Riccardo Negri

Una lunga chiacchierata con Ricky che ha trasformato la sua passione per le serate in un lavoro

Scritto da Emanuele Zagor Treppiedi il 27 giugno 2015
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Foto di Jack Foto

Ricky con i suoi dreadlock non dimostra per niente i suoi 38 anni. Evidentemente fondare il Circolo Magnolia e lavorarci dal primo giorno gli ha bloccato i segni della vecchiaia. Lui per il Magnolia ha fatto di tutto: da pulire i pavimenti col mocio, a firmare tutte le scartoffie burocratiche e occuparsi dell’amministrazione, passando per la programmazione musicale.
Era un festaiolo instancabile e lui stesso dice di essere uno che farebbe parlare anche i sassi, dote che ha riversato nel Magnolia portando nell’ex infermieria dell’Idroscalo tutti i promoter con cui entrava in contatto.

Oggi vive il suo ruolo di presidente molto seriamente e si svaga come ai vecchi tempi solo quando gli capita di andare all’estero a qualche festival. Ha una grande collezione di cassettine di dj dei locali che seguiva per l’Italia da un club all’altro, non è appassionato di cucina ma vorrebbe fare un corso di sommelier e vorrebbe metter su famiglia.

In questa lunga chiacchierata in onore dei 10 anni di Magnolia ci racconta com’è nata la follia di fondare il Magnolia e di come la sua passione per le serate e per l’elettronica sia diventata un lavoro.

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Il programma estivo del Magnolia per celebrare i 10 anni
Chi sei? Cosa fai? Da dove vieni? Perché sei qui?
Mi chiamo Riccardo Negri sono attualmente il presidente del Circolo Magnolia, sono tra i soci fondatori di Santeria Milano e sono tra i soci fondatori di un’agenzia di booking che si chiama Godzillamarket. Vengo da Monza, ho 38 anni e sono qui perché sono riuscito a far trasformare una mia passione in lavoro.

Cosa vuol dire essere il presidente del Circolo Magnolia?
Vuol dire fondamentalmente essere presidente di un’associazione con 33 mila soci, con un fatturato di 2 milioni di euro, con 20 persone assunte a tempo indeterminato, che magari hanno iniziato in stage come driver e che sono cresciute professionalmente, più altrettanti collaboratori. Ormai è una sorta di piccola azienda.

È divertente essere il presidente del Magnolia? Da come me l’hai spiegata non mi sembra, però immagino che il tuo ruolo negli anni sia cambiato…
All’inizio il Magnolia è nato con uno spirito totalmente diverso, una sfida, una cosa un po’ incosciente, per poi trasformarsi in un lavoro vero e proprio. Ovvio è un lavoro che piace ma prima quando non ero presidente era più divertente.

Certo il mio ruolo negli anni è però cambiato. Prima avevo un ruolo di motivatore, anzi ero il motore che andava a conoscere i gruppi o i promoter e li portava al Magnolia. Diciamo brevemente che all’inizio mi occupavo di fare la programmazione musicale. Tra tutti i ragazzi di Magnolia ero quello più vicino al mondo della musica elettronica e delle serate, ero un assiduo frequentatore della notte meneghina, uscivo sempre e mi divertivo un sacco e tutte queste frequentazioni di gente della notte me le sono portate nel mio lavoro.

Il primo anno di Magnolia ero responsabile delle serate e arrivavo perfino a saltare sulle casse, una follia. Adesso non me lo posso più permettere.
Poi col tempo ho rivestito sempre più ruoli dirigenziali, insieme anche ad Andrea Poncho (ex presidente di Magnolia) con cui il rapporto è iniziato ben prima del Magnolia.
L’aspetto ludico man mano che rivesti ruoli più dirigenziali lo perdi: non è che hai meno voglia di uscire e divertirti, però vedi tutto quello che ti circonda dal punto di vista professionale anche quando vai a una festa guardi le luci, l’impianto, il bar, il personale…

Poi quando diventi strutturato, hai delle responsabilità e non puoi più permetterti di essere incosciente. Non per smontare la bellezza del lavoro ma non puoi più permettertelo. Io non posso permettermi di dimenticarmi di pagare l’irpef, l’iva ecc… noi inoltre siamo sempre sotto la spada della politica quindi parliamo con le istituzioni e abbiamo sempre proposto progetti, a prescindere dal colore politico, quello ci interessa poco, per dirti con un’amministrazione di destra abbiamo lavorato meglio rispetto all’amministrazione di sinistra.

Però ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace e mi appassiona.

