Tinder Nightmare

Viaggio semi ironico tra i match milanesi

Scritto da Lady D. il 25 ottobre 2019
Aggiornato il 28 ottobre 2019

“Quando ti penso nitrisco” mi scrive un tipo una sera. “Scusa, in che senso?” rispondo io curiosa. “Nel senso che divento un cavallo”. Silenzio. Non sapendo di fare lo stesso effetto del più noto anestetico per equini, finisco nel nulla questa bellissima conversazione. E pensare che nella foto profilo M., 25 anni, laurea in Scienze Motorie alla Statale di Milano, sembrava tutto fuorché un’aspirante fantino.

“C’hai 20 euro?” esordisce P., 26 anni, bello come pochi, a parte il tatuaggio di Pete Doherty e Kate Moss sulla coscia con scritto narici esigenti. La cosa ovviamente mi incuriosisce, dice di amare il trekking, ma anche le droghe sintetiche. “Cosa ci compriamo con 20 euro?”, rispondo pensando che sia comunque un approccio più originale di un noioso “ciao, di dove sei, come stai”. La discussione va avanti, tocchiamo picchi di assurdità mai visti, ma tutto purtroppo finisce quando mi spiega che per lavoro vende sigarette di contrabbando ai rave in giro per l’Europa. Poteva essere amore.

E pensare che nessun ghostwriter è stato ingaggiato per scrivere questo articolo, quello che leggerete in queste righe è successo realmente. Ho passato domeniche in hangover a swippare, matchare, chattare, ho costretto amici, parenti e colleghi a condividere le loro esperienze con il mondo. Tutto questo per la scienza, ovviamente, ma anche perché – sinceramente – a Milano è un fenomeno più diffuso di quanto potete pensare. E tutti alla fine vogliono più o meno solo una cosa. Sì, quella. Benvenuti nel mondo di Tinder.

A Milano è difficile rimorchiare, l’avevamo già detto qui, e quindi utilizzare app d’incontri è ormai è argomento sdoganato. Non fate i timidi, anche voi avrete provato la sottile soddisfazione di trovare colleghi e amici sulla nota applicazione in oggetto. E ne siete stati sollevati. Avrete ormai anche la risposta pronta quando vi chiedono: “Cosa cerchi su Tinder?”, che – da precisa analisi – vuol dire solo una cosa: “Io voglio scopare, e tu?”. Questo, infatti, sembra essere il punto di partenza per molte esperienze. F., 22 anni, di Assago, mi chiede subito se posso collegarmi con un Face Time, ché mi deve far vedere una cosa. “Cosa?”, chiedo io ingenua ma forse no, lui dice che è una sorpresa e che si sta annoiando al lavoro. Avrò accettato il pacco regalo? Chissà. Anche R., 28 anni, di Napoli, si sbriga con le domande di cortesia e mi chiede di raggiungerlo a casa. Magari prima una birra insieme? Voglio darmi un tono, e poi gli spiego che prima vedo cammello, poi compro tappeto. Niente, o casa o muerte. Allora muori.

E tutti alla fine vogliono più o meno solo una cosa. Sì, quella. Benvenuti nel mondo di Tinder.

C., una mia cara amica che si è prestata all’indagine antropologica, mi spiega invece che le sue esperienze sono positive. “Tutti provano a portarti a casa fin da subito, il riferimento al sesso è sempre nell’aria. Ma bisogna mettere le cose in chiaro”. I suoi date, al bar gay sotto casa per evitare concorrenza sleale, non la deludono. A parte il medico di Vimercate che le manda i meme sulle patologie. Le spiego che sembra il dottore del nazismo, Mengele, lei ride, ma va avanti. Organizza cinema, sushi, qualche limone sotto il portone di casa. Niente di più. “Quello che sbagli è il range di età”, mi dice. “Io vado dai 30 al massimo ai 40”, continua. C. sintetizza: “A Milano non c’è altro modo per trovare e uscire con qualcuno. Si fanno anche belle conoscenze, non gira tutto intorno all’organo maschile.” C. approva Tinder.

Non solo gli eterosessuali finiscono su Tinder, a Milano. F., romagnolo di 35 anni, mi dice che la preferisce a Grinder (nota applicazione d’incontri) proprio per la maggiore serietà ed affidabilità. “Su Grinder ci sono i zozzoni, io prima di scopare voglio conoscere un minimo una persona. Almeno un appuntamento e poi si vede”. Mi spiega che su Tinder se un uomo cerca un uomo è difficile che come obiettivo primario ci sia il sesso. Perché altrimenti si sceglierebbe Grinder.

