Contro la mercificazione dell’underground: intervista a Bologna Elettrica

Foto di Giuliana Capobianco

Scritto da Buono Legnani il 10 maggio 2019
Aggiornato il 13 maggio 2019

In attesa di capire quali saranno le sorti dell’XM24, nel centro sociale di via Fioravanti torna la terza edizione del festival Bologna Elettrica, l’evento di musica elettronica e sperimentale organizzato grazie allo sforzo volontario di una miriade di soggetti e che forse più di ogni altro in città, è stato capace negli ultimi tre anni di unire le varie realtà dell’underground musicale cittadino. Abbiamo, quindi, incontrato il collettivo che sta dietro all’organizzazione di questo “maelstrom”, passato nel giro di pochi anni da uno sparuto gruppo ad una quindicina di persone.

 

Zero Bologna ha seguito con vivo interesse la vostra genesi, ci sembrava importante parlare di un evento come il vostro: in tempi in cui va per la maggiore la tendenza ad appiattire, a rendere tutto innocuo, istituzionale, è importante reagire con idee, impattando con una proposta anarcoide più “de core”. Infatti è un peccato “imbrigliarvi” in un’intervista canonica, perché so che avreste davvero tanto da dirci. Per il momento, però, rivelateci cosa ci dobbiamo aspettare di nuovo da questa terza edizione di Bologna Elettrica.

Per la terza edizione di Bologna Elettrica, abbiamo sostanzialmente deciso di rimanere “fedeli alla linea”. Questo significa che la logica, anche quest’anno, è stata quella di migliorare nelle modalità di fare rete e di migliorare, di conseguenza, nella gestione pratica e artistica dell’evento. L’orizzontalità da cui siamo sempre partiti ha, infatti, permesso al collettivo di ampliarsi naturalmente, arricchendo di fatto il confronto e le possibilità.

Quest’anno ci sarà in particolare un pomeriggio più vivo (anche in caso di pioggia!), con molte attività in contemporanea: due workshops, la sala “Ciclofficina Ampioraggio” interamente dedicata alle performances, il palco diurno per i dj set all’aperto e pure la presentazione del libro “Breve Storia della Musica Elettronica e delle sue Protagoniste” di Johann Merrich. Infine abbiamo anticipato l’orario di inizio dei concerti (15.30), sia nel main stage che nel bunker, per dare la possibilità a più artisti di esibirsi.

Ho, infatti, notato che quest’anno avete preferito diluire ulteriormente la proposta, rendendo cospicua la parte pomeridiana. Credo sia importantissimo dare spazio a workshop gratuiti, come quelli di Beeps&Blinks Labs e A/V Hack Transmission, per insistere sulla consapevolezza che pare mancare all’attuale scena elettronica, globalmente parlando. Oltre al fatto che, coinvolgere sempre più realtà cittadine, sia auspicabile per mantenere, appunto, una rete solida.

Esatto, abbiamo sempre proposto workshop per una libera fruizione di conoscenze e la risposta che abbiamo avuto negli ultimi due anni è stata più che positiva. Abbiamo, quindi, deciso di insistere su questa strada. Questa edizione sarà particolarmente divertente: ci sarà, infatti, un laboratorio di fonografia “anomala”in cui si useranno pick-up e piezo per registrare suoni udibili e non udibili all’interno dello spazio XM24, rielaborati in tracce audio che verranno trasmesse su “Radio Spore” e diffuse in strada attraverso radioline. In sostanza, un atto performativo aperto a tutti.

“Quella sera c’era metà Bologna, anche se non inaugurava nessun festival di street food di tendenza e l’ansia da place-to-be non era decisamente di casa. Incontrai persone che non rivedevo da anni, vidi varcare la soglia dello squat di via Fioravanti a gente che, molto probabilmente, non aveva messo un piede lì dentro neanche per sbaglio – e, io stesso, tornai dentro a quelle mura dopo parecchio tempo che mancavo. Bologna riscoprì almeno per qualche ora il significato della parola partecipazione. “ L’ anno scorso scrivevo questo riferendomi alla prima annata del Bologna Elettrica, oggi posso confermare la stessa vibrante sensazione. Voi avete avuto gli stessi feedback? Vivete in modo analogo questa esperienza? La risposta massiva di pubblico che suggerimenti utili vi ha dato?

È difficile rispondere in poche righe alla tua domanda. Alla fine dei conti, Bologna Elettrica è un gruppo di amici che anno dopo anno si espande e si arricchisce grazie alla passione per la musica elettronica. E pensiamo che questo si rifletta direttamente su quello che è il festival, e di conseguenza sulla risposta che il pubblico può avere. Nella prima domanda hai usato il termine “de core”: sta tutto lì, viviamo ogni anno come se fosse l’ultimo, cercando di portare alla luce quanta più qualità possibile.

