Proibizionismo e whiskey: quando bere era illegale

Non lamentatevi del periodo storico in cui vivete: nel Proibizionismo sarebbe stato ancora peggio.

Scritto da Martina Di Iorio il 13 aprile 2018
Aggiornato il 7 maggio 2018

Certo, potevamo nascere in un momento storico più favorevole, dove la disoccupazione giovanile era minore, c’erano ancora i governi e pure le mezze stagioni. Ma ci poteva andare anche peggio, e trovarci in quel maledetto periodo chiamato Proibizionismo. Così ci toccava non solo nasconderci da fidanzati/e, ma anche scappare dalle guardie per bere in santa pace un buon bicchiere di whiskey. Il Proibizionismo, per chi si fosse distratto, fu quel disgraziato periodo dal 1919 al 1933 in cui uno scellerato emendamento proibì negli Stati Uniti vendita, somministrazione e importazione di alcol.

proibizionismo

Va da sé capire come in una giovane e rampante America bersaglio di milioni di immigrati irlandesi, il whiskey fu uno dei protagonisti di questo celebre corso. Bannato, demonizzato, cancellato dalla memoria di tutti. O almeno così credevano i benpensanti. L’amore per il distillato che sapeva di patria invece continuava ad albergare nei cuori della sua gente, ed ecco che iniziarono a sorgere gli speak easy, bar resistenti nascosti nei luoghi più impensabili delle città che ospitavano la fonte di eterna giovinezza.

speak easy

Si entrava solo se a conoscenza di parole e codici segreti, dopo tortuosi passaggi e bizzarre trovate: prima regola dello speak easy, mai parlare dello speak easy. Nacquero così cocktail storici come il Boulevardier, l’Old Pal e altre pietre miliari della miscelazione. Di nascosto, parlando a bassa voce e bevendo in tazze da tè o latte per non farsi beccare in caso di sopralluoghi della polizia. Il resto è mito, quel mito che ha contribuito alla grandezza e al fascino che questo distillato ha ancora oggi.