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Prima di arrivare al Magnolia di cosa ti occupavi?
Studiavo e mi sono laureato in Scienze Politiche poi ho iniziato con Andrea Poncho ad aprire questa piccola agenzia di booking che ora si chiama Godzillamarket e che prima si chiamava Saphary Deluxe. Successivamente è arrivata Daniela (attuale ufficio stampa del Magnolia e neo mamma), facevamo tutto da casa di Poncho a Robbiate in Brianza. Il nostro obiettivo era promuovere gruppi emergenti ai locali della zona.

Come hai conosciuto Andrea Poncho?
Ci siamo conosciuti tramite amicizie in comune. Ma la nostra “storia” è iniziata perché lui era batterista di una band punk rock, gli Helein. Poncho mi vedeva come una persona molto spigliata e mi ha proposto di vendergli delle date in diversi locali. E così ho fatto, ma tutto in maniera molto amatoriale: mi buttavo, chiamavo i locali e proponevo gli Helein. Non conoscevo già i locali ma è sempre stata un po’ la mia indole e lo è ancora oggi: sono uno che si butta e propone qualcosa. È nato un po’ come gioco e poi è diventato un lavoro.
Poncho in realtà ha studiato grafica e voleva farlo di lavoro, io avevo finito Scienze Politche ma ancora non sapevo cosa fare. Così abbiamo detto troviamoci e abbiamo iniziato con l’agenzia Saphary Deluxe.

Poi abbiamo chiesto a 5 amici, che credevano anche loro nel nostro progetto, di darci 5000 €, per un totale di 25000 €, con la promessa che glieli avremo ridati con 300€ all’anno di interessi. Tutto ciò per non passare dalle banche che non ci avrebbero mai finanziato.

Dagli Helein come siete arrivati al Magnolia?
Gli Helein suonarono al Tunnel, se non ricordo male era il 2000, per un Pagella Rock con i Subsonica come headliner. Gli Helein erano stati scelti come miglior band di questo evento, che ai tempi era un evento per band emergenti organizzato dall’Arci ed era una di quelle manifestazioni che aveva un valore, anche perché ai tempi o suonavi a questi eventi o venivi scoperto dai talent scout o non era facile suonare ed essere conosciuti. Non c’era ancora il boom di internet che ti permetteva di avere visibilità.

Cover dell'lp degli Helein "Scatola Cranica"
Cover dell’lp degli Helein “Scatola Cranica”
Da quella volta come Helein e come Saphary Deluxe siamo stati notati dall’Arci da Emanuele Patti e Alessandra Maculan che erano anche loro alle prime armi. Arci stava già cercando di cambiare e i vecchi circoli di anziani si stavano trasformando in circoli giovanili, e noi cercavamo un luogo fisico dove sviluppare le nostre attività.
Così un giorno ci ha chiamato Emanuele e ci ha detto che c’era un posto all’Idroscalo totalmente abbandonato che poteva fare al caso nostro.

Com’era lo spazio del Magnolia prima del vostro insediamento?
All’inizio inizio, negli anni 80, il Magnolia era un infermieria dell’Idroscalo, fatta di un sacco di stanzette e bagni. Poi è diventa una discoteca reggae, dove tra l’altro c’era già il buon Vito War, che praticamente non ha mai abbandonato quelle mura, e giusto prima di noi, nel 2002, era una discoteca gay friendlly che si chiama Disco Spider dove era stato organizzato per party per il Festival del cinema gay e lesbo con il concerto di Paola & Chiara e il palco montato sopra il campo da bocce.

Io lo conoscevo come locale ma non lo frequentavo perché andavo dall’altra parte dell’Idroscalo. C’era il Village Cafè, la Punta dell’Est, il Samoa, il Papaya, il Solaire…

Foto panoramica del primao sopralluogo all'ex infermieria dell'Idroscalo che sarebbe diventata poi il Circolo Magnolia
Foto panoramica del primo sopralluogo all’ex infermieria dell’Idroscalo che sarebbe diventata poi il Circolo Magnolia
Come vi siete insediati?
Grazie all’Arci abbiamo trovato questo luogo che ormai era abbandonato da circa due anni.
Sostanzialmente c’è stato un cambio di provincia a Milano, aveva vinto la sinistra che aveva promosso dei progetti alcuni riguardanti l’Idroscalo, che è di competenza della provincia di Milano (adesso Città Metropolitana). Dalla provincia chiesero all’Arci se c’era un gruppo di giovani che aveva bisogno di fare qualcosa in quel luogo totalmente abbandonato. Emanuele proprio in quel momento ha visto in noi del fermento ci ha dato quel posto.

