Gender Bender, grazie di r/esistere

Abbiamo bisogno di storie grandi senza confini, le vostre, le nostre.

Scritto da Paolo Santoro il 17 ottobre 2018

“In our work and in our living, we must recognize that difference
is a reason for celebration and growth, rather than a reason for destruction”
Audre Lorde

Identity is the crisis can’t you see/ Identity identity/When you look in the mirror/
Do you smash it quick/ Do you take the glass/ And slash your wrists/
Did you do it for fame/ Did you do it in a fit/ Did you do it before/
You read about it

Poly Styrene // X-Ray Spex

Ci stanno togliendo tutto. La possibilità di scegliere, di autodeterminarci. La strada, gli spazi, i mari. Da attraversare, da raggiungere, da un luogo all’altro. Ci stanno privando di alternative, stanze, spiagge. Il pensiero nero in agguato. Pochezza e topi di fogna. Supremazia bianca/etero. Ronde, forche, crocifissi e famiglie del cazzo. Sbirri incarogniti e mandanti con la camicia inamidata. La nostra Costituzione trattata come un allegato del piromane fascista. Ho paura. Ho rabbia. Non capisco. Ho bisogno di capire, denunciare, rivendicare, resistere. Cultura contro fasciarmati. Asterischi. Diti medi. Pugni alzati e triangoli al cielo. Declinazioni anarchiche. Declinazioni di resistenza. Di vita. D’arte. Gender Bender Festival, 2018 Bologna, Cassero LGBT Center. Danza, teatro, cinema, laboratori, incontri per esplorare gli universi del corpo, rappresentazioni delle identità di genere. L’Italia è tornato un paese fascista. I nostri corpi in pericolo, esposti. Cromocosmi è il titolo di questa edizione: “sguardi e traiettorie innovative della ricerca artistica contemporanea, storie di vita costruite sulle differenze (cosmi), parlando di identità e di corpi (cromosomi), ma anche di provenienze geografiche ed etniche (cromatismi), con particolare riferimento alla black culture”.

Vodka & Tena Lady è la danza macabra di Gioia Maini, in un geniale tributo alla nonna che celebra il concetto di estinzione di generazione, si prende gioco dei ruoli sociali, dei generi. Pleasure Body, workshop di Giorgia Nardin che celebra corpi queer, trans, femme, non binari, etnicamente ambigui, resilienti, militanti. Zadie Smith, nota scrittrice britannica, di madre giamaicana, voce della Londra multietnica ora in uscita con una raccolta di saggi dal titolo Feel Free. E ancora, D’amore e Di Lotta, per la prima volta in traduzione italiana (a cura del collettivo WIT, Women In Translation) una selezione di poesie di Audre Lorde, autrice afroamericana e lesbica che ha saputo intrecciare le proprie storie con le voci dei collettivi femministi e LGBT. Storie, esperienze, vite, sottratte, conquistate, sacrificate e celebrate.

E mi ricordo, ieri, oggi insulti e violenze. A scuola, per strada, a casa, della mezza femmina. Del frocio, finocchio, ricchione, invertito. Della pazza, instabile, emotiva, fragile. Della schizofrenica, bipolare. Passiva e strana. Sono cresciuta a singhiozzi, lacrime e insulti. Vestiti bianchi, camicie con il colletto di pizzo, le barbie rubate. Le barbe rasate. Le crepe di una sensibilità esposta ma implosa, l’ipocrisia del desiderio imposto, la ricerca di una sottomissione per azzerare un corpo che replica, spaventa. Continuo ad interrogarmi, a nutrirmi, a sabotarmi, ad amarmi. Ho bisogno, abbiamo bisogno, di luoghi, di eserciti, di artiste, artisti e artist*. Di storie, piccole come un diario d’infanzia in corsivo e storie grandi senza confini, le vostre, le nostre. Dalle quali traggo forza, coraggio. Le incognite ribelli e favolose contro la deriva fascista del paese che fuoriesce dai glory holes del passato. Divergenti, Some Prefer Cake, Santarcangelo Festival, Gender Bender. E tutte le altre forme di resistenza. Grazie di R/esistere.