Giulia Bonora

Una riflessione sul cibo con 8 puntate di ''cucina scultorea'' in live streaming. Dal 10 ottobre alla GALLLERIAPIÙ di Bologna.

Foto di Matteo Cattabriga

Scritto da Salvatore Papa il 9 ottobre 2015
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Non saranno semplici da mandare giù, ma i piatti di Giulia Bonora hanno indiscutibilmente un bell’aspetto. Guardate, ma non toccate, perché l’ultimo che ci ha provato ha perso due denti: fritto misto, spaghetti all’amatriciana, timballo alla ferrarese o pollo in gelatina, giusto per citarne alcuni. Peccato siano di gesso, peccato. E lei ci tiene a dirlo: “sono una scultrice, non una food designer”.

Classe 1986, ex studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e allieva di Sissi, la fissa sul food l’ha sfruttata a modo suo, sostituendo l’olio d’oliva con la cera, ad esempio, e sfogando la fame con martello e scalpello. Da lì il progetto ospitato dalla GALLLERIAPIÙ di Bologna Il gesso come la farina. Indagine tra scultura e food design che dal 10 ottobre al 14 novembre va in diretta streaming con otto puntate di “food show” durante le quali Giulia combinerà i materiali della scultura con le tecniche di cucina e viceversa (qui il palinsesto).

Minestra con verdure (2015) - Still life
Minestra con verdure (2015) – Still life

 

Chi sei, cosa fai, dove vai?
Mi chiamo Giulia Bonora e sono una scultrice. Ho da poco aperto il mio studio a Ferrara perché la ricerca è alla base di ogni progetto indipendentemente dalla sua natura. Mi occupo di cibo e scultura, ma non mi sento food designer, perché più che il cibo mi interessa quello che gli ruota attorno: rito sociale, condivisione, processi culinari, utensili. Faccio cucina con la scultura, perché mi libera dall’ansia di prestazione che avrei se dovessi fare una scultura perfetta o una ricetta stellare. Non sarei una brava cuoca perché mi interessa sperimentare, trovare nuove combinazioni di forma e colore. La cucina scultorea, come la chiamo io, è quello che fa per me perché il risultato finale non deve essere né commestibile, né un opera d’arte perfetta.

Com’è stato studiare all’Accademia di Belle Arti di Bologna? 
Ho studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e mi sembra passato un secolo da quando ci sono entrata per la prima volta. Un ricordo che mi spaventa sempre ripensando al passato è l’inconsapevolezza di chi ero quando sono entrata al primo anno e la lentezza nell’apprendere chi volevo diventare. È stato molto faticoso ma anche divertente. Devo molto alla mia relatrice di tesi, Sissi che mi ha insegnato che non c’è un solo modo per fare le cose e che il miglior risultato si ottiene quando inventi tu la ricetta giusta.

Torte di tagliatelle (2015) - Still life
Torte di tagliatelle (2015) – Still life

 

E come sei arrivata a questo progetto/tesi di laurea? 
Il gesso come la farina è un’indagine tra scultura e food design. Ci sono arrivata grazie alla mia esperienza di vita e forse all’istinto che mi ha guidato e fatto incontrare persone che mi hanno fatto cambiare opinione su molte cose; persone che hanno “alleggerito” il mio bagaglio culturale e sciolto il legame con la tradizionale storia dell’arte. La tesi racconta il percorso immaginario tra le stanze del Palazzo del cibo fino alla scoperta del nucleo centrale creativo che ho trovato nella Cucina.

Cos’hanno in comune il cibo e la scultura?
I processi con cui fare le preparazioni hanno molte similitudini, ma anche i materiali. Per esempio la cera sciolta assomiglia all’olio di oliva!

Ci sono artisti dai quali trai ispirazione?
Seguo il lavoro dei designer olandesi come Marije Vogelzang e Katja Gruijters.

Sei già stata da C.A.C.C.A. – Centro contemporaneo sulla cultura alimentare? Hai qualche contatto con loro?
Si ci sono stata durante l’inaugurazione ma Alessandra e Ludovico li conosco già da un po’. Li ho incontrati per la prima volta alla GALLLERIAPIÙ e siamo rimasti in contatto. Spero che col tempo possa nascere una collaborazione.

Spiedino alla zingara (2015) - Still life
Spiedino alla zingara (2015) – Still life

 

Cosa pensi veramente della fissa sul “food” e derivati? Quando si esaurirà, finirà anche l’arte legata al cibo?
Penso che la fissa sul “food” legata alle decine di programmi televisivi arresterà la sua corsa prima o poi, e che l’arte legata al cibo potrà rimanere a galla solo se saprà trovare una sua autonomia di ricerca, intersecando anche le nuove tecnologie, penso alle 3D food printing.

Qual è il tuo rapporto col cibo? Vegetariana, vegana, onnivora?
Ho buon rapporto con il cibo, mi piace veramente tutto. I miei genitori mi hanno abituata fin da piccola facendomi assaggiare qualsiasi cosa.

Sei brava a cucinare sculture, ma come te la cavi col cibo commestibile? Sei una brava cuoca? Dicci una ricetta facile facile che ti veniva bene quando eri studente.
Sono una brava cuoca ma quando mi impegno! Per cucinare bene ho bisogno dei libri di cucina e di seguire passo a passo la preparazione della ricetta. Mi piace cucinare, anche se alle volte il poco tempo mi rende pigra, apro il frigo e mangio quello che c’è. Una ricetta quando ero studente?! La pasta ai broccoli: mentre bolle la pasta si mette il broccolo già tagliato nell’acqua bollente della pasta. Il tempo di cottura della pasta e anche il broccolo si lessa. Molto buono condito con olio piccante e formaggio grana.

Dove vai a mangiare di solito a Bologna?
Quando vengo a Bologna a mangiare prediligo la cucina casareccia, in trattorie dove la pasta è fatta in casa come Trattoria del Meloncello. Sono un po’ tradizionale in quello!

Giulia Bonora
C’è uno chef in città che ti piace?

Purtroppo non ne conosco, ma se conosci uno chef che vuole collaborare a qualche progetto artistico con la sua cucina, non vedo l’ora!

Quali sono i luoghi d’arte che frequenti a Bologna?
Frequento il distretto di gallerie intorno al MAMbo, la manifattura delle arti, dove si possono trovare spazi e gallerie d’arte contemporanea con artisti interessanti, alcuni ex colleghi di accademia Esteban Ayala e Francesco Cossu presso LOCALEDUE e altri di fama internazionale.

Sei di Ferrara: cosa porteresti della tua città qui e viceversa?
Di Ferrara porterei a Bologna un po’ della sua atmosfera metafisica e da Bologna porterei a Ferrara un po’ di cultura underground.