Alex Honnold free solo climbs El Capitan's Freerider in Yosemite National Park. (National Geographic/Jimmy Chin)

Scritto da Claudio Gervasoni il 6 settembre 2019

L’arrampicata si nutre di sogni e aspirazioni ed è epica allo stato puro, come testimoniato da centinaia di libri e film che celebrano il mondo verticale. Ma uno è il titolo da cui partire, ed è anche il più recente nonché il più estremo: “Free Solo“, il documentario che racconta la straordinaria salita senza corde di Alex Honnold su El Capitan a Yosemite, ha appena vinto l’Oscar come miglior documentario e, per capirci, questa impresa sta all’arrampicata e all’alpinismo come lo sbarco sulla Luna all’esplorazione spaziale. Se riesci a vederlo tutto senza farti prendere dall’ansia, allora ti si apre un mondo di letture e visioni tutto in discesa: sulla stessa parete ci sarebbe “The Dawn Wall“, con Tommy Caldwell, un altro fenomeno dell’arrampicata di oggi, che però usa le corde ed è molto più rassicurante. Sempre a proposito di arrampicata e avventura potresti recuperare “127 ore” di Danny Boyle, un film del 2010 con James Franco che racconta la storia vera di Aron Ralston: nel 2003 rimase intrappolato in un canyon dello Utah e dovette amputarsi il braccio destro per potersi liberare.

Everest” di Baltasar Kormakur, sul peggior disastro mai accaduto sulla montagna più alta del mondo, ha fatto molto parlare di sé, ma è un kolossal hollywoodiano ed è decisamente meglio il libro da cui è tratto, il controverso “Aria sottile” scritto nel 1997 da Jon Krakauer. Sull’epopea degli Ottomila non si può non vedere “Nanga Parbat” di Joseph Vilsmaier, il racconto di come Reinhold e Günther Messner nel 1970 riuscirono a conquistare la vetta della cosiddetta montagna assassina. Ma soprattutto c’è Walter Bonatti, di cui bisognerebbe leggere tutto, a cominciare da “K2. La verità. Storia di un caso“, ma se c’è un titolo che ti fa venir voglia di arrivare in vetta è “Montagne di una vita“, il più grande classico del nostro più grande alpinista che racconta le sue avventure dal Monte Bianco alla Patagonia, fino alla salita in solitaria della parete Nord del Cervino.