Il tempo dell’arte e i luoghi di sperimentazione

Le basi della nuova storia dell'arte a Milano

Scritto da Annika Pettini il 3 dicembre 2021
Aggiornato il 7 dicembre 2021

Casa Cicca Museum

L’arte è una veste identitaria per una città, si manifesta in modi molto diversi a seconda del luogo e, in base a questo, predilige linguaggi ed estetiche. Quindi inutile dirlo: a Milano l’arte corre. Ti viene l’ansia solo a pensarci, è satura di eventi che si susseguono a una rapidità da capogiro, non basta conoscere tutti, organizzarsi per zone, allenare il fegato a suon di prosecchini e non sostare per più di trenta minuti nello stesso posto, perché ci si perderà comunque qualcosa di assolutamente immancabile. Può suonare frustrante, e in fatti lo è: questo ritmo incessante produce un ricambio continuo di luoghi che aprono e chiudono, persone che vanno e vengono, creando una patina di superficialità che rafforza le voci grosse delle istituzioni e lascia nell’oblio tutto il resto, sotto il getto di un risciacquo continuo.

Ma tutto questo lo sapevamo già. Per cambiare la storia basta cambiare il punto di vista. Ecco perché è importante raccontare chi sta tracciando sentieri diversi, chi ha scelto il tempo della cultura e della cura, ovvero la lentezza, la condivisione e il confronto. Dai veterani, che perseverano da anni in territorio meneghino sfoggiando le lance infuocate della resistenza culturale e del pensiero, fino ai novellini freschi freschi, con gli occhi grandi e gli animi appassionati. Abbiamo fatto per voi una selezione dei luoghi di sperimentazione più importanti e pregnanti del territorio, attivi nell’universo culturale che gravita – nello specifico – intorno alle arti visive e che stanno segnando il panorama artistico e culturale dell’ultimo decennio.

Grandi meriti vanno agli artisti: quattro dei poli più attivi e stimolanti presenti in città (e dintorni) in questo momento sono stati fondati da loro. Partiamo da Casa Cicca Museum: aperta il 12.12.12 come estensione di Giulia Currà, sta oggi prendendo forma nella sua terza sede. Progetto eclettico e accogliente, Casa Cicca Museum è una vera e propria casa museo, con una grande collezione d’arte nata dallo scambio reciproco di esperienze tra diverse estrazioni di creativi. La sua storia ha dell’incredibile: la prima sede, in via Ascanio Sforza, era l’ex bordello della mistress Deborah the Queen, che ha sicuramente lasciato il suo segno creativo. Ad oggi il progetto si è spostato nella zona di via Padova e siamo tutti in attesa dell’apertura della nuova sede, che sta prendendo forma a partire da un particolarissimo progetto architettonico, a cura di Black Italy.

Spazio Florida, dal nome prospero e prosperoso, è un connubio di arte e stampa. Da un lato gli artisti con i loro studi, dall’altra Press Press, realtà conosciuta per le sue doti in materia di serigrafia, risograph e non solo. Editoria e grafica prendo qui forme alternative, grazie anche all’influenza che arriva dall’unione di professionalità differenti e uno spazio in cui possono passare personalità di ogni genere.

Altri grandi veterani, con la loro location subito fuori Milano, a Garbagnate Milanese, sono Spazienne: progetto artistico fondato nel 2014 con l’intento, allora non così in voga, di condividere percorsi e ricerche, a favore di un confronto costruttivo. Il loro studio è immenso e la scelta di restare fuori dai confini cittadini è stata dettata anche dalla voglia di essere “un’esperienza” dall’inizio alla fine: con loro non si tratta mai di sveltine ma di intere giornate e nottate in nome dell’arte e del sentire.

Fresco fresco di fondazione ma già famoso per la sua grande cucina, Armenia Studio, con il suo gruppo di sette artisti a fare da motore, conferma il bisogno di fare degli studi un luogo aperto e accessibile, non solo in modo amatoriale, ma creando dei nuclei di ricerca e sperimentazione professionali.

L’estro e la curiosità non risiedono solo negli artisti e quindi bisogna dare adito a altri luoghi di Milano che stanno segnando in modo importante il panorama culturale. Posti giovani, con offerte davvero valide e mai banali, che si interrogano costantemente sulle forme e le voci del nostro presente.
Del primo ne abbiamo parlato di recente per l’apertura della sua terza sede in città e sicuramente si merita il posto d’onore per longevità e progettualità: stiamo parlando di VIA FARINI – inteso come Archivio in Fabbrica del Vapore, Residenza in Via Farini e Work, tutto da scoprire, in via Marco D’Agrate. Generazioni e generazioni di artist*, curator* e teoric* sono passate tra queste maglie e, in modo sempre diverso, il progetto continua ad essere una presenza accogliente e formativa.


Unica nel suo genere di ricerca è
Dimora Artica, spazio no profit che ha da sempre avuto una chiara identità estetica e che, in tempi non sospetti, ha spesso portato per prima sulla scena ricerche inesplorate, che hanno contaminato molti artisti a seguire.
Uno luogo ibrido che da sempre è un punto di riferimento per gli artisti è Spazio Gamma, libreria e spazio espositivo insieme, mette in dialogo le sue due anime con un percorso ragionato tra arte, scienza e letteratura. Qui non si può trovare “di tutto” e questo lo rende di ricerca ma accogliente.

Se c’è una cosa che va evidenziata di Milano è sicuramente la sua autoreferenzialità. Le piace ogni manifestazione di se stessa e questo spesso genera un loop per cui un piccolo gruppo di persone fa tutto, annacquando contesti e possibilità di crescita. Proprio dalla volontà di disinnescare questo meccanismo si inserisce il lavoro de Il Colorificio, spazio espositivo indipendente nel cuore di Giambellino, fondato da 4 curatori italiani nel 2016. La loro programmazione è ampia, con artisti sempre nuovi e grandi progetti che si distendono nel territorio e nel tempo. Queste loro scelte forse fanno sentire poco coccolato il jet-set dell’arte milanese e forse ogni tanto loro stessi sono un po’ sfuggenti, ma lavorano sempre in modo impeccabile e meritano di essere approfonditi.

E infine co_atto e spazioSERRA, due delle realtà di Artepassante, il progetto che nasce e si dirama nelle stazioni dei passanti ferroviari di Milano e che prende in consegna alcune delle vetrine (nate pubblicitarie) dei corridoi sotterranei. Il progetto nel suo insieme è controverso, come spesso accade con i grandi incubatori che cercano di trovare la loro identità ma hanno troppe voci. Però, rispetto alla scena dell’arte contemporanea emergente, il lavoro di co_atto a Porta Garibaldi e spazioSERRA a Lancetti è notevole. In modi molto diversi e con temi curatoriali differenti, riescono a portare avanti una programmazione fresca, capace di modellarsi sulla forma (molto vincolante) dello spazio.

Se si approfondisce il lavoro e la ricerca di ciascuno di questi luoghi, si scoprono decine e decine di storie, di esperienze che hanno molto da offrire sul piano artistico e culturale ma, soprattutto, si scoprono situazioni che evidenziano i bisogni delle nuove generazioni che vivono e rendono viva la città, contrassegnando i cambi di rotta meno evidenti ma più significativi. E poi ammettiamolo: l’arte è un posto divertente, zeppo di gente strana che non ama le forme consuete di noia e che riesce a fare dei problemi della vita un vanto non indifferente.