Roma al centro di SUTH: nuove collisioni e prospettive post continentali

Primo appuntamento di un percorso ampio e in divenire che punta a scompaginare gli stereotipi legati alle dinamiche e ai rapporti tra culture e contaminazioni nel Mediterraneo

Scritto da La Redazione il 3 dicembre 2021
Aggiornato il 6 dicembre 2021

Invertire e ribaltare le gerarchie (erroneamente?) radicate, proiettare verso nuove possibili collisioni future le placche continentali e culturali che popolano il Mediterraneo. Un po’ come se per orientarsi non si cercasse più il Nord ma il Sud. Un po’ come la cartina geografica che introduce SUTH, misteriosa e profetica due giorni di musica live, dj set e performance sonore all’Angelo Mai, curata da NERO insieme a Bar India e presentata nell’ambito della serie Concerti d’Inverno: una cartina che sembrerebbe quella di un continente immaginario dal futuro, ma che in realtà non è altro che una mappa del Sud Europa e dell’Africa settentrionale ribaltata e distorta, realizzata da Akoi 1 e sintesi visiva perfetta di come la realtà, un giorno, potrebbe di gran lunga superare la fantasia. Primo appuntamento di un percorso più ampio e in divenire – aperto anche a nuove collaborazioni e che punta a scompaginare gli stereotipi legati alle dinamiche e ai rapporti tra culture e contaminazioni nel Mediterraneo – SUTH è l’istantanea non definitiva su un bacino e un’area geografica che presto troverà il suo centro lungo i propri margini. Ancora una volta è qui, nei territori di confine, dove la memoria (il Nodo lunare sud, non a caso simbolo grafico di SUTH) non ha ancora ingurgitato se stessa, che il presente è più vivo e imprevedibile che mai. Il ribaltamento di prospettiva è la vocazione primigenia di SUTH, non solo negli input grafici ma a partire dal nome. «Quello che proviamo a fare è rivolgere lo sguardo verso il sud, termine che, a sorpresa, discende dall’inglese antico – invece che dal latino, ad esempio – e che fin dal linguaggio stabilisce una sorta di supremazia del nord rispetto al resto. Una posizione tradizionalmente dominante che si manifesta anche nell’immaginario musicale, su cui da sempre svettano città come Londra, Berlino, Parigi. Con SUTH l’idea è di partire dalla constatazione di come Roma sia una città che è porta del meridione, punto geografico che per convenzione apre al sud. Rivendichiamo questa essenza mediterranea e meridionale e da tale punto geografico e ideale abbiamo provato a metterci al centro di un bacino che è convergenza di terre diverse – tre Continenti, per l’esattezza – ruotando lo sguardo a 360 gradi».

Un approccio teorico che negli ultimi anni ha trovato espressioni concrete – in letteratura ma anche in musica – tanto nel lavoro di NERO e Not quanto nella ricerca sul folklore di musicisti come Mai Mai Mai (tra i curatori del progetto) – che letteralmente si materializza nei nomi presenti nella due giorni e nella scelta di mettere insieme artisti di paesi mediterranei o proposte figlie di innesti e contaminazioni tra bagagli culturali diversi, molto urbani ma anche legate al folklore locale, che in qualche modo riferiscono al Mediterraneo (o ne riferiranno quando le collisioni tra placche avranno concluso il loro corso). E quindi artisti provenienti dalla sempre un po’ marginalizzata area balcanica (qui nello specifico dalla Serbia), da Portogallo, Libano e fino al Kenya, con il Mediterraneo a fare da magnete anche attraverso progetti italiani, come Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) e la rivista di arti e letterature arabe contemporanee Arabop (edita da Tamu Edizioni che ha sede, forse non a caso, a Napoli), che già da qualche anno lavorano su questi temi attraverso una prospettiva nuova, contemporanea e più aderente al reale, entrambi presenti e ispirazione per l’orizzonte d’azione di SUTH.

Rivendichiamo l’essenza mediterranea e meridionale di Roma e da questa prospettiva geografica su cui convergono tre Continenti abbiamo ruotato lo sguardo a 360 gradi

Per la prima due giorni all’Angelo Mai, il Mediterraneo sonoro dai confini larghi, senza centro o con il centro ai suoi bordi di SUTH guarda alle sue radici nere prima ancora che classiche, raccogliendone però i frutti iper contemporanei, a cominciare dagli assalti sonori del kenyota Slikback: profeta del dancefloor brutale, che a suon di autoproduzioni ha dato una bella sverniciata gore alle già ipercinetiche produzioni del giro ugandese Nyege Nyege. Circumnavigando in senso orario la pangaea del futuro, dal Kenya si passa prima per il Portogallo e i ritmi minimal-baile della Príncipe di Lisbona, di cui Nídia è una delle esponenti più raffinate; si completa il giro attraverso i Balcani folk ed elettroacustici di kӣr, fino al Medio Oriente di Rabih Beaini, nelle cui avventure sonore si ritrovano sempre le impronte delle sue origini libanesi. Dall’Italia arriva il resto della line up: INVERNOMUTO scriverà un nuovo capitolo del progetto di ricerca audio/video “Black Med“; Bawrut, producer in ascesa, presenterà il suono nuovo album di elettronica tra il pop e la contaminazione “In The Middle”; Fernanda Fischione di “Arabpop” curerà una sonorizzazione di musica elettronica araba. In ultimo, la musica jao di Vipra Sativa ribadirà come il nuovo non-mediterrano unito dovrà insindacabilmente fare i conti con Torpignattara.

PROGRAMMA

MARTEDÌ 7 DICEMBRE
Dalle ore 20:00 in poi
Live / Performance | Dj set

SLIKBACK
RABIH BEAINI
VIPRA SATIVA

Sonorizzazioni a cura di
INVERNOMUTO | BLACK MED

MERCOLEDÌ 8 DICEMBRE
Dalle ore 20:00 in poi
Live / Performance | Dj set

NÍDIA
BAWRUT
KӣR

Sonorizzazioni a cura di
ARABPOP | FERNANDA FISCHIONE

Biglietto di ingresso per ciascuna serata: €10