Su un palazzo della Bolognina il grande mandala dell’urban artist 2501

Oltre all'intervento in strada, la creazione del simbolo buddista con i monaci tibetani a Palazzo Pepoli.

Scritto da Salvatore Papa il 15 gennaio 2020

Il Mandala (dal sanscrito “cerchio”) è un’antichissima rappresentazione geometrica bidimensionale di un universo sacro. Un simbolo di pace al quale l’associazione buddhista Lama Gangchen Inner Joy di Bologna ha deciso di rendere omaggio commissionando all’urban artist milanese Jacopo Ceccarelli, in arte 2501, un enorme murale sulla palazzina Acer di via Nicolò dell’Arca 34. Un’opera complessa che si rifà alla ricerca visiva dell’artista, tra i più importanti esponenti dell’attuale scena street. Di formazione buddhista, 2501 ha sempre fatto riferimento nel suo lavoro alle geometrie sacre, ponendosi a cavallo tra astratto e figurativo. Le sue sono composizioni libere ma rigorose di linee, forme e movimenti in costante dialogo con la topografia urbana e i suoi murali – già a Bologna per CHEAP – sono oggi sparsi in tutto il mondo (Los Angeles, Miami, Sao Paulo, Milan, Roma, Detroit, Chicago, Ulan Bator, New York, Atlanta, Kiev).

Il mandala che prenderà forma in Bolognina dal 16 al 26 gennaio, dopo quello di Milano (in foto), è ispirato al Tempio di Borobudour sull’isola di Giava e conterrà i colori tipici della tradizione (giallo, blu, verde, rosso e bianco), pur essendo una reinterpretazione libera dalle rigide misurazioni e proporzioni tradizionali. Regole che verranno, invece, applicate sabato 25 e domenica 26 gennaio da alcuni monaci artisti tibetani a Palazzo Pepoli per un grande mandala realizzato con le tipiche sabbie colorate. L’opera, visitabile durante la creazione (sabato 11-22; domenica 10-19), sarà poi distrutta completamente con una cerimonia domenica 26 gennaio, anticipata alle h 16 dalla conferenza del Lama Michel Rinpoche “Mandala. Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma” e seguita dalla distribuzione delle sabbie ai presenti .

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