Il cambio epocale del XXI passa per i quartieri

Bit Special Talks: filosofi, scienziati, accademici e artisti e poppettari alla ribalta per il futuro prossimo

Scritto da Piergiorgio Caserini il 8 maggio 2021
Aggiornato il 10 maggio 2021

Still da "The Infinite Happiness", di Ila Bêka & Louise Lemoine

È andata, è il momento di mettersi a pensare, e lo sappiamo bene: i tempi sono cambiati e gli spazi seguono i tempi. Sarà per questo che la città si ripensa nei termini delle prossimità, dei quartieri, ma simultaneamente si sogna l’orbita, il viaggio stellare, suborbitale, la visione della palletta verdeazzurra di Earthrise, storico inizio del pensiero e della mobilitazione ecologica. E anche Bit Special Talks, il nuovissimo spazio di discussione di Bit Digital Edition affidato alla direzione di Carlo Antonelli e previsto tra il 9 e l’11 maggio 2021, imposta un fittissimo palinsesto di talks e workshop che vuole sottolineare l’urgenza e la necessità di cambiare rotta e cambiare sguardo, prospettiva, insomma, servono strumenti: la celeberrima cassetta degli attrezzi. E quale modo migliore se non mettere a confronto discipline e saperi diversi, imbastire tavoli di discussione per produrre scenari, per guardare in avanti. Che significa poi essere per certi versi strabici, nel senso di sapersi guardare attorno, nelle famigerate prossimità dei quartieri, e lanciare simultaneamente occhiate al di là della stratosfera. Due scale sincrone, micro e macro.

Il palinsesto dei Bit Talks è fitto e diversificato dicevamo, che va dall’architettura – l’abitare, diciamocelo – con nomi-calibro tra i tanti come Italo Rota, Patricia Urquiola e il Boeri e l’ormai leggenda Andrea Branzi, con la sua relazione uomo-paesaggio, oppure la Battiston che ci parla di turismo spaziale, accompagnata dalle parole della futurologia cyberpunk di Bruce Sterling, e un attimo dopo, dalla rete e dallo spazio arriviamo alle reti a terra, con il grande Stefano Mancuso che da anni si confronta con quelle intelligenze diffuse e solo apparentemente minute che sono le piante, fino a ciò che abbiamo nei pressi da sempre e che ci orienta nella vasta maglia dei quartieri e delle città: la musica con gli amici Myss Keta, Colapesce & Dimartino; l’arte, con Andrea Lissoni, Francesco Bonami e Nico Vascellari, con Umberto Angelini della Triennale di Milano, o la sera e il mixology con Leonardo Leuci. E non poteva mancare il pensiero contemporaneo, con un nome freschissimo del dibattito filosofico come quello di Federico Campagna, con Salvatore Veca in dialogo con Franco Iseppi.

Manco a dirlo si parla di quartieri, amici, di come il pensiero del viaggiare si debba confrontare con questa contrazione dello spazio e la riapertura degli orizzonti. Che si fa quando la strettoia, la feritoia dell’ultimo anno, ci porta – di nuovo, si fa per dire – a pensare il nostro rapporto con quella cosa che in maniera semplicistica ci si ostina a chiamare “natura”, poi con il lavoro, le città, la produzione culturale, gli eventi, pace all’anima loro. Insomma, si parla di natura e cultura anche attraverso il filtro del turismo, dicevamo, e ovviamente, i quartieri, la prossimità, svolge un ruolo essenziale.

E manco a dirlo, ci siamo anche noi.