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Equinozio e la primavera che cura

Tre giorni di danze e ascolti per celebrare l'inizio della prevalenza del giorno sulla notte.

Scritto da Petrina Alonia il 18 marzo 2026

Anche se nn ce ne rendiamo sempre conto, la vita che stiamo facendo non è delle migliori. Nel caso specifico di Milano, l’esistenza del maggior numero di milionari al mondo in proporzione alla popolazione della città non aiuta la sua situazione, rendendo le spalle dei suoi abitanti curve con il bisogno di essere sollevate da un po’ di peso.

Pensando a tutto questo, dice Carlo Antonelli, direttore artistico del festival, ci siamo ricordati che il passaggio dell’Equinozio (la stessa durata del giorno e della notte uguali, avviandosi verso la predominanza del giorno e al segno del consolidamento della forza come l’Ariete) è storicamente sempre stato festeggiato con danze, salti, coroncine e vari dispositivi di alleggerimento che ci stava riattivare per dare sollievo al corpo rispetto allo stare in questo momento. Quindi eccoci: piccole cose di vario tipo ad animare lo spazio Voce di Triennale, per lo più sonore, e poi incontri, talk, installazioni, tutte guidate da un’attitudine senza peso o con una base benefica.

Spesso i festival culturali di oggi sono ossessionati dal sovraccarico, scaricando camionate intere di contenuti nei palinsesti delle loro offerte. L’idea dietro a Equinozio è quella opposta: una serie oggetti intellettuali impalpabili che provano a costruire un mosaico di visione del momento storico che stiamo attraversando, sia per ciò che accade vicino a noi, ma soprattutto per ciò che accade a noi, abitanti di più o meno grosse città europee sottoposti negli ultimi anni a una grande erosione del potere di spesa.

Si inizia con un’azione leggera e divertente ma con un peso simbolico allo stesso tempo, la lettura dei tarocchi di Trevor Ballin che ci racconta a che punto stiamo. Si prosegue con l’installazione sonora di Micol Assaël, quella di Chandra Candiani e quella di Alexander Delmar. Lato musica elettronica, a metà fra il djset e la performance ci sono Bunny Dakota e Silvia Calderoni con Industria Indipendente direttamente da Merende, format romano chiaramente orientato verso un’idea di sollievo e accoglienza. E poi la serata danzante di Voices From The Lake, Canva6 e i Canzonieri, seguita il giorno dopo dal filosofo Federico Campagna che ci racconterà del suo libro, una narrazione su come gli uomini per sopportare il mondo reale cercano da sempre mondi alternativi, Emanuele Coccia con il suo libro sull’amore. Due fisici teorici, per domandarci cosa sta succedendo per davvero. E poi listening sessions, letture e altre chicche in linea con il mosaico.

Unguenti, fiori, calzari: non è niente di nuovo se non una tre giorni senza sovraccarichi con l’orecchio che viene costantemente accarezzato, concludendo il tutto con un pezzo di Stockausen. Il contrario del continuo fluttuare milanese sociale lavorativo, per lasciare quel sè networker a casa e vola in un contesto libero nel target e nella fruizione degli spazi.