Come avete iniziato?
Nel luglio 2005 abbiamo fatto 4 serate tutte di venerdì. La prima fu il dj set di Alioscia e il live di Mr. T Bone: apertura alle 20 e appena pronti inizia a diluviare. 20.30 smette e sono arrivate 500 persone, un successo. Tutto questo senza fare nessun tipo di intervento allo spazio ma organizzando il bar e allestendo il palco, perché grazie a dio avevamo il nostro background nella produzione dei concerti che derivava dall’esperienza in Cascina Monlué

L’altra serata fu elettronica con CCKZ, quindi con Sandiego, Chico Rush, Fausto, Ambrogio e Tommaso.
Poi ce ne fu una serata funk con Kleopatra e un’altra reggae con Vito War.

4 appuntamenti veramente a caso per iniziare a capire come e cosa poter fare in quello spazio e per iniziare ad avere un po’ di liquidità per fare dei lavori.
La gente è venuta e quindi potevamo permetterci di sistemare un po’ lo spazio.

L’inaugurazione ufficiale l’abbiamo fatta il 22 dicembre del 2005, con Kleopatra il venerdì mentre di sabato c’era la techno di Lust Minute con Napoleone e Lorenzo Fassi.
Poi abbiamo fatto Capodanno con i RYLZ gratis. Non eravamo sicuri di come sarebbe andata la serata e successe che poi invece abbiamo dovuto chiudere i cancelli perché non potevamo più far entrare la gente.

In 4 mesi, da agosto a novembre, abbiamo fatto i lavori per lo spazio e con l’agenzia lavoravamo senza riscaldamento. In quel periodo è nato tutto.
Poi abbiamo chiesto a 5 amici, che credevano anche loro nel nostro progetto, di darci 5000 €, per un totale di 25000 €, con la promessa che glieli avremo ridati con 300€ all’anno di interessi. Tutto ciò per non passare dalle banche che non ci avrebbero mai finanziato. Cazzo dopo il primo anno abbiamo ridato i soldi a tutti. Perché tutto è partito subito bene.

Mi racconti un po’ dell’esperienza a Cascina Monlué?
In contemporanea con l’agenzia e prima di Magnolia insieme a Poncho mi sono occupato anche di fare alcune produzioni a Cascina Monlué. Arci organizzava lì ma era un modello molto poco organizzato mentre noi tra il booking e i concerti piano piano siamo riusciti a dargli una direzione giusta, anche perché già conoscevamo tutta una serie di operatori musicali. Alla Cascina ci suonaro Asian Dub Foundation, Roy Paci e perfino i Queens of the Stone Age.
Quel modello che eravamo riusciti a mettere in pratica alla Cascina l’abbiamo replicato con successo al Magnolia e adesso il modello del Magnolia viene replicato da Carroponte, da Estathé Market Sound o al Parco Tittoni. Come vedi non si inventa mai nulla, si copia e si cerca di far calzare quel modello alle proprie esigenze.

Cosa vi differenzia da un classico locale?
La forma giuridica intanto è importante: Circolo Magnolia è un’associazione culturale e non ha la divisione degli utili quindi tutto il frutto dell’attività lo devi reinvestire. Per questo noi abbiamo fatto tantissimi progetti, installato pannelli solari, realizzato il progetto Magnolia si fa in tanti in collaborazione con il Politenico e l’Accademia delle Belle Arti, facciamo formazione con i corsi, dobbiamo pagare il personale con le buste paghe, c’è quel macino della Siae, facciamo i corsi di primo soccorso… Oltre a tutto ciò cerchiamo di tenere un prezzo calmierato: noi per 10 anni abbiamo tenuto i cocktail a 5 €, quest’anno abbiamo dovuto alzare perché hanno alzato le accise, ma considera che negli altri posti dell’idroscalo i drink sono sempre costati 10 €. E cerchiamo anche di tenere i biglietti bassi dei concerti.

Un modello simile a quello dei centri sociali ma con una regione sociale e una legalità in ogni aspetto. Senza nulla togliere all’idea e a quello che propongono i centri sociali però nascono da un’idea diversa e principalmente politica. Noi non facciamo politica come i centri sociali ma cerchiamo di offrire un’idea di divertimento.

Considera che comunque non è stato facile. A Milano c’erano i locali fighetti o i centri sociali e noi ci siamo messi in mezzo: quelli dei localari erano ambienti in cui si suonava la commerciale (che poi pian piano si sono spostati verso l’elettronica) mentre nei centri sociali c’era grosso fermento musicale ma sotto alcuni aspetti erano e sono fuori da determinate norme e regole classiche: non hanno una regione sociale, non hanno persone assunte… tutte caratteristiche che invece con l’associazione culturale e la gestione di un circolo Arci devi avere.

