Foto di Ilaria Assenza

Scritto da Valerio S. il 9 settembre 2019
Aggiornato il 4 settembre 2019

Il boom economico degli anni 50 ha dato il via alla costruzione delle grandi fabbriche, consolidando la zona come area prettamente operaia. Oggi la dismissione e la delocalizzazione della maggior parte degli impianti produttivi l’ha trasformata in un sogno post-industriale per architetti, interior designer e hipster più o meno ingenui.
Loft di stampo newyorchesi, riqualificazioni urbane, skyline moderni sono solo alcuni degli aspetti che rendono Piola-Lambrate tra le aree più desiderabili dalla intelligentia milanese contemporanea, dando vita a un nuovo processo di gentrificazione degno delle migliori puntate di How I Met Your Mother.

Il Lambrate Design District è tra i protagonisti di quel girone dantesco di creatività denominato Fuorisalone che ogni anno, per una settimana, colpisce alla giugulare la città.
Un altro evento che connota pesantemente l’identità del quartiere è Chez Babette – Garage Sale, mercatino vintage di abbigliamento, collezionismo e arredamento davvero speciale, il primo a essere organizzato in una vera autofficina funzionante (l’Autofficina Ferrante di via Adolfo Wildt). L’ingresso è libero, la possibilità di curiosare tra gli stand handmade, fast fashion e second made anche. Un piccolo gioiello di stampo newyorchese per vittime della moda di ogni taglia e colore, un’occasione più unica che rara per cambiare camicia e pastiglie dei freni in una botta sola.

Lambrate, se da una parte conserva l’autenticità e la spontaneità delle sue origini, dall’altra riesce ad avere uno sguardo moderno e diretto alla crescita internazionale, con idee rivolte al futuro e una mentalità aperta alle contaminazioni.
Il suo vero cuore è rappresentato da via Conte Rosso, la Fifth Avenue milanese, piena di charme, storia e umanità. Totalmente rinnovata ma con un occhio sempre vigile al suo passato, rappresenta in pieno la summa del quartiere. Una quiete fatta di quotidianità contrapposta alla tempesta della miriade di locali e localini che ne fanno da corollario: scuole, giardinetti, un centro sociale e una sede della CGIL. In pratica una cartolina di Brescello anni 50 spedita dal compagno Peppone.
E Don Camillo? Tranquilli, c’è posto anche per lui. In via dei Canzi sorge la Chiesa di San Martino in Lambrate, definita dall’architetto Ugo Zanchetta che ne progettò e curò la realizzazione, “dallo stile basilicale lombardo”. Ora non ho capito esattamente cosa intendesse, credo però non si discosti troppo dalla tradizionale architettura romanica, magari con qualche “uè” in più e qualche “aho” in meno.

E per arrivare a Malpensa? Niente di più facile. Da Stazione Lambrate si prende la metro verde in direzione Assago o Famagosta e in sei fermate si è a Porta Garibaldi. Da lì il solito Malpensa Express penserà al resto. In attesa che la prossima Design Week torni a illuminare i rooftop più giusti.