Il meglio dell’Art week torinese

Cosa visitare, chi vedere, dove ballare e, finalmente, lasciarsi andare.

Scritto da Pietro Martinetti il 2 novembre 2021
Aggiornato il 4 novembre 2021

In questa bolla di tempo sospeso tra la tempesta e il futuro della nuova normalità, soffia forte il desiderio di vedersi, toccarsi, incontrarsi. Se alla fine dell’estate Milano ha infilato la serie di settimane design, moda e arte, anche l’altra città verso ovest, Torino, da qualche settimana si è infiammata intorno alla cultura. Sull’attualità della politica con Biennale Democrazia, sull’urbanesimo del futuro con Torino Stratosferica, nel cinema con Cinemambiente e View conference e con il più importante evento culturale della città, il Salone del Libro di Nicola La Gioia. A “zoommarle” verso l’alto, su una mappa più continentale, Torino e Milano sono la stessa città, come quel famoso cocktail e il festival di musica classica: Mi-To è una megalopoli che pensa il futuro attraverso la cultura. Dipende, questi pensieri si fanno più a Torino, una città di avanguardia e sperimentazione, con tantissimi contrasti e una definizione di sé in continua paranoia e mutazione, come mutano le forme e le infinite possibilità dell’arte del XXI Secolo.  E dunque, dopo un anno in zona rossa, ecco tornare l’autunno caldo: è la Torino art week, bellezza.

Nei musei, alle biennali, alle fiere dell’arte che si sono già svolte, alcuni osservatori hanno sottolineato la latitanza degli artisti nell’interpretare la tempesta pandemica e il dramma vissuto nei mesi appena trascorsi. A Torino, ad Artissima e ClubtoClub, a Paratissima, The Others, Dama,  Flash Back, gli artisti avranno elaborato il recente presente a sufficienza per raccontarci cosa è successo nelle nostre coscienze in questo black out? Oltre che cercare le risposte tra l’Oval, le OGR e le fiere sorelle, l’arte a Torino è ovunque, ed è molto femmina. Lo testimoniano le tantissime donne che guidano l’arte a Torino, a cominciare da Ilaria Bonacossa, ma anche molte artiste che possiamo vedere questa settimana in città, tipo Martine Syms alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Marinella Senatore da Mazzoleni.

Senatore parte da un discorso di empowerment e riconoscibilità di sé attraverso sculture di luce, dipinti, collage e i suoi classici stendardi per la mostra che inaugura la collaborazione con la galleria “Torino londinese”.  Sono invece le voci di tre donne Athena, Dee e l’artista a leggere i pensieri di un software in Neural Swamp, l’opera di Martine Syms: una immersione nella rappresentazione del corpo delle donne afro-americane nello spazio digitale. Phoebe Saatchi, figlia dell’arte della Saatchi gallery, è molto chiacchierata in città perché, in uno spazio super centrale dove Alessandro Del Piero si improvvisò gallerista, con suo marito Arthur Yates, apre una succursale temporanea di Saatchi Yates, la galleria a Myfair, Londra che lavora su talenti unknown e unseen. Di ambiente, intorno ai pericoli e le modifiche che subisce per effetto della tecnologia, si muove Double Nature, mostra in video del duo di artisti olandesi Persijn Broersen e Margit Lukács, da Recontemporary, il “club” dedicato alla video arte guidato da Iole Pellion di Persano. Silvia Mangosio, insieme al socio Luca Vianello sono i fondatori di Mucho Mas!, progetto che si concentra sull’immagine oggi e sulla funzione rivoluzionata della fotografia, nel quale apre Space in mirror is closer the it appears, mostra del duo Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, che ragionano sui luoghi dimenticati e sulla percezione dello spazio.

Le strade e le piazze di Torino sono una wunderkammer grande come una città, come in Piazzetta Reale, dove le statue e i corpi classici scolpiti da Fabio Viale per la mostra In Between ai Musei Reali sono tatuati con quei motivi giapponesi che migliaia di persone in Italia si sono fatte disegnare sulla pelle negli anni 2000. L’arte invade lo spazio pubblico, palazzi e case, come Villa San Quirico, un’antica villa ottocentesca davanti al parco del Valentino immersa in un giardino con un bosco di bambù, che accoglie opere specifiche di Jessica Carroll, Maura Banfo, Laura Pugno. Le feste sono numerose, alcune segrete, forse per il distanziamento, sicuramente per il capriccio di invitare chi si vuole. La musica è alle OGR con C0C, il festival come performance di Clubtoclub, ma non solo. Al Bunker, nella notte delle arti contemporanee di sabato 6 novembre, fino a tardi la techno la suona TUM con i set di Katatonic Silencio, Flavinio, Kreggo, Skip. Il sottosuolo a Torino ha sempre abitato il fiume e in quell’angolo sinistro dove i Murazzi non hanno mai chiuso se non a causa del virus, al Magazzino sul Po il venerdì sera è Magazzino Paradiso, diretto da Alessandro Gambo, con Stato Brado e Cobra TDC, mentre il sabato sera è Suppp- a- delica, una zuppa di musica, bpm ed emozioni da pista. Ai piedi del Magazzino, sulla diga del Po, si è arenata una 500, un’opera scolpita nel marmo da Nazareno Biondo, che testimonia che a Torino, le automobili sono sempre stati oggetti di bellezza, come al MAUTO, il museo dell’automobile, dove alcune macchine dialogano con i dipinti della pittrice Caty Torta, che correva a bordo della sua porsche per fare vedere i quadri al suo maestro, Felice Casorati. Sono altre decine, probabilmente centinaia, gli spazi, angoli, anfratti che si illuminano d’arte in questa prima art week vaccinata a Torino; come si legge su uno dei rosoni di luce di Marinella Senatore, che cita Samuel Beckett: dance first, think later.