CHEAP, addio al festival di street poster art: sarà tutto “più fluido”

Per 'mantenere una distanza di sicurezza tra sé e l'imbruttimento del decoro'

Scritto da La Redazione il 27 marzo 2018

“Le festival est mort, vive le festival”: così CHEAP annuncia il proprio cambio di rotta. Il festival di street poster art che per cinque anni si è svolto a maggio non ci sarà più.
Dopo 5 anni di festival, possiamo dire che il format funziona. Ed ora che possiamo dirlo, possiamo anche dichiarare che questa esperienza è conclusa. Facciamo un bell’harakiri, incendiamo la formula, spazziamo la polvere del mandala: le festival est mort, vive le festival“.

Viali, giardini, edifici diroccati, bacheche: puntando sul carattere effimero dello strumento (carta e colla) CHEAP ha attuato negli ultimi anni la pratica molto poco italiana di valorizzare l’inutilizzato. Il contesto generale ha però – spiegano – subito un mutamento: “sempre più spesso un pezzo non viene considerato gesto vandalico (!) ma street art se (e solo se) fatto con un permesso in tasca e associato ad una qualche mirabolante forma di riqualificazione; vediamo sempre più fiori disegnati sui muri a scapito di gesti che vanno oltre al muro; ci sono frequentazioni strane che collettivamente non vengono messe a fuoco, salvo poi svegliarci tutt* insieme grazie ad una provvidenziale colata di grigio bolognese; ancora, siamo testimoni di un numero preoccupante di tentativi atti a normalizzare un’esperienza che ha senso se (e solo se) riconosciuta nei termini della propria eccedenza“.

La scelta di lavorare con “l’impermanenza” torna, quindi, ad essere il principio cardine di un percorso che ora ha bisogno di “nuove soluzioni” per “stare molto alla larga da gesti che (tentano) di ripetersi per sempre“.

Il festival è morto, quindi, ma CHEAP proprio no e “riparte col desiderio si essere più fluida, più situazionista, senza darvi appuntamento, prendendosi tutto il tempo che serve, scegliendo di non darsi per scontata, uscendo dalla propria confort zone. Cercando, soprattutto, di mantenere una distanza di sicurezza tra sé e l’imbruttimento del decoro, la retorica della riqualificazione e le spinte incarnate di questa normalizzazione“.

Troppa gente tende l’orecchio al rumore di zoccoli, prefigurandosi l’arrivo di cavalli. Finiremo col non essere in grado di immaginare altro che cavalli. E le zebre? Chi si immagina le zebre? Ecco, votarci all’improbabile ci sembra il gesto più sensato da fare – da oggi, CHEAP si occupa di zebre“.