Milano: i nuovi luoghi indipendenti dell’arte contemporanea

Lo scenario degli spazi indipendenti per l'arte contemporanea aperti nel 2015.

Scritto da Rossella Farinotti il 28 dicembre 2015
Aggiornato il 14 gennaio 2016

Tendiamo sempre a minimizzare le cose buone o a lamentarci perché, nella nostra città, siamo carenti di questo o di quello. E invece, circa ogni 5 anni, qualcuno decide di fare i conti con le realtà artistiche indipendenti che viviamo e, pensate un po’, non è poi così male.
Milano non è più la città sperimentale di Lucio Fontana e Piero Manzoni, le cui cazzate raccontate al bar Brera hanno poi fatto la nostra storia? Chi la pensa così evidentemente non gira molto. Milano è ancora quella degli spazi indipendenti, come dieci anni fa quando si affacciavano Mars, Lucie Fontaine, lo spazio Brown fondato da Luigi Presicce e amici, Peep-Hole o le Dictateur di Cattelan, Ferrari e Pepe. Alcuni di questi non esistono più, altri sopravvivono, e lo fanno bene.
Negli ultimi 2 o 3 anni, comunque, si sono sviluppate sulla scena realtà ancora più giovani, aperte da neodiplomati a Brera, come Armada, la rigorosa combriccola dell’ultima generazione che ha studiato con Alberto Garutti; poco raccontano fuori dal loro circuito, ma invitano artisti internazionali, di età inferiore ai 30 anni, come loro, a fare la prima mostra italiana in uno spazio bellissimo, ex industriale in Bovisa; o come Caterina Molteni, Roberta Mansueto e Denise Solenghi di Tile project che, sulla circonvallazione esterna, si sono appropriate di un ex scantinato/laboratorio di zucchero filato e chiamano artisti a realizzare un progetto ad hoc e una fanzine come testimonianza. Luoghi aperti da curatori e galleristi, come Cabinet e la sua nuova emanazione Studiolo, che condivide il cortile con uno “storico” Giò Marconi, esponendogli davanti artisti giovanissimi e ben più sperimentali.
Citando Marconi e “galleria”, l’anno scorso anche Beatrice Ghiglione ha aperto un elegante spazio, BeatTricks, con artisti italiani e internazionali e giovani curatori sempre diversi. E ancora di curatori trattasi per Dimora Artica, aperta da Andrea Lacarpia con legami con l’associazione – no-profit anche lei – Progetto Città Ideale (Mirko Canesi, Fiorella Fontana, Stefano Serusi) con la quale hanno in gestione per quattro anni l’Edicola Radetzky sulla Darsena: luogo che stanno restaurando per organizzare mostre d’arte contemporanea, dopo avere vinto un bando del Comune di Milano. E poi the Workbench, ex laboratorio di gioielli gestito da Pietro Di Lecce che cura quasi una mostra al mese con un’ottima scelta di artisti e una linea legata alla materia. C’è poi Fantaspazio, che ci piace tantissimo e che è stato aperto da Gloria De Risi, Alessio Baldissera e Alberto Zenere, tre giovani assistenti di gallerie super famose che, nelle notti e nei week end, fanno una ricerca meticolosa e studio visit ad artisti operosi della loro generazione. La scelta della location ha spaccato: un vecchio magazzino in un quartiere popolare sotto il ponte di viale Monza, e, ad ogni opening c’è la “fantafesta” al Mercato Comunale. Bravi. Poi ci sono i “cool”, o considerati tali, come il recentissimo Clima, aperto accanto a Raffaella Cortese per adescare, magari, non solo hipster. E poi ci sono le realtà “coquette”: quelle che vanno dritte per la loro strada, come Casacicca, la casa privata e unica sede fissa di Traslochi Emotivi, aperta due anni fa sui Navigli e da gennaio aperta al pubblico con novità strutturali. Anche la Sala d’attesa dello studio medico di via Bellini, ideato e curato da Anna Musini e Elisa Penagini, è un buon punto di ritrovo: avviene la domenica sera, dopo una passeggiata in centro, e si trovano sempre bravi artisti in mostra e in relazione tra loro, da Vedovamazzei con Ettore Favini, a Moira Ricci e Mario Airò fino a Enzo Cucchi con il giovane Gianni Politi. E poi ancora i nuovissimi e molto ricercati, ermes-ermes, Spazienne, Gaff, spazio /77 o, super centrale, viasaterna. Cosa hanno in comune? Sono tutti giovani – e quindi l’entusiasmo è ancora alto e le potenzialità da sfruttare -, fanno ricerca sul territorio (naturalmente ognuno con le proprie preferenze e personalità), sono no-profit (ma quasi tutte vendono le opere), e danno una scossa alla città.