E a Roma luce fu: vi sveliamo tutti i mapping del Solid Light Festival

A partire dal prossimo 19 ottobre il mapping tornerà a trasformare alcuni degli edifici storici più belli di Roma. Qui in anteprima tutto quello che vi aspetta.

Scritto da Nicola Gerundino il 12 ottobre 2018
Aggiornato il 24 ottobre 2018

Dopo un anno di pausa, il mapping torna a invadere e rimodulare il centro di Roma. Merito del Solid Light Festival, evoluzione di quel ROmap Festival che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare tra il 2015 e il 2016, e di Videocittà, rassegna all’interno della quale Solid Light ha trovato casa. Oltre ad aver intervistato qui i due direttori artistici del festival, abbiamo deciso di svelarvi in anteprima i mapping che saranno realizzati a partire dal 19 ottobre, facendovi raccontare direttamente dagli artisti coinvolti che cosa hanno voluto rappresentare e come si sono relazionati a patrimonio monumentale e architettonico di Roma.

Romain Tardy – The Drift
Piazza di Pietra, Tempio di Adriano
19/20/21/25/26 ottobre 

«La cosa che mi ha più colpito vedendo per la prima volta il Tempio di Adriano, è stato il sorprendente mix di architettura antica e moderna, un collage strano ma ispirante, perché non sai bene quale parte dell’edificio stia supportando l’altra. A me piace l’idea di costruire sopra o di fianco, non in sostituzione. Questa idea di “architettura incrementale” può farci ricordare da dove veniamo e quindi può aiutarci a capire dove andremo in futuro. Le estetiche di ogni era sono visibili, sebbene non si mischino perfettamente assieme. Coabitano, e questo penso sia una fonte di ispirazione. Tutti questi aspetti sono all’interno del mio lavoro, “The Drift“: partendo dalla deriva dei continenti, uso questa metafora per parlare dell’attuale situazione in Europa e in generale nel Mondo Occidentale: come reagiamo a ciò che è differente e come reagiamo quando ciò che percepiamo come differente si avvicina sempre di più a noi? Come molti miei progetti recenti, anche questa installazione non è concepita come un semplice momento di proiezione, ma come un lavoro sullo spazio, che coinvolgerà tutte le aree di Piazza di Pietra. L’utilizzo di moduli di luce al centro della piazza, unito alle proiezione sul Tempio di Adriano, creerà quello che io chiamo uno spazio contestuale e/o immersivo. Molti dei miei visual giocano sulla percezione della bellezza, su come degli strani collage possano creare bellezza, come la distorsione di oggetti che sono tradizionalmente considerati belli – per esempio i materiali preziosi o le sculture – possa generare nuovi canoni di bellezza. In “The Drift” ho lavorato con elementi scultorei in 3D, che ho cercato di spingere in direzioni che uno scultore tradizionale non considererebbe mai. Alcuni degli oggetti in 3D che ho utilizzato sono degli scan tridimensionali di sculture antiche che, una volta nel computer, diventano materiale “morbido”, che può essere rimodellato a piacimento. Per quel che riguarda gli edifici, mi piace sempre considerarli come metafore piuttosto che concentrarmi sulle loro qualità architettoniche. Direi che sono molto più interessato al contesto di Piazza di Pietra, specialmente per quel che riguarda i moduli led che saranno sparsi in questo spazio e creeranno un contrasto temporale e visivo molto forte con l’architettura. C’è un dettaglio del Tempio che mi ha molto colpito e sono i buchi nella parte posteriore. Sono molto interessanti sia da un punto di vista concettuale che visivo: la loro antica funzione – cioè quella di supportare degli elementi in marmo che non ci sono più – si è trasformata in un pattern decorativo involontario».

 

Nerdworking – Ghost in the Hell
Piazza di Sant’Agostino, Basilica di Sant’Agostino
19/20/21/25/26 ottobre

«Quella della chiesa di Sant’Agostino è un’architettura classica, ma per noi, che normalmente realizziamo visual per musicisti, band o installazioni artistiche, è un “tela” assolutamente nuova su cui lavorare, per cui siamo assolutamente entusiasti. Quando programmiamo i visual creiamo un universo astratto che è principalmente influenzato da dati e geometria, a volte anche dalla natura. Alle volte rappresentiamo un grande frame di questo universo, altre invece ci concentriamo su dettagli piccolissimi. Nel caso di Sant’Agostino è stata la chiesta stessa il nostro frame di riferimento, da un punto di vista concettuale, storico e visivo. Ad esempio, siamo stati molto influenzati dai dipinti all’interno della chiesa e dall’idea di Caravaggio di visualizzare la realtà in modo scuro e opposto. Come Nerdworking analizziamo sempre cinque aspetti nel preparare un mapping su un edificio: 1) La ragione della sua esistenza: perché, quando, chi e con quale obiettivo è stato realizzato, 2) cos’è successo all’interno dell’edificio, 3) cosa significa l’edificio per il suo pubblico, 4) in che modo l’edificio colpisce le persone, 5) cosa l’edificio ha causato principalmente. Successivamente lavoriamo sulle nostre idee e le abbiniamo alla dimensione visiva dell’edificio. Per “Ghost in the Hell” abbiamo programmato diversi patch visivi riguardanti distopia, dati, interferenze e immaginario cyberpunk. E Cenk Sayinli darà anima a questo lavoro grazie alla sua musica. Sarà un mapping stereoscopico, per cui vedrete molte cose in 3D.

