Fosco17

Dal Covo a Sanremo 2019: intervista a Luca Jacoboni

Foto di Lorenzo Pardi

Luogo di nascita

Bologna

Luogo di residenza

Bologna

Attività

Musicista

Scritto da Salvatore Papa il 14 dicembre 2018
Aggiornato il 11 febbraio 2019

La nuova speranza bolognese a Sanremo si chiama Luca Jacoboni, in arte Fosco17. Classe 1995, dopo i primi passi mossi nella band Le Ceneri e i Monomi e una vita passata tra Covo e Locomotiv, Luca è approdato con la sua Dicembre nella sezione giovani, che quest’anno si svolgerà in anticipo il 20 e 21 dicembre, portando poi i vincitori a competere con i big a febbraio 2019. In attesa di vederlo in diretta Rai annunciato da Baudo e Rovazzi, gli abbiamo fatto qualche domanda.

 

Come sei arrivato fin qui?

È una storia lunga, non mi ricordo nemmeno tutti i passaggi. Un giorno mi sono accorto che avevo più di quaranta canzoni scritte e abbozzate sul mio computer, ho pensato che magari potevo fare un disco. Per ora mi pare sia stata una bella idea.

Da quando Sanremo è diventato un obiettivo?

Non lo è mai stato davvero, è da quando sono piccolo che dico, quasi per scherzo, di voler fare Sanremo. È un modo per crescere, vivere qualcosa che probabilmente non vivrò più e far ascoltare la mia canzone a tante persone. Misurarsi umanamente e musicalmente, con me e con gli altri.

Cosa ne pensi di chi lo snobba?

Ultimamente credo che il festival sia stato “sdoganato” dai più. Alla fine ognuno è libero di approcciarsi all’Ariston come meglio crede. Credo che il punto centrale, tuttavia, non sia la manifestazione in sè, quanto chi si sta esibendo e cosa porta. Come c’è arrivato, qual è il suo viaggio (e di viaggio si parla anche per chi ancora non ha pubblicato nulla come me) e poi la musica, non dimentichiamoci mai della musica.

Di cosa parla la canzone che porti al festival?

È una semplicissima canzone d’amore, così mi piace definirla. Spesso le cose semplici diventano banali, ma se si riesce a non renderle tali sono quelle che poi arrivano a tutti, o quasi.

Il concerto della vita?

Glen Hansard all’Antoniano, fra quelli visti dentro la mia città. Per quanto riguarda me è ancora un po’ presto per tirare le somme!

La trap non ti appassiona? Voglio dire, hai scelto un percorso diverso da quello che va ora…

Non mi appassiona?! Ascolto chili e chili di musica trap, soprattuto italiana, con l’americano o il francese non ho lo stesso feeling però, devo ammetterlo. A ognuno il suo, non è un obbligo fare trap se adesso va, no!? La musica d’autore in realtà non mi sembra in un bruttissimo momento… Poi non ho proprio la stoffa per fare certe cose; magari qualcosina con qualcuno che fa parte di quel mondo potrebbe esserci nel disco… chissà.

Come la vorresti Bologna nel 2019?

Amo Bologna, la trovo, a suo modo, sempre stimolante e ricca di tante cose diverse. La vorrei un po’ meno meschina e un po’ più spontanea.

I tuoi posti preferiti in città?

Sono cresciuto dentro al Locomotiv e al Covo, e ancora ringrazio tutti i ragazzi che si fanno un mazzo per offrire una programmazione sempre all’altezza, attuale, proponendo cose che, in altro modo, non conoscerei probabilmente.
Poi mi piace tanto andare a cena fuori, credo di aver provato tutti i ristoranti dentro e fuori le mura, il mio preferito, senza nessun dubbio, è l’Antica Trattoria del Ragno in via Murri.