Paura e natura, rituali all’alba, sleep concert e manicure: ecco Santarcangelo Festival 2018

Da venerdì 6 a domenica 15 luglio lo sguardo sulle performing arts al di là dei confini

Scritto da Salvatore Papa il 21 maggio 2018
Aggiornato il 23 maggio 2018

Sarà un’edizione col cuore in gola. E se altrove la paura è il fantasma da evitare in tutti i modi, a Santarcangelo sarà possibile riabbracciarla amorevolmente, riscoprendone la funzione originaria e liberandola senza freni. L’emozione che più di tutte determina i nostri destini, potente strumento di manipolazione politica ed economica, diventa per la nuova edizione del festival diretto da Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino (da venerdì 6 a domenica 15 luglio), una porta di ingresso sul presente, strumento per riappropriarsi di un’intelligenza emotiva troppo spesso inibita. E non è un caso che siano tantissime le donne presenti nel cartellone, simbolo di quel binomio culturale emozioni-femminile che Santarcangelo si propone di ridisegnare in chiave positiva. Dal corpo politico messo in scena lo scorso anno si passa, quindi, al corpo emotivo o alla politica delle emozioni, in un turbinio di energie appartenenti a coordinate artistiche e geografiche differenti.

Luogo prediletto di questa nuova esplorazione sarà la natura, spazio magico in cui rientrare in contatto con il mistero e l’oscurità. Ci ritroveremo, così, lungo il letto di un fiume al crepuscolo e su una spiaggia di Rimini all’alba, rispettivamente con Night Tripper e Diorama for Santarcangelo della coreografa norvegese Ingri Fiksdal, tra presenze impalpabili, insoliti strumenti musicali e costumi luccicanti; al limitare del bosco in uno spazio serale pensato da Markus Öhrn per accogliere otto incontri di 30 minuti con altrettanti artisti (quattro svedesi e quattro italiani); a contatto con tre falchi liberi nel buio di una sala grazie a Gold di Francesca Grilli; negli Orti dei Frati Cappuccini dove Muna Mussie con Oasi riflette sulla sulle paure connesse agli elementi della natura.

 Tamara Cubas - Multitud
Tamara Cubas – Multitud

E se il tramonto, lo scorrere dell’acqua e la vegetazione avranno lo stesso ruolo di un performer sul palco, saranno gli adulti, gli adolescenti e i bambini del territorio gli altri co-autori del festival. A partire dal progetto che lo aprirà la sera del 6 luglio, ovvero Multitud dell’uruguayana Tamara Cubas, che indaga il rapporto tra singolo e gruppo con circa settanta volontari per una potente coreografia corale che, nella moltitudine, darà slancio alle differenze; la performance Arrêt sur image della greca Panagiota Kallimani, frutto di un laboratorio con bambini che ha dato vita a un’immaginario inaspettato dell’infanzia, quasi “dark”; o Your word in my mouth di Anna Rispoli, Lotte Lindner&Till Steinbrenner che inviteranno il pubblico a leggere le interviste sul tema dell’amore a persone come un poliamorista, un’assistente sessuale per disabili o due teenager di seconda generazione per aprire un dibattito che dà voce dare voce ad abitudini, desideri, paure che riguardano tutti.

Tra i modi di spiazzare la paura, il centro sociale MACAO di Milano propone invece la cura di sè e la creazione di una comunità affettiva, da un lato coinvolgendo 25 professionisti e artigiani del corpo tra parrucchieri, massaggiatori, estetisti e cartomanti che invaderanno Piazza Ganganelli nei due weekend, dall’altro sviluppando una sorta di economia circolare grazie alla creazione di una criptomoneta, Santa Coin, da utilizzare per pagare biglietti, ristorante, dopofestival ecc.

Buhlebezwe Siwani e Chuma Sopotela
Buhlebezwe Siwani e Chuma Sopotela

Scorrendo poi il cartellone, sono tanti i nomi sconosciuti e le prime italiane, ma le direttrici rivendicano la responsabilità del festival nel dare voce ad artisti nuovi o provenienti da luoghi lontani, proposte avventurose che “superano i confini dell’ovvio per disegnare un articolato paesaggio emotivo”: dalla coreografa dominicana Ligia Lewis alla libanese Tania El Khoury, dall’indiana Mallika Taneja alla rivelazione australiana Nicola Gunn (il suo Piece for Person and Ghetto Blaster è uno degli spettacoli più attesi), dalla brasiliana Michelle Moura alle sudafricane Buhlebezwe Siwani & Chuma Sopotela.

E non mancano, ovviamente, i volti noti: ci sarà Alessandro Sciarroni con Don’t be frightened of turning the page con un rituale ipnotico che prende spunto dai movimenti migratorio di alcuni animali; la danzatrice e coreografa Cristina Kristal Rizzo con il suo ikea; i Motus con lo spettacolo Panorama realizzato con il gruppo interetnico di performer del mitico teatro dell’East Village newyorkese, La MaMa, e una “performance-scheggia” in piazza dal titolo Chroma Keys; Dewey Dell con I am within, frutto del lavoro con una bambina, vera protagonista della performance; Chiara Bersani con un Gentle Unicorn, che probabilmente si aggirerà anche tra le strade; Sissi con Unravelling vein; Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con Scavi, unica restituzione pubblica della ricerca per il nuovo spettacolo teatrale che debutterà ad ottobre 2018.

FAKA
FAKA

Infine, importantissimi, i concerti in Piazza delle Monache e i party nel fantastico tendone da circo del Dopofestival a cura di Stefania Pedretti (?Alos) e Francesca Morello. Quindi, tra gli altri, i live di Father Murphy (il 7) e Sequoyah Tiger (il 13), il rituale estremo dello svedese Trepaneringsritualen (l’8), i ritmi gqom degli imperdibili FAKA (i 14) tra i massimi rappresentati della comunità queer nera dell’Africa post-coloniale, il Discretissimo Karaoke Domenicale con Lilith Primavera (l’8), lo sleep concert con Electronicgirls (il 9), i sintetizzatori di Matteo Vallicelli (l’11) e la prima volta fuori dal Kit Kat Club di Berlino del party GEGEN (14 luglio).

Butta gli ansiolitici e vieni a Santarcangelo.

TUTTO IL PROGRAMMA DETTAGLIATO QUI