Anche perché hai un dovere nei confronti delle persone che vengono al tuo concerto.

Ci dicevi all’inizio che la tua indole è sempre stata quella del motivatore, del trascinatore, di una persona che usciva spesso di notte e che conosceva persone, le stesse con cui poi ti seri ritrovato a collaborare per il Magnolia. Dove andavi a ballare? Che posti frequentavi a Milano e in Italia?
Eh questa storia inizia da molto prima della rete di relazioni che sono riuscito a concretizzare al Magnolia.
A me è sempre piaciuto uscire a divertirmi. Sostanzialmente ho fatto un periodo alle superiori di death metal, che non so manco io perché. Andavo al Sonoria all’Acquatica dove suonavano Sepoltura, Faith No More e altri gruppi simili. Poi a un certo punto la mia passione è diventata la musica elettronica, per cui ho iniziato a girare un po’ l’Italia: dal Number One per le cose più techno-hardcore estreme, all’Alter Ego di Verona, passando per l’Insomnia di Pisa e il Duplé di Aulla con la grande parentesi della progressive italiana, poi Mazoom/Le Plaisir. Già all’ultimo anno di superiori facevo serate di venerdì sera andando poi in dritto a scuola il sabato mattina, e infatti l’ultimo anno mi bocciarono perché forse avevo un po’ esagerato con le feste.

L'ingresso della discoteca Mazoom/LePlaisir tempio dell'house del nord-Italia
L’ingresso della discoteca Mazoom/LePlaisir tempio dell’house del nord-Italia

 
Ho tantissime cassettine comprate dai dj o direttamente nei locali o altre ricordo che si trovavano anche da dei tizi che le vendevano in Fiera di Senigallia. Quindi Panda, cassettine e kilometri su kilomentri in giro per l’Italia.

A Milano mi ricordo delle feste dei CCKZ che hanno iniziato al Bulk, vicino al Monumentale, poi il famoso seratone in via Cosenz, al Gasometro.

Mi ricordo il Rolling Stone, l’Acquatica e tante feste… Ah poi c’erano i Magazzini Generali col mercoledì e Jetlag. C’era il plastic e poi è venuto fuori il rocket di Massi. C’era la TDK Dance Marathon…

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Ricordo comunque che la settimana era così scadenzata: martedì Rocket, mercoledì Magazzini, giovedì l’ex amnesia di cui non ricordo il nome o il Gasoline, un posto davvero matto, il venerdì c’era il Rolling Stone, il sabato non c’era nulla di fisso ma qualcosa veniva sempre fuori tra feste o party abusivi che ci sono sempre stati… c’erano degli squat in Viale Bligny. Non ho mai frequentato i classici locali di Corso Como non so come mai, non perché non mi piacessero ma più che altro perché non mi ci ritrovavo.

Usufruendo di queste serate ed essendo uno che parla e attacca bottone con tutti ho cercato di far rete e portare tutti gli organizzatori che incontravo a organizzare qualcosa al Magnolia e ci sono riuscito, tutto senza mai coinvolgere un pr. Facevamo tutto con i volantini e myspace.
Tra i tanti successi che ricordo c’è quello di aver fatto serate anche con Natasha Slater: si chiamavano Death Disco e all’inizio erano lei e Giorgia De Robertis che avevo conosciuto al Gasoline e che sono riuscito a portare al Magnolia. Loro insieme a Lorenzo Fassi con Lust Minute sono state le prime serate elettroniche. Con Lorenzo ricordo una serata matta chiamata Ambulance Trance.

Serata Lust Minute Ambultrance al Magnolia
Serata Lust Minute Ambultrance al Magnolia
Praticamente dopo l’università tornavo a Monza e poi ritornavo a Milano mi facevo tutte queste serate e iniziavo a conoscere tutti i vari promoter. Una rete di relazioni all’ennesima potenza.
Il lavoro alla fine si costruisce così: devi essere presente e riconoscibile in ogni luogo e la rete la costruisci così. E questa delle feste elettroniche era la mia indole, gli altri erano più sui concerti e hanno sviluppato quella parte.

Enrico De Candia l’ho conosciuto al Rocket e poi insieme abbiamo fatto i concerti al Magnolia e abbiamo collaborato anche per l’agenzia.

Poi ricordo che c’erano le feste di esterni ai fossati del Castello Sforzesco o sotto al tunnel della stazione centrale, i djpersignora e il Sottomarino giallo

Quelli di esterni li ho conosciuti perché, durante il periodo dell’università, montavo i palchi per loro con i service audio/video. Ero pagato, facevo palestra, mi abbronzavo conoscevo gente e mi vedevo i concerti.

