCaughey, di New York, conosciuto per il suo marchio Boot Boyz Biz. Pedro Maia, filmmaker portoghese di Porto, ha curato i visual dello show dell’album, presentato al Berlin Atonal questa estate e in tour l’anno prossimo. Pedro ha anche diretto il video ufficiale, uscito da pochissimo, della traccia “Blaze” con Justin K. Broadrick».

«Berlino è una città molto eclettica e cosmopolita, artisticamente aperta a 360°, cosa che mi ha influenzato molto in generale. Quello che mi piace di più è che si possono incontrare artisti da tutto il mondo, il che genera delle forti contaminazioni sonore. Mi ha dato molte possibilità di sperimentare e di crescere artisticamente. Anche se quest’album è più influenzato da sonorità e fenomeni che si sono sviluppati sopratutto in Uk e Usa. Tra i club della città mi capita spesso di frequentare l’Ohm, il Trauma Bar e il Berghain. Poi ci sono molti eventi e night che avvengono regolarmente in vari locali e che trovo molto interessanti. Ad esempio quelle curate da Janus, Herrensauna, Leisure System, Version, Wax Treatment, Never Sleep, Mannequin, Morphine e PAN».

«La scena elettronica italiana al momento è più forte che mai. Ci sono veramente molti artisti bravi, parecchi dei quali sono riconosciuti a livello internazionale e mondiale. Mi è difficile fare nomi perché ce ne sono veramente tanti. Quello che posso dire è che sicuramente Macao a Milano è una delle situazioni più particolari dove mi sia esibito, unica al mondo sia come location e pubblico che come atmosfera. Quello di stasera al Cieloterra sarà sicuramente un set molto energico e impegnativo per il dancefloor, ma allo stesso tempo elegante. Mi piace attingere dalla techno moderna e sperimentale così come dai classici IDM. In generale, piace sorprendere il pubblico con dei set molto eclettici e eccitanti».

AESTHESIS TRACK BY TRACK

BLAZE FEAT. JUSTIN K. BROADRICK

Justin e io ci conosciamo da molto tempo e ho anche avuto l’onore di condividere lo stage con i Godflesh (di cui Justin fa parte, ndr). Avevamo già fatto un brano insieme sul mio ultimo album, “Different Selves”, ed ero elettrizzato all’idea di lavorare di nuovo con lui per “Aesthesis”. Per questo disco volevo scrivere una traccia fondendo grime, metal e hip hop, creando delle ritmiche con una struttura irregolare e con un sound design molto cinematografico e potente a fare da collante. Per questo brano è stato anche realizzato un video ufficiale, diretto da Pedro Maia girato al Kraftwerk di Berlino e a cui ha collaborato anche Aun Helden, una performer Brasiliana.

CRX AUREAL

Sicuramente uno dei brani principali di “Aesthesis”. La prima bozza è nata il giorno dopo che Aphex Twin aveva suonato diverse mie tracce al Primavera Sound del 2017: avevo una bella botta di adrenalina addosso che doveva essere sfogata! L’idea era quella di creare qualcosa di ritmico e veloce, che potesse funzionare su una pista da ballo, però con delle ritmiche complesse e dinamiche, sperimentando sulla struttura e la distorsione per creare una forte intensità sonora.

THE FOOLISHNESS OF HUMAN ENDEAVOUR

Questo brano per me è una sorte di interlude dell’album: la quiete tra le tempeste. Diciamo che tutte le tracce precedenti hanno un mood molto energico ma meditativo, mentre tutte quelle successive sono più dirette. Ho preso ispirazione da diversi mistery drama film, come “Mulholland Drive”, “Twin Peaks” o “Memento”. Mi sono divertito molto a giocare con l’ascoltatore, ingannandolo inserendo molti strumenti ad arco che sembrano quasi dei versi, ma che in realtà sono creati tramite Wavetable.

MOBY DICK FEAT. DREW MCDOWALL & RABIT

È il brano di chiusura dell’album: una collaborazione con Drew McDowall (ex membro di Coil e Psychic TV) ed Eric Burton (Rabit). Un brano dalle sonorità dub e noise per dare al disco un finale esplosivo e riflessivo. Io ed Eric abbiamo già collaborato nel mio ultimo EP, ed è anche un amico che ho in comune con Drew. Drew l’ho incontrato al Berghain durante una serata del CTM del 2018: mi disse che era un mio grande fan e che “Deafening Chaos Serenity” era uno dei suoi dischi preferiti degli ultimi anni. Così gli proposi di produrre un brano tutti e tre insieme. È stata un’esperienza molto stimolante ed eccitante: il processo creativo si è diviso in varie fasi, con continui scambi d’idee e di file, dato che viviamo tutti e tre in città diverse e non era facile lavorare assieme in studio.