Set Up History

Un po' di amarcord dalle precedenti edizioni di un format unico e cangiante, tra linguaggi d'avanguardia e clubbing.

Sequoyah Tiger, Set Up 2018

Foto di Matteo De Fina

Scritto da Joe Versalis il 27 gennaio 2020
Aggiornato il 28 gennaio 2020

Set up significa “impostare”, “costruire”, ma anche “organizzare”, “allestire”, “configurare”. Questa ambiguità semantica calza perfettamente per la grande astronave di luce e suono che atterra ogni due anni a Punta della Dogana e che, plasmando un nuovo format, ha saputo colmare in breve tempo la distanza tra Venezia e il mondo.

Matthew Herbert – Set Up 2018

Correva l’anno: 2016. A Palazzo Grassi ebbero un’illuminazione folgorante: perché tra un allestimento e l’altro non utilizzare gli spazi della sede espositiva di Punta della Dogana per creare un vero e proprio festival performativo? È così che nasce Set Up, sul crinale di un prezioso limbo temporale, trasformandosi immediatamente in un appuntamento di culto, una fugace biennale legata alla musica elettronica e al corpo in movimento. Due giorni, ogni due anni, per un festival che coinvolge tutte le facoltà del pensiero, dell’ascolto e della concentrazione. Un programma fatto con il contagocce e la carta millimetrata, per intercettare la quintessenza del presente, inanellandola attraverso una narrazione in crescendo, una vera e propria drammaturgia in grado di unire la dimensione acustica al dancefloor.

Set up 2016 – Evan Parker

Fu Evan Parker 4 anni fa ad infrangere per primo il silenzio, scendendo dalla lunga scalinata in ingresso, anticipato dal suono del suo sassofono poliglotta. Da allora sono decine i musicisti, coreografi, danzatori e performer arrivati in laguna per questo appuntamento grazie alla trasversalità e lungimiranza della curatela. Un tratto distintivo che già nella prima edizione ha saputo bilanciare le incursioni eteree nel campo della contemporanea (come non citare i memorabili Francesco Dillon e Riccardo D. Wanke alias Amuleto) con la fisicità del Balletto di Roma, del collettivo austriaco The Loose Collective e dello scardinante Alex Deutinger, concludendo le serate con il live di Alva Noto e il djset di Mount Kimbie. En plein sfiorata per la defezione all’ultimo di Fatima Al Qadiri.

Set Up 2016 – Mount Kimbie

Sarà poi il violoncellista Ernst Reijseger con il suo commovente solo a dare il benvenuto nel 2018, tacciando i brusii e raccogliendo a se il primo pubblico, attento e compunto, per uno dei momenti più densi del weekend, un impeccabile climax verso Alessanro Sciarroni (non ancora in odore di Leone D’Oro, vinto l’anno successivo a Biennale Teatro): da quel momento si sussegue l’interplay corpo/macchina di Sequoyah Tiger, le inimitabili acrobazie polistrumentistiche di Ooopopoiooo, l’eccentrico ed incendiario Chris Imler, i mondi caleidoscopio di CollettiO CineticO, i dirompenti set di Laurel Halo, Mouse On Mars, Leibach e Matthew Herbert.

Alessandro Sciarroni

 

Un riepilogo.
Edizione 2016 – 19-20/02
Evan Parker, Balletto di Roma, Navaridas & Deutinger, Alva Noto,
Amuleto, Deutinger & Gottfarb, Mount Kimbie

Edizione 2018 – 23-24/02
Ernst Reijseger, OoopopoiooO, CollettivO CineticO, Laurel Halo, CollettivO CineticO, Mouse on mars
Alessandro Sciarroni, Sequoyah Tiger, Laibach, Chris Imler, Matthew Herbert