Una delle serate di Audiovisiva prodotta da esterni ai fossati del Castello Sforzesco
Una delle serate di Audiovisiva prodotta da esterni ai fossati del Castello Sforzesco
Tutte conoscenze e relazioni che ho portato dentro il Mangolia o nel mio percorso profezzionale. Ad esempio lo Spazio qui di Santeria era la ex-sede di esterni…

Comunque la musica più bella che ho sentito alla fine è stata al Mazoom, leo mas pazzesco!

Il lavoro alla fine si costruisce così: devi essere presente e riconoscibile in ogni luogo e la rete la costruisci così.

Quindi come nasce la programmazione di Magnolia?
Eh siamo in tanti tutti con dei gusti diversi (reggae, elettronica, rock, concerti, trash) e ognuno si sbatteva con gli altri per proporre il suo nome. Così facevamo insieme quello che da soli nessuno di noi avrebbe potuto fare. E questo è il motivo perché la programmazione è così diversa

Milano è cambiata secondo te in questi anni?
Quest’anno è cambiata secondo me. Forse è stato un percorso ma è il primo anno che dico “wow quanta roba”.

Poi il cambiamento più grosso a livello di clubbing l’ho visto quando anche i locali commerciali hanno iniziato a fare delle cose di elettronica che veniva dall’underground.

Noi comunque nella nostra programmazione ricercavamo, e lo facciamo ancora oggi, certo non sempre, tutte cose nuove o underground e gli davamo una vetrina, un palco.

Vi sentite un po i genitori di qualche gruppo musicale?
Ba’ a parte i Ministri che sono degli amici che abbiamo visto crescere, non ci possiamo prendere la paternità di nessuna storia però ci sono dei gruppi come Le luci della centrale elettrica, Marta sui tubi, Meg o altri più piccolini che abbiamo spalleggiato parecchio.

La città è cambiata su questo. Non ci sono più molti posti dove la versione odierna di quei gruppi oggi possa esprimersi, ai tempi c’era il Factory , il Rainbow e qualche altro localino…

Le luci della centrale elettrica al Magnolia
Le luci della centrale elettrica al Magnolia
 
Dove vivi adesso?
A Vignate, la mia ragazza è di lì e ho preso casa lì.

Oggi frequenti ancora Milano?
Si, ma la frequentazione è diversa, adesso ci vengo principalmente per lavoro.

Qual è la tua una zona preferita di Milano? Un tuo bar, un ristorante preferito di Milano?
Bere e mangiare e relativi locali ho iniziato a frequentarli dopo cioè negli ultimi anni. Io ero più da notte.

Quando esco a mangiare cerco di andare con la mia fidanzata, perché dopo che per tanti anni fai tanta festa cerchi un po’ di tranquillità. Siamo per un classico sushi da Nu, o per un ristorante di pesce che decidiamo all’ultimo minuto oppure usciamo per mangiare qualcosa che solitamente a casa non cuciniamo.

Per bere vengo qui in Santeria, che poi è anche un po’ lavoro, ma riesco a comunque a scaricarmi e a distrarmi, oppure vado al Rita, all’Upcycle, da Luca & Andrea o se esco con la mia ragazza vado a vedere posti nuovi come Lobster & Co. o ultimamente sono andato al bar dell’ultimo piano della Rinascente.

Santeria Milano
Santeria Milano
 
Facendo questo lavoro, essendo a contatto sempre con la gente, dopo un po’ ti viene anche voglia di cercare di meno la gente e il divertimento, cerchi più situazioni tranquille. Io tra l’altro mi son preso una casa con giardino adesso.
Non mi interessa più di tanto fare pr o il lavoro del promoter, l’ho già fatto negli anni precedenti e ha permesso di consolidare tutta la programmazione di Magnolia.
Ora il mio sostituuto è un po’ Stefano, il Fossa, che vedi anche tu alle serate in giro per Milano.

Il tuo drink preferito?
Eh prima era il Negroni adesso è il prosecco, un Franciacorta o Valdobbiadene vanno benissimo.

E invece la tua fidanzata dove l’hai conosciuta?
Al Magnolia in una serata normale, una di quelle dove passa una grossa quantità di gente senza un particolare motivo. Quella sera c’era anche lei che è una fighettina che non sarebbe mai venuta al Magnolia ed era stata portata lì dai suoi amici. Lei è più una da Club Haus o semmai andava all’Hollywood. Ecco all’Hollywood ho conosciuto Ruggero e Stefano che facevano Bugged Out, li avevo chiamati per andare a vedere Boyz Noize e da quella volta è nata la collaborazione con loro.

