Coronavirus Treccani Edition

Per la serie: la monarchia non è più quella di una volta

Vocabolario degli accademici della crusca, IV_edizione,1729-38, 02 incisione di un frontespizio

Foto di Sailko (da Wikipedia)

Scritto da Giada Biaggi il 5 marzo 2020
Aggiornato il 10 marzo 2020

Non tutti i mali vengono per nuocere, Coronavirus incluso. Anzi inclusissimo. L’italiano medio ha potuto fare una cosa che in tempi migliori non fa di buon grado: imparare parole nuove. Ogni cosa, di questi tempi, ha assunto un portato semantico nuovo, quasi magico; diciamocelo ragazze: con che coraggio quest’estate chiameremo gli assorbenti interni tamponi? Nessuno, con nessun coraggio; non lo faremo.

Arriviamo a una delle mie preferite: droplet. Neanche il movimento #MeToo era arrivato a un parto verbale di una tale genialità. Droplet in inglese significa gocciolina e indica il criterio di tenersi alla giusta distanza aka 1 metro affinché le “goccioline di saliva” che disperdiamo nell’aria — starnutendo, tossendo e facendo altri atti osceni in luogo pubblico — non arrivino agli altri. Insomma, si tratta di una strana distanza di sicurezza sociale, ma anche un po’ asociale. Un termine quasi metafisico. L’altro giorno ho sentito per strada un ragazzo che diceva a una ragazza: “Che dici sali da me e droppliamo il droplet?”.

Dedicherei anche due parole al medioevo linguistico tornato in grande auge attraverso la parola focolaio; questo devo dire che mi fa davvero paura. Cioè mi ricorda troppo robe tipo la caccia alle streghe con vestiti neri stracciati alla prima Vivienne Westwood, nei sovradimensionati sul naso e poca libertà di espressione.

Chiuderei infine con l’aggettivo “incoronato”; uno strano preservativo di monarchia linguistica che oramai si adatta a ogni situazione. Presto nelle poste del cuore le relazioni tossiche verranno definite “incoronate”; la stessa “Sacra Corona” sta pensando a un rebranding perché non si vuole appunto incoronare.

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