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Una cosa che mi manca: Peppuccio

L’oasi verde della Darsena tra lecca-lecca, sigarette e amari

Scritto da Giada Biaggi il 27 aprile 2020

Da fuori sembra una tabaccheria come le altre, ma tutte le milanesi e tutti i milanesi sanno che non è così. A renderla unica la presenza carismatica e post-moderna di Peppuccio; una crasi estetica ed emotiva tra Ugo Tognazzi, il baffo delle televendite e Miles Davis. Di solito al “Bar Verde” non ci finisci solo per comprare le sigarette; ma per comprare le sigarette e parlare con Peppuccio. Se sei donna e single al tabacco viene abbinato del saccarosio, somministrato sotto forma di lecca-lecca – Peppuccio trasforma così ogni donna in un essere ibrido sospeso tra le identità di Alda Merini, Ornella Muti e la Lolita di Nabokov.

Peppuccio; una crasi estetica ed emotiva tra Ugo Tognazzi, il baffo delle televendite e Miles Davis

 

Mi immagino la sua testa spesso affollata di tutte le universitarie e giovani professioniste che ha incontrato negli anni intente a succchiare lecca-lecca in lingerie, un po’ tutte eccentriche come nella scena finale di Otto e 1/2; una bellissima commedia all’italiana oleografica e neuronale che profuma di videoclip indie dei primi anni Zero mixato a un programma uscito dalla penna di Gianni Boncompagni e Umberto Smaila, ma anche a una scena corale e un po’ sessista di un film di Fellini con tante tette e un solo centro fallico.

Peppuccio nel suo habitat naturale in posa con un suo fan. N.B.: Paperino sulla sfondo.

Mi ricordo che una volta ci andai a San Valentino, perché volevo che qualcuno mi facesse un regalo. Peppuccio quel 14 febbraio mi regalò due lecca-lecca – un booster d’amore e glicemia. Alla fine, sapete, penso che nelle feste comandate l’idea che qualcuno ti regali qualcosa è sempre bella. Il mittente in questi casi è solo una formalità borghese, che davvero non mi interessa.

Mi immagino la sua testa spesso affollata di tutte le universitarie e giovani professioniste che ha incontrato negli anni intente a succchiare lecca-lecca in lingerie; una bellissima commedia all’italiana oleografica e neuronale che profuma di videoclip indie dei primi anni Zero

Ma chi è Peppuccio? Un ex-batterista jazz che ha reso il suo tabacchi vista Darsena hype prima dell’esistenza dell’hype. Dai vari discorsi da ubriaca che ho avuto con lui credo che Peppuccio sia un po’ di destra; però – si sa – la perfezione non esiste. Se devo dire cos’è l’inizio della primavera per me è proprio quando vai da Peppuccio in bicletta ascoltando California Girls di Katy Perry, prendi la tua bella Peroni da 66 e vai sulla Darsena a bertela con la tua migliore amica.

Ragazze ringraziano Peppuccio dopo aver ricevuto dei lecca-lecca.

Dal 1986 il pre-serata è anche birrette da Peppuccio. Che poi sfocia in un paio di amari da Peppuccio. Diciamo che il beverage qui è all’insegna del mix&match; da bassa gradazione alcolica ad altissima gradazione alcolica senza via di ritorno. No da Peppuccio non ti bevi il cocktail e neanche fai l’aperitivo. Diciamo che il senso ontologico del suo hype risiede proprio nell’essere il posto da non-aperitivo nella zona dell’aperitivo.

Meglio non farsi vedere da Peppuccio con altri uomini, non ti tratterà poi così bene la volta dopo. E se c’è una cosa che tutte vogliamo in cuor nostro è essere trattate bene da Peppuccio ad aeternum

In chiosa, direi che Peppuccio è un posto dove comprare tabacchi polimorfi e bere con le amiche o con gli amici se si è uomini; mi raccomando SCONSIGLIATISSIMO per i primi appuntamenti soprattutto per le signorine – meglio non farsi vedere da Peppuccio con altri uomini, non ti tratterà poi così bene la volta dopo. E se c’è una cosa che tutte vogliamo in cuor nostro è essere trattate bene da Peppuccio ad aeternum.