Non mi interessa più di tanto fare pr o il lavoro del promoter, l’ho già fatto negli anni precedenti e ha permesso di consolidare tutta la programmazione di Magnolia.

Quando stai a casa cosa fai? Leggi, ascolti musica…
Sto a casa volentieri anche perché cerco anche di ricaricarmi, il lavoro è di coordinamento di un gruppo di persone, di motivatore, di far quadrare i conti…. Ho perso tutta la parte creativa più divertente, quindi mi serve stare a casa, anche da solo, magari in giardino a rilassarmi. Dopo che stai con la gente che parla, che pretende, che si lamenta, vuoi davvero staccare la spina, svuotare la testa e riordinare le idee.

Ho perso anche un po’ lo spirito goliardico e vivace di prima perché visto il ruolo di presidente che ricopro poi rispondi anche personalmente se succede qualcosa. Alla fine tutti i documenti di Magnolia per qualsiasi cosa li firmo io, e anche quelle belle serate con 3/4 mia persone non le vivi bene. Cioè se tu lo fai di lavoro non ti diverti.

Da quando sono presidente non ho mai visto un concerto o li vedo pochissimo e male e vivo pochissimo le serate.

A casa mi capita spesso di cucinare ma non è una vera passione. Invece mi è venuta la passione per i vini e quando posso con la mia ragazza facciamo i giri per le cantine e vorrei fare un corso per diventare sommelier.

Mi piacerebbe tantissimo avere un bambino. La mia ragazza ha ancora 27 anni aspettiamo un paio d’anni…

Quando sto a casa guardo anche molte serie tv: Walking Dead, Orange is the new black, Breaking Bed. Scarico tutti gli episodi e me li guardo tutti di botto facendo le maratone. La prima che mi ricordo e che mi sono riguardato è stata Twin Peaks. Anche la mia fidanza è appassionata di serie e quindi spesso le guardiamo insieme.

Il nano di Twin Peaks che balla
Il nano di Twin Peaks che balla
 
Poi ascolto ancora tanta musica e ne compro ancora tanta. Mi sono preso delle buone casse audio wireless in casa, dal telefonino cambio tracce e metto su quello che voglio.
Ascolto molto i mixati houseggianti. Io ho sempre amato molto il trip-hop quindi adesso sto recuperando un po’ di house.

Cos’hai comprato ultimamente?
Mi piace tantissimo questa etichetta la Defected, forse è un po’ fuori moda ma mi rilassa tantissimo e spesso metto su dei mixati.
Gli ultimi acquisti sono state “Defected in the house Ibiza 2015” e Jamie XX “Colors”, da iTunes.

Comunque ho tantissimi cd, iniziai con il Dj Kicks di Kruder & Dorfmeister e non mi sono fermato per parecchi anni tant’è che alla Fnac ai tempi dell’università compravo due cd a settimana dalla sezione “nuovi suoni”.
Dal Dj Kicks della K7 mi son talmente fissato a questa etichetta che sono andato perfino nei loro uffici a Berlino, che poi non c’era niente da vedere: erano uffici. Ma sai quando sei invasato?!
Ah ecco, un altro locale che mi è capitato di frequentare era il Ragno D’oro in Porta Roman, dove ora ci sono le terme, e dove ho sentito da solo Kruder & Dorfmeister.

Se non facessi questo lavoro cosa ti piacerebbe fare?
Ogni tanto ci penso e mi piacerebbe andare in qualche grande azienda, magari nell’area marketing. Con Magnolia spesso ci siamo trovati a lavorare per diversi brand di beverage o do altro genere e abbiamo visto che sarebbe un buon ambiente dove inserirsi. Io alla fine cerco di promuovere o vendere Magnolia quindi che sia un bicchiere di vino o un altro prodotto sempre col marketing ho a che fare.
Tra l’altro noi non abbiamo mai pagato per fare pubblicità: le cose che parlano di noi sono gli eventi e i progetti e le persone che vogliono lavorare con voi.

C’è un dj milanese che ti piace particolarmente?
L’onore delle armi a Stefano Ghittoni, perché mi piaceva il progetto The Dining Rooms. Quando andavo a ballarlo gli parlavo, gli portavo i suoi cd che avevo comprato, lui mi regalava il free drink, poi mi raccontava con chi aveva fatto quell’album e che pezzi suonava. Mi raccontava della moglie napoletana con cui aveva registrato dei pezzi al Vomero.

Ho visto cambiare tantissimo Milano nei generi musicali. L’electro è scomparsa, c’è stato il periodo drum’n’bass e quello dubstep entrambi finiti, ora è tutto techno e house, che alla fine ci sono sempre state ma ora sono diventate quasi mainstream.

