Planet Mu secondo LDGU

Al boss di Lil Pitch Records spetta l'opening per il ventennale della storica etichetta al Link. Ecco il racconto dei dieci pezzi che gli hanno cambiato la vita.

Scritto da La Redazione il 15 ottobre 2015
Aggiornato il 24 ottobre 2015

Già fra i protagonisti dell’underground felsineo con un passato nelle fila del BUM e con all’attivo due uscite discografiche per la milanese QueenSpectra, Ldgu, alla guida anche di Lil Pitch Records, torna ad esibirsi sul suolo italiano dopo due anni spesi fra le isole di Java e del Borneo indonesiano in una ricerca etnomusicologica che ha inevitabilmente influito sui colori, i ritmi e i timbri delle sue produzioni.
A lui l’onore di aprire la festa del Link per il ventennale di Planet Mu. Per l’occasione gli abbiamo chiesto di raccontarci i dieci pezzi dell’etichetta che gli hanno cambiato la vita.

 

È una playlist tutta personale in ordine sparso e con forti connotazioni emotive, giacché per vari motivi che leggerai sotto per me la Planet Mu è più di un faro, è un’attitudine, un approccio vincente e profondamente intelligente alla musica della fine del ventesimo e degli inizi del ventunesimo secolo.
Paolo/LDGU

planet-mu-link

PinchQawwali
M’imbattei in questo singolo al Soul Jazz Records Store a Soho, Londra, una manciata di mesi dopo la sua pubblicazione. Sono sempre stato uno decisamente old school, all’epoca andava forte MySpace ma le novità si apprendevano perlopiù tramite pochi selezionati magazines o col passaparola in negozio. Dopo poco sarebbe uscito il primo LP di Pinch, che allora insieme a Benga, DMZ, la cricca di Bristol e quella di Londra sud, avrebbe imposto il suo nome in cima alle charts della nascente dubstep; quella più roots, legata alle radici jungle, dnb (lo stesso Pinch nasce come dj dnb) e dub della scena dei sound systems inglesi… Non quella odierna zeppa di synth gracchianti e viaggianti sulle medie… Prima era tutta questione di bassi puliti e subacquei.
Col mio socio di etichetta fummo tra i primissimi a portare Pinch in Italia; da lì nacquero lunghe chiacchierate e grazie a Rob appresi tutto quel che oggi so circa la stampa e il taglio dei vinili… La differenza fra un certo tipo di solco ed un altro…L’importanza del peso del vinile…Come e perché si fanno dubplates…
Memorie indelebili.

 

The Doubtful GuestSlaves
Libby arrivò a Londra da Chicago via Italia (era in tournée come cantante lirica) verso i primi anni del 2000. Per caso finì a dividere il suo primo flat londinese con Ceephax. Da lì la metamorfosi da soprano a regina della breakcore d’Oltremanica è stata breve.
Elizabeth è un talento fuori dal comune, un’esplosione di energia e di gentilezza. È stata lei a darmi l’idea di fondare la Lil Pitch nel 2008, durante la prima di molteplici visite a Londra che si sarebbero susseguite negli anni. La sauna in cui è ritratta nella cover di Acid Sauna era in effetti la sauna che si trovava nel backyard del suo appartamento.

 

The HostTryptamine Sweep
Non c’è in realtà un pezzo preferito quando penso alla musica di Barry. Tutte le produzioni forgiate sotto le sue diverse guise – Barry Lynn, Boxcutter, The Host – sono per me dei gioielli della bass music degli ultimi quindici anni. Se ho scelto Tryptamine Sweep è in ricordo dei nostri molteplici scambi di emails confrontandoci su tematiche care a Shulgin e Terence McKenna… Qui habet aures audiendi, audiat. Nell’ultima occasione in cui l’ho incontrato, a maggio 2012 in un party Planet Mu a Londra, arrivai cotto a puntino e in ritardo ma con lui sul palco che aveva appena iniziato a suonare questo pezzo.

 

Bit MeddlerFrustum
Scelgo questo pezzo innanzitutto perché è un capolavoro a metà fra mash up e drill’n’bass, quel tipo di roba che all’epoca potevi trovare giusto su Planet Mu e poche altre labels…
Due, perché non si può non dar fiducia ad uno che nella sua pagina personale del roster artisti Planet Mu, è ritratto con la stessa acconciatura dell’infamous Henry Spencer, il protagonista di Eraserhead.

 

Luke VibertComfy Cozy
Una delle mie preferite per quanto riguarda i lavori di Vibert usciti su Planet Mu. Il crescendo è a dir poco spettacolare… Poi vabbè lui meriterebbe una monografia, sicché bando alle ciance e aspettiamo di vederlo all’opera al Link.

 

John WizardsLusaka By Night
Perché ero solito ballare questo pezzo con Jo-Anne nel mio appartamento al Pratello. Sia Jo-Anne che John Wizards appartengono ai colori e al groove di Cape Town…Altre memorie indelebili.

 

KuedoSalt Lake Cuts
Perché è il disco da me più ascoltato (insieme a Blue Lines dei Massive e l’ultimo BOC) quando si tratta di fare sesso.

 

µ-ZiqGreen Lanes
Semplicemente un anthem, un altro momento indimenticabile donatoci da una figura il cui ruolo è stato fondamentale nell’evoluzione della musica urbana degli ultimi venti anni.

 

TraxmanLifeeeee Is For Ever
Questo brano è strutturato su campionamenti di Let’s Go Crazy di Prince. Let’s Go Crazy è il pezzo posto in apertura di Purple Rain; Lifeeeee Is For Ever invece chiude il primo album solista di Traxman per Planet Mu. A testimonianza che la footwork ha saputo prendere lo scettro e guidare con forza, continuità e creatività straordinarie la black music, di cui è senza ombra di dubbio la pagina più bella dagli inizi del 2000.

 

DJ RashadHeaven Sent
La mattina in cui aprii la mail di un amico che mi metteva al corrente della morte di Rashad (avevo da poco pubblicato DJ Earl con la mia Lil Pitch, evento che mi aveva di fatto introdotto alla conoscenza di diversi elementi della crew dei Ghettoteknitianz), rimasi seduto in silenzio, impietrito, per almeno un tre minuti buoni. Per me fu come… Vediamo… Se fossi vissuto nel ’70 credo mi sarei sentito alla stessa maniera all’annuncio della morte di Hendrix.
Rashad è insieme a Madlib il mio mito della musica nera degli ultimi venti anni. Heaven sent…And sent back to heaven.