 

NONE Collective – Freeze
Via delle Muratte
19 ottobre

«In via delle Muratte abbiamo trovato uno spazio frenetico, in fermento, con un flusso continuo di persone: oggi per lo più turisti, ma un tempo era il suono dell’acqua a riecheggiare nella via. Due cose totalmente diverse che hanno il suono come punto in comune, un rumore bianco. Partendo da questo flusso sonoro di persone, turisti, e un tempo dell’acqua della vicina Fontana di Trevi, abbiamo pensato di congelarlo, fermarlo per un momento, come se fosse possibile bloccare il tempo. Abbiamo deframmentano su un layer di maglia metallica questo flusso visivo e sonoro fino a stopparlo, in maniera tale da intercettare, anche solo per pochissimo, l’attenzione delle persone, invitandole a fermare la propria frenesia e concentrarsi sul passaggio all’interno di una corrente che è molto più grande del singolo individuo. Ci piacerebbe che le persone all’interno dell’installazione si sentissero come delle piccole particelle all’interno di un gigantesco flusso.


 

Onionlab – Diplopia + Ulterior
Piazza della Minerva, Basilica di Santa Maria sopra Minerva
Piazza della Rotonda, Pantheon
19/20/21/25/26 ottobre

«Siamo stati colpiti da subito dall’energia e dalla bellezza dei due edifici su cui lavoreremo. Realizzare un mapping, quindi qualcosa di estremamente contemporaneo, su delle costruzioni storiche è molto oltre ciò che ci saremmo mai immaginati di realizzare. Per un artista la possibilità di unire il passato al presente, creando un’esperienza sociale che lascia il pubblico sospeso tra queste due dimensioni, è qualcosa di notevole. Siamo stati affascinati dall’architettura romana sin da piccoli. Ricordiamo quando abbiamo imparato la storia del Pantheon a scuola e come ci sentissimo ipnotizzati da essa. Le possibilità che questo edificio offre sono in grado di generare infinite idee per un mapping. L’idea alla base di “Ulterior” è di connettere il passato con il presente e il futuro, sottolineando l’importanza di tutte e tre le dimensioni. Tutti sanno com’è fatto il Pantheon, perciò abbiamo voluto mostrare le parti su cui le persone normalmente non si soffermano. Inoltre, non lavoreremo solo sulla facciata del Pantheon, ma tutto lo spazio tra le colonne e l’ingresso sarà riempito di led e luci in movimento: una combinazione di elementi che illuminerà e trasformerà il Pantheon in qualcosa di mai visto. Dall’altro lato, “Diplopia” è un lavoro pieno di contraddizione, così come lo è la vita. Il nuovo e il vecchio, l’innovazione e la familiarità, sono tutte contraddizioni che si completano l’una con l’altra. La personificazione di Minerva e tutta la sua storia, poi, si aggiungono perfettamente al concetto alla base di “Diplopia”. In “Diplopia” le immagini che proietteremo sono già parte dell’edificio, anche se nascoste: sono pattern che non riusciamo a vedere con i nostri occhi. Tutti i dettagli della chiesa saranno enfatizzati e messi in risalto e lo spettatore sarà parte dell’esperienza grazie a degli occhiali 3D.

 

Laszlo Bordos – Lux Formae
In collaborazione con Fendi
Quadrato della Concordia, Palazzo della Civiltà Italiana
27 ottobre

«Questo è un lavoro che parte da lontano. Nel 2015 Michele Cinque, organizzatore del festival, mi invitò a partecipare ROmap, ma dovetti rifiutare perché il 2015 era l’Anno Internazionale della Luce ed ero già pieno di lavoro. In quell’occasione gli dissi che mi sarebbe piaciuto tantissimo realizzare una proiezione per il Colosseo Quadrato: nel mio ufficio c’è una lista dei 10 edifici preferiti su cui mi piacerebbe lavorare e il Colosseo Quadrato ne fa parte. Dopo tre anni Michele mi richiama e mi dice: “Hai l’edificio a tuo completa disposizione!”. Potete immaginare quanto sia stato felice! Ringrazio davvero Michele e tutto il team di Solid Light per aver trasformato questo sogno in realtà. Dal momento che parliamo di proiezioni architetturali, è l’edificio stesso che determina molti aspetti del lavoro: la location, la forma, l’ambiente circostante, sono tutti elementi che danno e aggiungono significati alla proiezione. Per un artista che fa mapping la situazione migliore è quando è l’edificio stesso la fonte d’ispirazione e questo è ciò che è avvenuto con il Colosseo Quadrato, che mi ricorda molto i dipinti metafisici di De Chirico, con la ripetizione delle arcate che trasforma l’edificio in un ritmo poetico di forme. Il mio è uno storytelling astratto: userò degli elementi architettonici per creare una successione di sculture di luce e sarò assolutamente centrato sull’architettura, non sul background storico dell’edificio. Lavoro con volumi a cui luce ed ombra danno forma. La luce è morbida, soffice, intoccabile, mentre un edificio è una costruzione massiccia e poderosa, per cui cercherò di creare l’illusione che sia la luce stessa a sostenere l’edificio, creando un cortocircuito per cui la luce sembrerà essere solida, mentre il marmo e il cemento diventeranno elementi galleggianti: è un po’ difficile da spiegare, per cui dovete vederlo assolutamente dal vivo!».