È cambiato tantissimo anche il modo di fare comunicazione: dai volantini si è passati a Myspace ora solo Instagram e Facebook.

Dove andavate a fare volantinaggio in giro per Milano?
Ovunque ma batteamo principalmente Fiera di Senigallia, Colonne, Porta Genova… alla fine la città è sempre quella. Per quello ti dico che la città è cambiata poco, c’è solo più offerta ma solo quest’anno.

Una roba molto bella che è venuta fuori ultimamente sono le feste dei Mokambo in questi parcheggi sotteranei.

Fare un festival è veramente complicato se non hai degli sponsor, noi avevamo un break-even di 13 mila persone in 3 giorni.

Qual è il party più figo a cui hai partecipato?
Quello al Gasodromo in Bovisa dei CCKZ o la festa in spiaggia con Miss Kittin a Bennicassim.
Lo Sziget Festival in Ungheria dove passi dal metal estremo alla musica elettronica. Ricorderò sempre quest’arena piccola, chiusa e buia con ‘sti dj ungheresi fortissimi: si chiamavano Vono Vox hanno infiammato la pista drum’n’bass con un disco dei Pendulum e noi li abbiamo portati al Mangnolia.

Allo Sziget andai nel 2006 con Poncho e Fabio in camper e da lì ci è venuta in mente l’idea di fare la Magnolia Parade.

Allo Sziget Festival con Poncho, sulla sinistra e Fabri
Allo Sziget Festival con Poncho, sulla sinistra
Ecco raccontaci della Magnolia Parade.
Anche la Magnolia Parade ha regalato grandi soddisfazioni. È stata una delle cose più memorabili da quando abbiamo fatto Magnolia
Motel Connection, WhoMadeWho, Apparat, Booka Shade, lastessa sera con 8 mila persone presenti. Si era bloccato tutto il traffico e abbiamo dovuto chiamare la polizia per non far più entrare nessuno al Magnolia.
In questi casi c’era un po’ l’incoscienza di tutto e ti caghi veramente in mano.

magnolia parade 2010

Poi il magnolia non era ancora così conosciuto. Più diventi conosciuto più sei sotto gli occhi di tutti. L’Agenzia delle entrate, la Siae ci controllano sempre.

A una Magnolia Parade abbiamo fatto i Bloody Beetroots nella tenda piccola (pagati 1500€) con le transenne centra (n.d.r. un tipo di transenne leggero), con il tendone gremito e Bob Rifo in piendi sulla consolle col cdj in mano. Tutto strapieno, imballato, le persone erano quasi l’una sull’altra. è un’emozione fortissima ma c’era anche un po’ di incoscienza.

Bloody Beetroots, Magnolia Parade 2010
Bloody Beetroots, Magnolia Parade 2010
La Magnolia Parade è nata sempre grazie a quel bacino di relazioni che siamo stati in grado di unire, poi ogni attore coinvolto ha preso un po’ la sua strada da Lele Sacchi a Pietro di DNA Concerti, era perfetta anche perché in quel periodo dell’anno non esisteva una cosa così a Milano.

Sarebbe bello rifarlo, perché alla fine ci conosciamo tutti, siam tutti amici e nonostante le differenze e le particolarità di tutti ci si può riprovare, nonostante ognuno abbia preso una sua strada.
C’è da dire anche che Magnolia Parade è diventato un progetto molto molto oneroso. Fare un festival è veramente complicato se non hai degli sponsor, noi avevamo un break-event di 13 mila persone in 3 giorni. Se piove sei rovinato, ma non ci pensavamo, c’era dell’incoscienza. Poi i dj sono diventati sempre più delle star quindi i costi sono lievitati e questo un po’ ha rotto il mercato.

Come ha influito questo cambiamento su di voi?
Questo cambiamento non mi è piaciuto perchè certi dj vengono visti come attori di Hollywood e non musicalmente, è vero che muovono ormai un mercato cospicuo però in Italia sono stati trattati troppo bene e magari pagati anche tramite sponsor e tutto ciò il mercato subisce delle modificazioni.
Il Miami stesso senza sponsor farebbe fatica.
Ecco devo ammettere che noi siamo cresciuti molto anche con il miami. Noi rappresentavamo, come loro, tutto quel mondo un po’ indie-rock.

