Roberto Recchioni

Al MACRO Testaccio è in corso ARF! Festival di storie, segni e disegni. Chi, meglio della comic star italiana per eccellenza, poteva parlarcene?

Scritto da Emilio Cozzi il 18 maggio 2016
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Nominate una casa editrice qualsiasi e quasi di certo ci ha lavorato. Se poi è in qualche modo coinvolta nella pubblicazione di fumetti, la probabilità diventa certezza. Rizzoli? Ce l’ha. Magic Press? Ce l’ha. Eura (oggi Aurea Editore)? Doppia. Mondadori? Pure. Disney, Panini, addirittura la leggendaria testata Heavy Metal? L’ha, l’ha e ancora l’ha. E poi Astorina, BDB Press, Star Shop e via con nomi che se non respirate vignette rischiate di non aver mai sentito. Per ognuna, Roberto Recchioni ha scritto, talvolta disegnato, sempre creato.

Recchioni a colori

Si è inventato personaggi (John Doe e Detective Dante con Lorenzo Bartoli) e battezzato serie (Orfani); ha pubblicato un romanzo, Ya – La battaglia di Campocarne, è riuscito a trasportare le sue creazioni dalla carta in tv (Orfani e Garrett) e prossimamente al cinema (Monolith, di cui è imminente l’adattamento diretto da Ivan Silvestrini). Fra i pilastri di Bonelli – che in Italia è semplicemente la Storia del fumetto -, è il curatore di Dylan Dog. Che non crediamo serva dire cos’è.
Idolatrato quanto detestato – verrebbe da sospettare per un motivo, chiamalo se vuoi “invidia” – abile manipolatore della mente (altrui) ai tempi dei social, Recchioni ha due qualità indubbie: anzitutto ha incarnato come nessuno o pochi prima di lui la figura della “comic star italiana”, sopravanzando il pur grande ma sommesso Gipi e dando corpo, sostanza e polemiche al “concetto” che è Zerocalcare. Ha riesumato l’aura di Andrea Pazienza – senza esserne l’erede, non ce ne voglia -, ma dandole sostanza in una sorta di reboot a uso e consumo dei multimedia contemporanei.
Soprattutto, seconda qualità, Recchioni è uno che se ne decanti la gloria o la caduta imminente, risponde sempre allo stesso modo: lavorando. Mentre tu lo osanni, o pensi con il tuo sagace commento su Facebook di amplificarne la fine, lui pubblica il suo nuovo lavoro e, probabilmente, dopo averne programmati i quattro successivi.
Per dirla con lui, amico mio, «stacce!».

Abbiamo interpellato l’italico signore dei fumetti in occasione di ARF!, che inizia oggi, prosegue fino a domenica ed è «il festival ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per riportare la narrazione disegnata al centro della scena».
Guarda un po’, Recchioni ce lo ritroveremo pure lì. A lavorare.

Recchioni_Morirò appagato

Zero – Qual è il tuo bilancio della prima edizione di Arf!? Immaginiamo positivo visto che quest’anno ci sarà la seconda edizione?

Roberto Recchioni – Molto positivo. È stata una manifestazione piccola, ma che si poneva scopi diversi rispetto a quelle industrie dell’intrattenimento macinabiglietti che sono diventate le grandi fiere nazionali. E questi scopi l’Arf! li ha centrati in pieno, offrendo uno splendido calendario di incontri, mostre, approfondimenti e attività di primissimo piano e per nulla scontati o banali.

Che cosa ti è piaciuto e cosa avresti modificato della prima edizione?
Non ho amato molto quella generale ostilità verso i cosplay e gli aspetti più ludici del nostro settore.

Le novità, o le migliori novità di questa, invece?
Non lo so. Lo scoprirò quando ci sarò andato. Di sicuro lo spazio in cui si terrà questa edizione è di enorme prestigio e molto bello. Mi sembra che il lato dedicato agli incontri e alle master class sia stato ancora più ampliato e lo stesso vale per le mostre. Sono piuttosto curioso.

