Fuorisalone 2018: dove ci siamo divertiti di più

Reportage notturno della nostra Design Week

attends the opening event of Torre at Fondazione Prada on April 19, 2018 in Milan, Italy.

Scritto da La Redazione il 23 aprile 2018

Dopo avervi presentato sul nostro sito e sul nostro magazine ZeroFuoriSalone, che trovavate in giro con la copertina lenticolare by Lavazza, tutte le zone del salone e i principali appuntamenti, abbiamo deciso di stilare un elenco a posteri (o volendo a postumi, dipende dal punto di vista) delle feste che più ci sono più piaciute di questa Design Week 2018. Salone ti aspettiamo il prossimo anno.

(le feste sono elencate in ordine cronologico)

Il salone industriale di Base era bello impacchettato di fan e di curiosi pronti ad assistere all’Hakke show. La visione nostalgica e romantica affascina chi vede in questo trend dei fine anni 90/primi Duemila qualcosa che non ha vissuto e che oggi rivive nella moda, nei musei e soprattutto nella musica. Pigro non guarda in faccia a nessuno e il suo dj set spinge come si deve, come si faceva al Number e riconosciamo anche dei traccioni dei Noize Suppressor.

Quando si dice professionista del dancefloor pensate a Gerd Janson. Dj che ci ha fatto ballare per due ore e mezza house, disco e momenti più groovy. L’impianto poteva essere più potente ma sotto cassa a sinistra intrufolandosi nel privé open bar si stava benissimo!

Musicalmente è stato davvero inaspettato. Ricardo e Craig hanno fatto un set di un’eleganza davvero unica: minimal e micro house mentali, con qualche vocina ogni tanto per risvegliarci da un 4/4 sempre delicato. Dischi per un back2back che difficilmente sentiremo in un club o a un festival dove i due hanno quasi “il dovere” di far ballare, mentre qui hanno osato e suonato qualcosa di più ricercato. Tra clubber comunque si diceva che sembrava un set di 10 anni fa al Club Der Visionaere. Figata l’open bar di Ferrari e le tartine burro, alici e limone, peccato che però dalle 23 l’unica cosa che si potesse bere fosse l’acqua dei rubinetti in bagno.

Qui il buon Marco Sala ha montato un impianto Void perfino troppo potente sulle basse frequenze, Koze però non è stato così esageratamente techno, ma anzi la sua prima ora e mezza circa è stata strepitosa: morbida, deep, ossessiva, melodica, con a tratti qualche vocal più solare e un pubblico numeroso pronto a rispondere a ogni pezzo. Curiosissima la traccia techno con vocal napoletano che nessuno è riuscito a shazammare.

Popolare, democratico, divertente, un po’ punk, completamente l’opposto di Fondazione Prada. Non si è capito bene chi suonasse perché pensavamo fosse un intruso il ragazzo del giro Soul Clap e Wold+Lamb. Riconoscibilissimo invece il sound da festa, peccato che ci aspettavamo molti più classiconi e hit, e più casse per prendere da bere.

In principio fu Lory D aka ottavo re di Roma: dritto, potente, nerd dei 4:4, nessuna pietà. Apre la pista e prepara i nostri muscoli all’arrivo di un treno chiamato Modeselektor. Pestoni epici, ricordi confusi, abbracci tra sconosciuti e via dritti all’after in Corvetto.

Una location d’eccezione che ha stregato e stupito Dixon, che anche stavolta non ha sbagliato un disco creando quel climax unico tra deep huose, eleganti marcette techno, i suoi inconfondibili edit e chicche che saranno le hit del futuro.

Un Dude bello pieno ma vivibile. Marcellone che in 5 ore sfodera grandi assi nella manica, tipici di chi è abituato a manovrare corpi e menti per parecchie ore e chiude con Vitalic “Poney ep”. In Osservatorio situazione really really hot con Tama Sumo e Lakuti che si alternano in consolle un’ora a testa con un musicone tra house, groovy soul e disco davvero eccezionale.

Tommaso Marasma che fa un set quasi solo di pezzi remember tra cui “Go” di Moby e “Spastik” di Plastickman, la performance dei Mutant Suspension Squad che si son fatti appendere dalle scapole e si facevano dondolare sul palco, il set di Lee Gamble che attraversa lo spettro sonoro di suoni tra techno, electro e ritmi spezzati ci hanno portato fino alle prime luci del sole. Tutto ciò in uno spazio occupato che vorremmo diventasse uno dei luoghi più interessanti di Milano per le serate e non solo.

L’impianto stavolta c’è e si sente come si deve. Optimo con la loro selezione imprevedibile tra disco, house, 4/4 spinti e momenti dai vocal esotici e quindi urlo libero in pista ci han mandato a casa stanchi, sudati, ma soddisfattissimi.

Il posto più instagrammato della Design Week. Un rooftop a Lambrate che però sembrava di stare a NYC, con giardinetto e una vasca per rinfrescarsi mettendo a mollo i piedi, mood un po’ freakkettone, ganja legale, frutta, relax e poi dal tramonto dj set tutti i giorni. È vero per accedervi negli orari di punta c’era parecchio bordello e la gestione dei flussi non è stata proprio il massimo, ma un salto nel primo pomeriggio (magari in dritto) ne valeva decisamente la pena. Bravo David!