10 anni di Take It Easy

Intervista ai due fondatori: Luca Bugsy e Fabio DJLMP

Scritto da Eric e Zagor il 22 gennaio 2020
Aggiornato il 29 gennaio 2020

Coraggio, passione, tenacia, divertimento: queste sono le parole che possono racchiudere 10 anni di feste sfrenate. Take It Easy con la sua programmazione sempre tendente all’house, da quella più classica di stampo americano a quella più tedesca, si è conquistato un posto di rilievo nella notte meneghina; chi non c’è mai stato sbaglia perché l’aria che si respira oggi al Tunnel (prima al Block, prima ancora al Q Club e prima ancora al Legend) è proprio quella della festa. Con questa intervista doppia, Zero vi svela come sono cresciuti Luca Bugsy e Fabio DJLMP, i due fondatori.


Chi siete? Da dove venite? E cosa fate nella vita?

Siamo Luca e Fabio, veniamo entrambi dalla provincia di Milano. Facciamo i dj, produttori e organizzatori di eventi a tempo pieno.

Vi diverte ciò che fate?

Non avremmo potuto fare altro nella vita.

Cosa facevate prima di Take it Easy?

Luca: Ho iniziato a fare il dj all’età di 17 anni, non ho mai voluto fare altro, e non ho fatto altro.
Fabio: Io ho fatto tutto, almeno 30 lavori diversi in 10 anni e nel mentre facevo musica.

Qual è stato il primo approccio alla musica elettronica?

Luca: Sono rimasto folgorato dalle mille luci di un vecchio mixer trovato in casa del padre di un amico, la scoperta del mondo del clubbing ha fatto il resto.
Fabio: Io ho sempre ascoltato tonnellate di musica fin da bambino. Stavo sveglio fino a tarda notte ad aspettare il pezzo giusto da registrare sulla mia cassettina per poi farlo ascoltare ai miei compagni di scuola. Alla fine son sempre stato un dj, solo che non lo sapevo.

Come vi siete conosciuti?

Siamo cresciuti nella stessa città e abbiamo frequentato saltuariamente le stesse persone, poi ci siamo trovati ad avere la stessa passione e a condividere gli stessi ideali di clubbing.

Perché avete deciso di creare il progetto Take it Easy?

Era un momento di stagno nel mondo della musica elettronica e dei party in città. Avevamo una nostra idea di festa che non rispecchiava gli eventi che all’epoca dominavano la scena e l’esigenza di dire la nostra.

Raccontateci cosa è successo in quella data zero in viale Monza.

Doveva essere un piccolo party privato, non avevamo grandi aspettative. Un festa di approccio per condividere la nostra musica e le nostre idee. Ci siamo ritrovati con più di 700 persone in una location che ne teneva a malapena 300. È stato difficilissimo gestire la situazione, ma è stato indimenticabile.

Dopo qualche altra prova, avete trovato casa al Legend. Spiegateci com’è nata l’idea di fare un continuativo in un locale con una forte tradizione rock’n’roll? Anche perché ha funzionato...

Il Legend era strategicamente perfetto per noi. La sua posizione ci permetteva di essere in città, riuscendo a coinvolgere anche il pubblico che veniva da fuori. La struttura ci ha subito fatto innamorare perché rispecchiava esattamente il nostro concetto di club e dopo qualche trattativa con la proprietà lo abbiamo trasformato in Legend Club, con un impianto Funktion One che ti spettinava e con un sistema luci che ancora oggi farebbe la sua scena.

Poi il Q, dove Carlo, nonostante siano passati anni, continua a parlare di voi come uno dei migliori collettivi che siano passati per il suo club, sia per la musica, sia per la professionalità. Raccontateci com’è nata questa storia e quel periodo.

Carlo è sicuramente una delle persone migliori che il clubbing milanese conosca, ci siamo piaciuti da subito e lui ha creduto fortemente nel nostro progetto. Siamo rimasti lì solamente per pochi mesi, ma è stata una delle esperienze più significative per noi, che ci ha permesso di crescere professionalmente e personalmente.

Successivamente il consacramento definitivo con il Take It Easy/Block in via Tocqueville, una zona non particolarmente ricettiva per il pubblico della musica elettronica; eppure anche quell’anno è stato un successo, rendendo vostro quell’intimo club sotterraneo. Come sono stati quegli anni?