Voi, ovviamente, siete una costola dell’XM, una delle tante proposte che cercano di superare alcuni steccati e favorire un’inclusione maggiore, ma come vivete il rapporto con il quartiere? Anche in seno agli stravolgimenti che ci sono stati recentemente, la Bolognina è tornata ad essere centro, pur mantenendo integra la sua natura. A questo punto, la fatidica domanda: cosa auspicate per Bologna, voi che vivete qui da tanti anni e siete bolognesi “adottivi”? Il centro, oramai, è una vetrina enogastronomica a misura di turista. L’ipotesi di puntare all’energia e alle enormi possibilità che le periferie possono offrire, come la interpretate? Logicamente mi riferisco ad un discorso culturale che si potrebbe aprire in un futuro prossimo, assolutamente non legato alla gentrification da palazzinari che plasma e sfrutta sempre più il tessuto urbano.

Le operazioni speculative le vediamo sia in centro che nelle periferie, e di conseguenza crediamo che la battaglia sia da portare avanti su tutto il territorio comunale, in contemporanea. Xm24, per noi, è uno dei pochissimi spazi rimasti che propongono idee e metodologie alternative a quelle di una città sempre più succube di logiche mercificatorie e di turistificazione. Nel nostro piccolo, cerchiamo di supportare le prime attraverso la musica, auspicando un’inversione di tendenza.
Bologna è un calderone di possibilità, un tessuto di persone, progetti e spazi che potrebbero fare la differenza.

Visto che nascete come festival di musica elettronica, torniamo a parlare della scena odierna. L’ironico “Redbulla stage” fuga ogni dubbio su come la pensiate, gli sponsor e l’ansia di apparire e auto promuoversi hanno decisamente smorzato la libera espressione e smussato qualsiasi cosa sia non classificabile, caratteristica che invece ha sempre reso encomiabile l’attitudine DIY. Secondo voi, da cosa bisognerebbe ripartire? Chi sono gli artisti, gli ensemble, le label e i festival che danno voce, oggi, a qualcosa di radicalmente diverso? Quest’anno il tema dell’Unsound sarà “solidarity”…

Sì, all’ingresso di sala grande è rimasto appeso per un anno il cartellone “Reb Bulla Stage”, un gesto per far riflettere sulla questione. In che misura l’underground è stato mercificato? Quanto questo ha influenzato la musica e gli eventi di aggregazione? Certo il tema non è facile, e non vogliamo puntare il dito.
A proposito, con la terza edizione di Bologna Elettrica verrà lanciato e finanziato Stereodon, un nuovo social network focalizzato sulla musica e fuori dalle logiche commerciali, eticamente strutturato in netto contrasto con i social più in voga (Facebook, Twitter…). Stereodon è stato creato insieme al collettivo hacklabbo di XM24; senza dilungarci troppo, vi invitiamo a partecipare all’incontro di lancio questo Sabato alle 17:30, presso la sala Infoshock.
Per quel che riguarda l’ultima domanda: la strada, almeno per noi, è il tentare di ripartire dal locale, il fare comunità, scambiarsi informazioni, scovare gli artisti meno esposti e promuoverli, creare qualcosa di vero e non di apparenza.

Il compositore Elliott Carter, mentre dialogava con Luciano Berio durante il programma “C’è musica e musica”, riportò un aneddoto. Quando, per le strade di Parigi, impazzavano le manifestazioni antiparlamentari dei fascisti francesi a seguito dell’affare Stavinsky (che portarono a violenti scontri), la sua insegnante e direttrice d’orchestra Nadia Boulanger tuonò “la musica deve continuare, che ci sia o no una rivoluzione”. Carter aggiunse “un giorno tutti impareranno a fare il musicista e dimenticheranno come si fa a combattere”. Ora che viviamo nell’era della politica dello “shitstorm”, per dirla alla Byung Chul Han, che fare?

Incontriamoci dal vivo, organizziamoci, creiamo spazi per autodeterminarci e crescere collettivamente! Torniamo ad essere slow, a fare quel po’ di fatica in più che ci permetta di evolvere veramente.

Vi lascio carta bianca, dite quello che volete.

Come già menzionato in un’intervista di due anni fa per Electric Lorem, ci teniamo a ribadire che “senza XM24 tutto questo non sarebbe possibile. Questo spazio ci ha dato il privilegio di impostare l’evento in modo davvero orizzontale, e gran parte del risultato è sicuramente dovuto a questo.
XM24 non è un club, non è una discoteca, non è un locale. Si tratta di uno spazio pubblico (quindi aperto a chiunque voglia frequentarlo o decidere di farne parte, nel rispetto dei suoi valori di base) autogestito, il quale ospita una comunità umanamente e politicamente (perchè sì, si tratta anche e soprattutto di uno spazio politico) vivacemente variegata, in continua evoluzione, dove le decisioni vengono prese nell’ambito di un’ assemblea di gestione e dove si può vivere, fruire e divertirsi a prezzi popolari. I valori condivisi al suo interno si sono quindi legati inevitabilmente a quello che è stata Bologna Elettrica, ovvero un partecipare collettivo ad una causa comune”.