Nello spazio con i Giuda: gli influssi di dieci dischi extraterrestri su “E.V.A.”

Singoli bizzarri, sette pollici space-disco, Carpenter e altri 'nugget' misteriosi: dieci titoli che hanno ispirato il nuovo album della band romana, scelti e commentati dal chitarrista e voce Lorenzo Moretti

Foto di Alan Piras

Scritto da Chiara Colli il 2 aprile 2019

Glam, punk, power pop e gli anfratti più o meno junk legati a questi suoni: i Settanta (e pure un po’ i Sessanta) dei Giuda finora sono stati soprattutto questo. Ma i due decenni sono anche quelli della Corsa allo Spazio e della disco e il quarto album dell’orgoglio punk capitolino ne è la reinterpretazione non letterale che solo questa band avrebbe potuto fare. “E.V.A.” è rock’n’roll ai limiti di un’energica “proto disco” in versione punk, con un groviglio di riferimenti, atmosfere, citazioni, riff e letture scaraventate su un personale space rock vintage che spesso ricorda i territori delle colonne sonore, dove anche il concetto di “alieno” si trasforma in forza propulsiva positiva.

Dietro al suono diretto e furente dei Giuda, c’è da sempre la consapevolezza di un mondo – quello del r’n’r – pieno di dettagli, storie, contesti e connessioni che hanno dato al quartetto la visione di un’era e la possibilità di rendere generi musicali “antichi” come il punk e il glam ancora attuali e pieni di energia, ancora ottimi per ribaltare i palchi di mezzo mondo. La storia prosegue con “E.V.A.”: con le incursioni nella disco e nel rock spaziale più sommerso, e con uno sguardo a un momento storico culturalmente di grande impatto come la “Corsa allo Spazio”. Ci siamo fatti una passeggiata nello spazio con Lorenzo Moretti, chitarra, voce e autore principale dei testi, per scoprire gli influssi di dischi e ascolti sommersi sul nuovo lavoro della band. Spaced out!

A.V. – “Journey to the Moon” (LP – Pickwick International, 1969)
Questo inascoltabile disco è un autentico viaggio nella galassia. È la voce dei protagonisti dei viaggi spaziali delle missioni Apollo, alcune delle quali sono state inserite in “Ravers Rock”, penultima traccia di E.V.A.. Qualcuno ricorda il Voyager Golden Record? È un disco che fluttua nello spazio del 1977, contenente suoni e immagini scelti per portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra anche oltre il Sistema Solare. Sulla sua superficie è inciso “To the makers of music – all worlds, all times”. Beh, la stessa frase è nascosta da qualche parte in E.V.A (versione vinile). Divertitevi a cercarla!

EDWINA BIGLET & THE MIGLETS – “Thing” (7″ – RCA, 1972)
Un singolo bizzarro e inclassificabile nel quale si canta della “cosa” caduta dallo spazio. Una specie di jingle creato da Jonhatan Hodge, scrittore di musiche TV per bambini, che nei suoi tre minuti racchiude tantissimi momenti della cultura pop degli anni 70. Musicalmente è pura follia, le vocine isteriche e la moltitudine di synth che s’intrecciano ricordano un po’ le sigle italiane dei cartoni animati giapponesi arrivati con dieci anni di ritardo. Assolutamente un’ ispirazione per il nostro nuovo sound!

PAUL ST. JOHN – “Flying Saurcers Have Landed / Spaceship Lover” (7″ – Pye Records, 1972)
Il titolo dice già tutto! Troppo tardi per la psichedelia, troppo presto per il glam, questo “double sider” è veramente un must, specialmente per la produzione. Realizzando questo singolo, Laurie Marshall aka Paul St John ha confessato la sua passione per quel mattacchione di Erik Von Daniken, lo scrittore svizzero dell’archeologia misteriosa.

ENIGMA – “Cave Man” (7″ – Out, 1979)
In certi ambienti si vocifera che “i Giuda so’ diventati disco!”. Beh, “E.V.A.” ne è sicuramente influenzato, ma quando parliamo di disco non ci riferiamo a John Travolta e “Staying Alive” ma a qualcosa tipo gli Enigma che, sulla scia di “I Feel Love” di Moroder, realizzano, con qualche anno di ritardo, questa gemma condita da handclap, synth e voce ossessiva che potrebbe incuriosire anche i rocker più intransigenti.

THAT THING – “That Thing part I & II” (7″ – Durium, 1977)
Per rimanere in tema disco, ecco un brano con un sound pazzesco in cui è il synth a fare il basso proprio come nella prima parte di “Overdrive”, pezzo d’apertura dell’album. Mi è ronzato in testa per tanto, tanto tempo e mi ha dato il “la” per la scrittura di uno dei brani di “E.V.A.”. Indovinate quale?

JOHN CARPENTER – “Assault On Precinct 13” (LP – Record Makers, 2013)
In questi ultimi mesi ho avuto l’opportunità di lavorare come consulente musicale del programma RAI “Prima Dell’ Alba”, selezionando quindi, centinaia di brani tra cui moltissime colonne sonore. Carpenter è stato tra i più usati e funzionali e di conseguenza è stato per me una grande influenza durante la scrittura di E.V.A., specialmente per alcune atmosfere di cui il disco è pregno.

KYLE DIXON & MICHAEL STEIN – “Stranger Things vol. one” (LP – Lakeshore Records, 2016)
Un’altra colonna sonora. Per essere sincero, più che la musica, è stata proprio la serie a catapultarmi indietro nel tempo. Quell’ immaginario che era da qualche parte nella mia testa, essendo nato nel 1980, le atmosfere evocate e il “nerdismo” di quegli anni sono tutti ben presenti in “E.V.A.”.

CACAO – “Astral” (LP – Brutture Moderne, 2016)
«Che vecchioni i Giuda, tutta roba antica!». Tranquilli stronzoni, c’è anche qualcosa di nuovo e questi sono i Cacao, duo italiano che riesce a creare incredibili atmosfere oniriche e spaziali con una chitarra e un basso. Bella anche la produzione!

KLAATU – “3:47 E.S.T.” (LP – Daffodil Records, 1976)
Ovviamente, il gusto per la melodia, come nei precedenti dischi, è ancora presente. Non poteva quindi mancare questa sconosciuta gemma pop. Il primo lavoro di questo trio canadese suscitò molta curiosità per via di quello che la stampa scrisse pensando che fosse una reunion dei Beatles sotto falso nome. Già questo può far immaginare quanto ben fatto sia questo disco, un album pieno di strabilianti brani pop dalle melodie ricercate e mai scontate e dove il tema spaziale è molto presente. La loro “Calling Occupants Of Interplanetary Craft” mi ha colpito come un fulmine ed è stata, almeno per il titolo, la scintilla che mi ha portato a scrivere Interplanetary Craft, terza traccia di “E.V.A.” e che è tra i miei pezzi preferiti del disco.

SAGITTARIUS – “Blue Marble” (LP – Together Records, 1969)
Un’altra meraviglia pop dimenticata. Il nome e la copertina non possono non essere d’ispirazione per chi, come noi, aveva in mente un album che, come “E.V.A.”, ha come fulcro il tema dello spazio. Proprio come i “Sagittarius” la nostra copertina rappresenta quell’immaginario, che nel loro caso è un pianeta, mentre nel nostro delle comete stilizzate tra cui si staglia il nuovo logo. Come sempre, creazione dell’unico e solo Tony CrazeeKid.

Contenuto pubblicato su ZeroRoma - 2019-04-01