Forse quello che ci ha spinto a scegliere quella location è stata proprio la sua assurdità, nessuno avrebbe scommesso sul successo di quella scelta, ma era proprio quello che ci stimolava.
Abbiamo creato il brand Block costruendo una realtà nella realtà, facendo gravitare intorno a noi anche altri collettivi del clubbing milanese.
Sono stati anni bellissimi, i party Take It Easy in quel sotterraneo nero resteranno ricordi indelebili nella mente di tutti i partecipanti.

Infine la vostra attuale casa, il Tunnel, storico locale milanese che grazie alla vostra gestione è ripartito alla grande. Dal settembre 2017 il club sotto i binari vi permette di dare libero sfogo alle vostre creatività, dando grande valore al lavoro di squadra e facendolo risaltare nelle serate con la vostra continua presenza in consolle. Quanto vi sentite liberi di fare clubbing qui?

La scelta di Tunnel comportava grandi responsabilità, il club era in un periodo buio e aveva perso il suo smalto nella scena. Ma anche qui, la difficoltà della riuscita è stata lo stimolo perfetto per farci decidere.
Abbiamo deciso di prenderne la gestione totale e di curarne la programmazione dell’intera stagione, riportando il club allo splendore che meritava. Il progetto Take It Easy qui ha avuto la sua consacrazione definitiva come brand di musica elettronica. La libertà di fare clubbing oggi è totale, possiamo spaziare da artisti più emergenti e della “nuova scuola” ai padri della house e della techno mondiale, con un pubblico sempre attento e predisposto alle diverse inclinazioni sonore.

La vostra label è arrivata alla seconda release, che progetti avete per il futuro e che impronta volete lasciare in questo mercato - ormai saturo - di musica?

La nascita della label è stato un passaggio naturale, era nell’aria da molto tempo ma ha visto la luce quando i tempi sono stati maturi per noi, come artisti e come persone.
Sappiamo che il mercato è saturo e che fare la differenza ormai è un’idea utopistica in questo ambiente, ma l’etichetta rispecchia esattamente il nostro suono e la nostra idea di party, ci sono altre release in arrivo e tanto materiale in cantiere.


Quali sono i progetti che realizzate con la vostra agenzia Daab?

Daab è la madre di tutti i nostri progetti, lavoriamo molto nell’organizzazione di eventi nel club, ma anche nella produzione di serate itineranti in altre strutture sia convenzionali che non, abbiamo un ottimo rapporto con le istituzioni che ci permette di collaborare con il comune di Milano e di sfruttare gli spazi della nostra città, e lavoriamo insieme a molti brand per l’ideazione e la produzione di eventi studiati ad hoc in base alle loro esigenze.

Dove comprate i vostri dischi? So già che mi risponderete: “al Fred”. Raccontatemi un po’ questa vostra creazione che mette in relazione musica e beverage.

Esattamente lì! Il concept era nel nostro mirino già da qualche anno, stavamo cercando la location giusta, e il momento giusto. Finalmente sono arrivati entrambi. Insieme ad altri due professionisti del settore abbiamo scelto di buttarci in questa nuova avventura che unisce la musica al cibo e al culto di bere bene. Il locale rispecchia esattamente la nostra idea di cocktail bar e di record store, esattamente come è stato per il clubbing, abbiamo semplicemente creato il posto dove vorremmo andare da “clienti”.

In che ristorante portate a mangiare i vostri guest dj a Milano? Mentre il vostro preferito?

Non abbiamo un posto preferito, onestamente giriamo tra Osteria del Verme, in Isola, per chi vuole cucina local o anche delle grandi pizze da Pizzium. Non amiamo portare gli artisti in posti troppo cool, preferiamo sempre fargli assaggiare cose nostrane.

Qual è il luogo di Milano che vi dà maggiore ispirazione per ciò che fate e cosa ne pensate della capitale lombarda?

Fabio: Assolutamente Parco Sempione. Succede spesso che tra eventi, musica e tutta la frenesia del lavoro arrivi a un punto di confusione mentale. Ecco, lì mi prendo qualche ora, mi siedo fronte Castello con il mio quadretto, riordino le idee e ne nascono mille nuove.
Milano è una città in continua espansione, è bellissimo vedere le periferie diventare piccoli centri che richiamano l’attenzione di migliaia di persone. Noi stessi anni fa non avremmo mai pensato di aprire un locale in Lambrate. Bovisa è rinata, ci sono grandissimi progetti in quell’area. Oggi in città ci sono un sacco di professionisti in gamba, ogni settimana ci sono cose bellissime. Voi di Zero lo sapete bene, insomma “what else?!”.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2020-02-10