Ma come si fa a scegliere qualcuno su Tinder? Come è possibile giudicare un profilo? Qui parte il circo. In base alle foto distinguiamo diversi profili umani, a cui offro questa esegesi.
Foto con animali: passino pure le foto con il cane o il gatto (soprattutto le donne), ma cartellino rosso con ogni altre genere d’animale. Capre, volatili, rinoceronti, scimmie non sono ammesse. Il messaggio: sono sensibile, amo la natura, scopiamo?
Foto con cellulare/corona d’alloro: sindrome di Gianluca Vacchi nel primo caso, mancanza di altri traguardi nel secondo, qui siamo di fronte a dei no colossali. Il messaggio: sono busy, sono acculturato/a, raggiungo i miei obiettivi, scopiamo?
Foto in palestra: devo dire quello che penso? Il messaggio: sono figo/a, mi prendo cura del mio corpo, guarda che addominali, scopiamo?

La descrizione che si offre al profilo apre un capitolo che meriterebbe un’antologia a parte. Qui, per questione di spazio, vi condivido i migliori. J., 32 anni, è sintetico ma arriva al punto. Scrive: “Berghain, Watergate, DC10, Pacha, Ibiza”. Forse la techno l’ha reso di poche parole. Ovviamente non mancano i filosofi, come M., 26 anni, che si descrive come “Libero pensatore e cittadino del mondo”. Pensavate che la sindrome del provino da Grande Fratello fosse finita? Ci pensa A., 32 anni, a descriversi come “molto solare, vivo la vita con il sorriso e il sole in faccia, mi godo la vita, e sono fiero di essere terrone”. Ma il tuo tallone da killer? Il poeta C., di 27 anni, invece cerca di sedurre con i versi: “Fluido come ghiaccio sul punto di sciogliersi, sincero come un blocco di legno grezzo, vuoto come una valle”. OK.

“Molto solare, vivo la vita con il sorriso e il sole in faccia, mi godo la vita, e sono fiero di essere terrone” A. 32 anni

Andiamo oltre. Questo lavoro l’ho preso sul serio. Ho cercato di mappare anche la città sulla base dell’algoritmo di Tinder e delle interazioni che mi proponeva. Quello che ne è uscito fuori è una sorta di grande mappa umana, divisibile per zone. Muovendoci a nord est di Milano (Lambrate, Piola, Città Studi) troviamo una marea di studenti del Politecnico: giovani ingegneri/architetti/matematici poco avvezzi all’arte del rimorchio ma dalla concretezza e pragmatismo spiccante. Sarà che avere a che fare con numeri e calcoli li rende così, ma quello che ne deriva è una serie d’approcci un po’ claudicanti, noiosi, titubanti.
Sempre in zona, ma spostandosi verso Nolo, Loreto, Centrale, troviamo una miriade di profili umani. Ma quello che ho potuto rilevare è che l’algoritmo di Tinder riesce ad arrivare fino alla Brianza. Qui, udite udite, il maschio italiano sembra ancora avere in mente le sue caratteristiche principali. L’ho sempre sostenuto: gli uomini di provincia vanno dritti al sodo e lo fanno anche con stile. A Porta Venezia, Porta Romana e considerando tutta la parte est di Milano vive una giungla umana non ben definita: a metà tra l’influencer, il radical chic, lo squattrinato, il wannabe. Risultato? Conversazioni su Berlino, il genere musicale che fanno i Tale of Us, il Terraforma, l’ultima Nike. OK.
Porta Genova e Navigli è territorio di modellini, stranieri, consulenti finanziari e studenti. I primi vogliono scopare senza troppi giri di parole, gli stranieri cercano anche persone per farsi un caffè in compagnia, i consulenti finanziari ti riversano addosso lo stress di orari di lavoro fino a notte fonda, gli studenti non hanno ancora capito come si chiamano. OK.

Tutto sommato Tinder non differisce di molto dalla realtà. Un grandissimo archivio digitale di casi umani, meno umani, gente seria, meno seria, pazzi e meno pazzi che per noia o altro cercano contatti. Che poi, ironia, chat assurde e ingrifati a parte, ho anche avuto delle esperienze positive. Non voglio buttarla sempre in “caciara”. Per esempio ringrazio A. e C., veneto il primo, brianzolo il secondo, per avermi regalato in modo seppur diverso, la stessa cosa: ottimi appuntamenti, buona conversazione, qualche gin tonic e orgasmi multipli.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-11-01