ArtRockMuseum: i dischi preferiti di Colombre

Il cantautore, ospite della rassegna musicale a Palazzo Pepoli mercoledì 28 marzo, ci ha raccontato alcuni dei dischi che hanno segnato il suo stile

Scritto da La Redazione il 27 marzo 2018

Il nome è tratto dal racconto omonimo di Dino Buzzati che racconta cosa sia l’immobilità dell’anima. Colombre, all’anagrafe Giovanni Imparato, marchigiano, è uno di quei nuovi talenti della musica italiana che stanno riportando l’attenzione sul cantautorato nazionale. Il suo primo album, Pulviscolo, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica, arrivando nel 2017 in finale al Premio Tenco come migliore opera prima. Il disco verrà presentato mercoledì 28 marzo a Palazzo Pepoli per il settimo appuntamento della rassegna ArtRockMuseum 2018.

Per arrivare preparati ci siamo fatti raccontare da lui una playlist di dischi che ne hanno segnato lo stile. Godetevela.


Velvet UndergroundS/T
Difficilissimo scegliere tra i dischi dei VU o quelli di Lou Reed, vado su quello che sarebbe diventato il classico senza tempo.

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John LennonThe Collection
A tredici anni sono entrato in questo buco nero e non ne sono ancora uscito.

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Jeff BuckleyLive at Sin-è
Un ragazzo con la voce divina e una chitarra elettrica in un piccolissimo caffè di New York. Inarrivabile. Lo ascoltai di continuo per un estate intera. Una sera di quell’estate mi decisi e andai in un locale vicino casa con un giardino di edera molto intimo e chiesi se potevo suonare qualcosa li senza pretese. La cosa funzionò e mi vollero tutti i martedì. Quando andai a New York sulle tracce del Sin-è trovai una lavanderia a gettoni.

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Belle & SebastianIf You’re Feeling Sinister
Questo disco per me ha il suono del liceo e della solitudine.

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Cody ChesnuttThe Headphone Masterpiece
Un capolavoro a bassa fedeltà di un artista gigantesco chiuso in casa con i suoi demoni, un 4 piste e non solo. Suona praticamente tutto lui. Quando lo ascoltai mi cambiò completamente l’approccio e comprai una scheda audio.

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Caetano VelosoAlbum Blanco
Un album malinconico e disperato cantato da Dio con un filo di voce come a rappresentare il suo stato d’animo di quel momento; boicottato dalla dittatura militare, il disco esce quando lui è stato appena esiliato in Inghilterra. Neanche gli arrangiamenti pazzi e spericolati degli Os Mutantes assieme all’orchestrazione magistrale di Duprat riescono a esorcizzare il retrogusto amaro. Ne esce un’atmosfera tipicamente brasiliana, allegra e malinconica allo stesso tempo che mi ha influenzato parecchio.

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NirvanaNevermind
Sia benedetto mio fratello per aver portato questo disco a casa quando ero più piccolo. Assieme ai Beatles ai Queen e ai Beach Boys…

https://www.youtube.com/watch?v=F0H2IJR4kXY

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Bob DylanBlonde On Blonde
All’inizio Dylan non l’avevo capito, conoscevo solo qualche suo classico, così ho approfondito, ho comprato un libro sui testi e mi sono sentito un coglione.

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The Smashing PumpkinsMellon Collie And The Infinite Sadness
Ho ascoltato questo disco almeno una volta al giorno per tre anni, ero attratto dalla sua brutalità e dalla dolcezza…peccato che nel sound sia invecchiato male, ma rimane per me fondamentale.

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Jonathan RichmanI, Jonathan
Jonathan Richman è uno degli artisti che più mi ha influenzato, il suo modo ironico, dolce e amaro con cui gioca con la musica è commovente, ti fa venir voglia di abbracciarlo. Una volta mi ha regalato il suo biglietto da visita, con tanto di indirizzo e numero telefonico per andarlo a trovare a San Francisco…quando è li costruisce pozzi artigianali in pietra.