Le mostre di Foto/Industria 2021

Scritto da La Redazione il 11 ottobre 2021

Foto di Bernard Plossu

La quinta edizione della Biennale Foto/Industria, il festival del MAST che raccoglie il meglio della fotografia che indaga l’industria e il lavoro, si svolgerà dal 14 ottobre al 28 novembre 2021 in dieci sedi storiche di Bologna compreso lo stesso MAST.

Il programma è curato da Francesco Zanot e il tema scelto è Food, ovvero il soggetto dell’industria alimentare, tema di fondamentale importanza per il suo inscindibile legame con macroscopiche questioni di ordine filosofico e biologico, storico e scientifico, politico ed economico.

Oltre agli eventi collaterali fatti di incontri, film e visite guidate, la parte più importante del festival riguarda ovviamente le mostre che trovate qui di seguito. Per accedere è necessario ritirare un badge (qui il link alla registrazione) in qualsiasi delle sedi espositive e avere il green pass.


ANDO GILARDI – FOTOTECA
MAST (Via Speranza 42)

Fotografo, storico, critico, editore… Ando Gilardi è una delle figure più eclettiche e originali della storia della fotografia italiana. La Fototeca Storica Nazionale, che fonda nel 1959, arriva a contenere circa 500.000 immagini, costituendo un pionieristico archivio sugli usi e le funzioni sociali della fotografia. Questa mostra presenta una selezione degli innumerevoli materiali prodotti e raccolti da Gilardi sul tema dell’alimentazione, a partire dalle fotoinchieste realizzate negli anni ’50 e ’60, centrate particolarmente sul lavoro nei campi e nelle industrie, fino ai materiali conservati e riprodotti (rifotografati) nel vasto inventario che ha messo insieme.

HANS FINSLER – SCHOKOLADENFABRIK
San Giorgio in Poggiale (Via Nazario Sauro, 20/2)

Tra i maggiori protagonisti della fotografia oggettiva (Sachfotografie) e vicino alle avanguardie d’inizio Novecento, Hans Finsler si è specializzato fino dall’inizio della sua carriera nella rappresentazione degli oggetti. Questa mostra è interamente dedicata a una serie specifica e particolare realizzata nel 1928 dal fotografo svizzero su commissione della fabbrica dolciaria tedesca Most. Unici soggetti sono i prodotti dell’azienda, miniature di cioccolato e marzapane descritte nei minimi particolari grazie a una particolare combinazione di capacità tecnica e filosofica minuzia.

JAN GROOVER – LABORATORY OF FORMS
MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna (Via Don Minzoni, 14)

Jan Groover si forma come pittrice, ispirandosi all’opera di artisti come Paul Cézanne, Giorgio Morandi e i minimalisti. Si dedica alla fotografia dall’inizio degli anni ‘70. Tra i grandi protagonisti della natura morta, suscita presto l’interesse di critica e pubblico con una serie di oggetti fotografati nella cucina della sua abitazione combinando una sensibilità compositiva che rimanda ai quadri rinascimentali con l’eco delle istanze politiche e sociali del femminismo. Questa mostra costituisce la sua prima retrospettiva in Italia e coglie l’occasione per avvicinare il suo lavoro a quello del maestro Giorgio Morandi.

MISHKA HENNER – IN THE BELLY OF THE BEAST
Palazzo Zambeccari – Spazio Carbonesi (Via De’ Carbonesi, 11)

Mishka Henner è uno dei principali sperimentatori del linguaggio fotografico contemporaneo. Particolarmente interessato ai cambiamenti introdotti dalle nuove tecnologie, spesso non realizza direttamente le immagini di partenza dei suoi progetti, ma le preleva dalla rete, appropriandosene e attribuendovi nuovi significati. È ciò che accade nel caso dei tre progetti selezionati per questa mostra. Feedlots è una serie di gigantografie realizzate attraverso la combinazione di centinaia di immagini di Google Earth raffiguranti enormi allevamenti di bovini. Scopes è un montaggio di video reperiti su YouTube di animali che ingeriscono fotocamere e videocamere. The Fertile Image è un’accumulazione di oltre 300 immagini generate automaticamente da un software nutrito dall’artista, un’esposizione sul rapporto tra uomo, tecnologia e animali, in un processo incessante fatto di consumo, digestione e scarto.

TAKASHI HOMMA – M + TRAILS
Padiglione dell’Esprit Nouveau (Piazza della Costituzione, 11)

Dall’inizio della sua carriera, Takashi Homma si concentra sul rapporto tra uomo e natura, documentandone sia gli esiti più felici e gloriosi, sia quelli più deleteri. Appositamente pensata per gli spazi del Padiglione dell’Esprit Nouveau, questa mostra combina tra loro due lavori realizzati dal fotografo giapponese in un ampio periodo di tempo compreso tra il 2000 e il 2018. La serie M raccoglie e mette a confronto le facciate di una serie di negozi di McDonald’s in diverse parti del mondo, soffermandosi sia sulle loro differenze, sia sulle innumerevoli somiglianze che rimandano alla standardizzazione del cibo stesso. Il progetto Trails mostra invece le tracce di sangue lasciate da alcuni cacciatori di cervi tra le montagne di Hokkaido, la cui crudele eleganza ricorda la calligrafia tradizionale.