Se avessi un budget illimitato che party organizzeresti?
Il nostro sogno è quello di fare una sorta Sziget festival all’Idroscalo, tutto l’Idroscalo. Alla fine se ci pensi, c’è un’arena da 15 mila posti, dove ai tempi facevano Thievery Corporation, i Chemical Brothers…. Ci sono i giochi per i bimbi, l’arrampicata, ci sono gli spazi per fare sport e tanti locali.
Idroscalo Parade una sorta di settimana di musica e sport. Non l’abbiamo mai proposto è sempre stato un sogno nel cassetto e comunque dovremmo sempre scontraci con la politica…

Un evento di una settimana fatto sempre con lo spirito di unire tutti da Tunnel a Club Haus, con la volontà dei promoter, quella politica e l’investimento di qualche sponsor.

Quest’anno c’è Expo e va bene, vediamo cosa rimarrà dopo di tutta questa proposta culturale. Ora la città si è spesa, vediamo se sarà in grado di farlo anche l’anno prossimo considerando che l’anno prossimo ci sono le elezioni.

Però un progetto comune per la città sarebbe veramente bello, dove magari non guadagni un cazzo ma lo fai come se fosse un regalo per la città.

Per dire organizzano Metallica e Fait No More in un parcheggio…

Un altro sogno è una sorta di battaglia fra i chiringuiti interni al Magnolia ogni chiringuito è un genere musicale, techno, reggae, house, punk, e voglio vedere man mano che la gente arriva come si distribuisce. Una sorta di esperimento musicale e sociale associando anche un colore a ogni genere musicale. è questa anche la bellezza di Magnolia.

L'idroscalo, il mare dei milanese, visto dall'alto
L’idroscalo, il mare dei milanese, visto dall’alto
Se dovessi descrivere il pubblico del magnolia come lo descriveresti?
Dal tacco 12 alle Vans dello zio. E questa è la bellezza di Magnolia.
Magnolia alla fine è sempre stato visto un po’ un mix di persone e questa è la sua forza, e non abbiamo mai avuto risse.

Ci sono situazioni promiscue al Magnolia? Tu come te le sei vissute?
Al Magnolia c’è un prato enorme quindi figurati cosa abbiamo trovato certe mattine. Li lasciamo anche andare e fare, perché comunque se rimane tutto tranquillo è normale che di notte succeda qualcosa. Ci sono anche queste feste “Limone party” dove la gente limona tantissimo anche così a caso. Poi è un prato quindi in un attimo sei sdraiato.

Io comunque sono sempre stato fidanzato, ho avuto 4 fidanzamenti lunghi e in rarissime occasioni ho tradito. A me piace l’idea di famiglia, sono un po’ idealista.

Comunque so di gente della vecchia guardia del Magnolia che non contenta del prato si recava fin sul tetto a veder le stelle, dormivano lì.
Per anni siamo stati incoscenti.

Quante volte ti sei innamorato al Magnolia?
Mi innamoro ogni giorno al Magnolia.

Ti hanno mai stalkerizzato?
Si ho avuto un paio di stalker, ma devo dire che io essendo molto morigerato nei miei comportamenti ricevo attenzioi più dai ragazzi che delle ragazze.

La cosa più pazza che hai fatto al Magnolia?
Eh fare il Magnolia! Iniziare un progetto così è già folle di suo, senza soldi… ti giochi tutto.
Hai i genitori contro, tutti che ti prendono per folle. Invece cazzo nella convinzione totale dell’incoscienza ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta.

Ci vuole una grandissima passione e una follia esagerata che solo da giovane hai.
Cioè te lo puoi permettere a una certa età di avere un progetto così e portarlo avanti con convizione. All’inizio devi lasciare da parte successo, fidanzata, (molte coppie sono scoppiate), il tuo lavoro diventa la tua famiglia. Poi dipende da come lo vivi.

Adesso che cambierà un po’ il tuo ruolo e che ti dedicherai di più a Santeria e allo spazio in viale toscana non ti mancherà il Magnolia?
Si si assolutamente, ma sono pronto per iniziare un altra avventura.

Chi è il tuo eroe?
Mmmmh… Non vorrei essere ridondante però il gruppo di tutti i ragazzi che ci son adesso le nuove generazioni che lavorano con noi, giuro sono le persone che mi danno la soddisfazione maggiore. Perché mi sento di aver trasmesso qualcosa. Trasmettergli lo spirito di gruppo è una grande cosa e se non agisci così per un posto come Magnolia muori. Il ricambio generazionale è fondamentale e con esso trasmettere e insegnare un metodo, un approccio al lavoro. Non sarebbe nato Magnolia se non ci fosse stato questo spirito e siamo stati in grado di trasmetterlo.

La cosa più vera di Magnolia è questa: “scopare al Magnolia vuol dire scopare veramente”. Perché ognuno di no a fine serata per i primi 3 anni si prendeva un quadrato dello spazio e spazzava e puliva col mocio. Questo è lo spirito di Magnolia.