HERBERT LIST – FAVIGNANA
Palazzo Fava (Via Manzoni, 2)

Herbert List è il campione della “fotografia metafisica”. È lui stesso a coniare questo termine per descrivere il suo lavoro, in omaggio al celebre movimento artistico cui si ispira. Durante un viaggio al Sud del 1951, entra a far parte della celebre agenzia Magnum e realizza il progetto presentato in questa mostra. Si tratta di una serie di 41 fotografie riprese sull’isola siciliana di Favignana, insieme fondamentale documento della storia locale e testimonianza della maturità artistica dell’autore tedesco. Al centro del lavoro ci sono il tipico processo di lavorazione del tonno e, soprattutto, la mattanza, tradizione tanto viva nella popolazione locale quanto destinata a scomparire. In una sequenza rara e calibrata, List celebra la vita e la morte, trattando gli animali alla stregua di figure mitiche e osservando i lavoratori isolani come gli ultimi custodi di un sapere arcaico.

MAURIZIO MONTAGNA – FISHEYE
Collezione di Zoologia (Via Francesco Selmi, 3)

Fotografo interessato alle intersezioni tra spazio naturale e costruito, Maurizio Montagna esplora nei suoi progetti il rapporto tra il passato e il presente di un luogo, utilizzando la fotografia per documentare tanto ciò che permane quanto, paradossalmente, il mutamento. Appositamente realizzato per Foto/Industria, il progetto Fisheye indaga il territorio della Valsesia, selezionata come campione per lo studio della trasformazione di un paesaggio fluviale a partire dalla sua relazione con la pesca, che qui si è sviluppata nel corso dei secoli a partire da una tradizione tra le più antiche al mondo. Attraverso il filtro di questa attività, Montagna svela il modo in cui questo territorio è cambiato nel tempo, sia per cause naturali, sia per l’intervento dell’uomo.

BERNARD PLOSSU – FACTORY OF ORIGINAL DESIRES
Palazzo Fava (Via Manzoni 2)

Tra i maggiori protagonisti della fotografia francese degli ultimi cinquant’anni, Bernard Plossu ha fotografato tutto il mondo con il medesimo sguardo curioso e tagliente, concentrandosi sui dettagli minimi della vita quotidiana. L’alimentazione è dunque inevitabilmente uno dei soggetti su cui si è ripetutamente soffermato: viene investigato in questa mostra attraverso una inedita selezione di immagini che mescola chiare tendenze topografiche all’incanto per la figura umana. Alle grandi insegne dei diner del West americano, dove l’autore ha trascorso molti anni della sua vita, si affiancano paesaggi più o meno antropizzati, nature morte di oggetti trovati e ritratti spontanei che evidenziano la complessità del rapporto tra persone e cibo, sempre in bilico tra attrazione e bisogno, desiderio e necessità, piacere ed eccesso.

VIVIEN SANSOUR – PALESTINE HEIRLOOM SEED LIBRARY
Palazzo Boncompagni (Via del Monte, 8)

Vivien Sansour è un’artista e ambientalista palestinese. Palestine Heirloom Seed Library è un progetto artistico, sociale e di ricerca nato nel 2014 con l’obiettivo di promuovere la salvaguardia di antiche varietà di semi, intese come vere e proprie unità viventi di storia e cultura, attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle istituzioni. Progettata come un vero e proprio ambiente, questa mostra integra diversi media, tra cui la fotografia, il video e la scrittura, per accompagnare gli spettatori in un percorso multisensoriale alla scoperta dei progetti promossi e intercettati dalla Palestine Heirloom Seed Library dalla sua nascita fino ad oggi.

LORENZO VITTURI – MONEY MUST BE MADE
Palazzo Pepoli Campogrande (Via Castiglione, 7)

Da sempre interessato all’incontro tra differenti culture, Lorenzo Vitturi ha maturato il progetto Money Must Be Made nell’ambito di una residenza a Lagos su invito della African Artists Foundation. Scenario del lavoro è Balogun, uno dei più grandi mercati di strada al mondo, dove Vitturi ha ripreso alcune fotografie e raccolto i materiali, in parte alimenti, che sono in seguito diventati ingredienti di sculture e nature morte realizzate presso il suo studio. Il risultato è una mostra che investiga un autentico ecosistema fragile e sconfinato, dove la tradizione si confronta con l’economia globale (la gran parte degli oggetti venduti al mercato sono ‘Made in China’ e il quartiere in cui si trova è dominato dalla torre decadente della Financial Trust House) e gli individui, spesso rappresentati come equilibristi forti ed eleganti, costituiscono ancora un fattore fondamentale.

HENK WILDSCHUT – FOOD
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (Via delle Donzelle 2)

Henk Wildschut combina in tutti i suoi lavori fotografia e attivismo, concentrandosi in particolare sul tema della comunità, le sue regole e i suoi riti, tra passato, presente e futuro. Tra i suoi progetti più estesi, Food, è il risultato di una vasta ricerca sul tema dell’industria alimentare, centrata in particolare sulle più avanzate tecnologie del settore, generalmente sviluppate per aumentare il volume della produzione e adeguarsi alle norme sempre più stringenti in merito a igiene e sicurezza. Dagli allevamenti con decine di migliaia di animali (polli, suini, bovini…) alle sterminate serre in cui vengono riprodotte le condizioni ideali per accelerare la crescita delle piante, fino ai laboratori delle Università in cui si studiano gli organismi più nutrienti e resistenti, il lavoro di Wildschut è un viaggio nel backstage di quello che mangiamo ogni giorno.