Circa un anno fa, mi ricordo di un tuo post in cui parlavi di ARF! come di un festival settoriale, rispetto ad altri legati al fumetto che sono più generalisti, alcuni senza snaturarsi troppo, altri che diventano dei carrozzoni. Pensi che ARF! sia riuscito e riuscirà a mantenere questa sua specificità, soprattutto in relazione al pubblico e al sostegno delle istituzioni?
Mi sembra che le intenzioni degli organizzatori ci siano tutte. L’ARF! è sempre di più un festival dedicato espressamente al fumetto e privo di contaminazioni. Che sia un bene o un male, dipende da che tipo di esperienza tu stia cercando.

"Monolith" (Sergio Bonelli Editore)
“Monolith” (Sergio Bonelli Editore)

 

A proposito di istituzioni, quest’anno la casa di ARF! sarà il Macro; credi che in futuro il fumetto riuscirà a guadagnarsi più spazio nei luoghi istituzionali, soprattutto a quelli dedicati all’arte? Non a caso mi sembra tu abbia definito il fumetto “la nona arte”

No, no. La definizione non è mia. Immagino che la penetrazione del fumetto negli spazi istituzionali sia un bene per quello che riguarda il “percepito” del fumetto. Non credo sia poi molto rilevante per la sua diffusione. Ma è un discorso lungo, complesso e noioso. Diciamo solo che io faccio parte di quelli che credono che i fumetti godano di migliore salute commerciale quando sono percepiti come “pericolosi” rispetto a quando sono presi come “istituzionali”.
Ma io sono un caso atipico nel mio settore; me del riconoscimento culturale da parte della Cultura con la “C” maiuscola interessa poco, perché quella Cultura ha trasformato, per esempio, la letteratura e l’arte in cose morte, che trovano posto nelle scuole o nei musei (a prendere polvere). Io, il fumetto, preferisco pensarlo come una cosa viva, che corre in strada.

Ritieni che questa legittimazione – e un discorso simile si potrebbe fare anche per i videogiochi – sia quindi in qualche modo inutile?
Appunto, sì! Non credo serva ai fumetti o ai videogame. Credo sia utile a certe persone che i fumetti o i videogiochi li fanno. Come dire, certe persone hanno bisogno di un’approvazione dall’alto per avere la certezza di fare qualcosa di importante o significativo. Non è il mio caso. L’approvazione la cerco dal basso, dal pubblico.

"Dylan Dog - Mater Morbi" (Sergio Bonelli Editore)
“Dylan Dog – Mater Morbi” (Sergio Bonelli Editore)

 

Come giudichi il rapporto tra Roma e il fumetto? Mi riferisco agli autori al pubblico, alle rassegne e pure alla capacità di fare sistema rispetto a questo settore. Immagino che in quest’ultimo senso mancasse un appuntamento come ARF!
Roma è una città in agonia. Non sotto il punto di vista fumettistico, ma in genere. L’ARF! è un buon passo, un passo importante, per fare qualcosa per curarla.

Tra le diverse mostre di questa edizioni ce ne sarà anche una dedicata a Corto Maltese: qual è il tuo rapporto con questo personaggio e con il lavoro di Hugo Pratt in generale? È stato nel corso degli anni un’ispirazione per te, o ti sei rivolto sempre ad altro?
Per quanto stimi Pratt e abbia letto praticamente tutto quello che ha fatto, non posso dire mi abbia influenzato in alcuna maniera. Il mio modo di intendere i fumetti ha sempre guardato ad altro. Certe volte, però, le nostre strade si sono incrociate, perché amo moltissimo dei fumetti che per Pratt sono stati d’ispirazione (Milton Caniff e Alex Toth, per esempio) e altri fumetti che invece da Pratt hanno tratto ispirazione (come certe opere di Frank Miller).

Milton CAniff

Per questa edizione sarai peraltro impegnato in una masterclass sul tema della scrittura seriale; secondo te com’è cambiata? Sopratutto per il linguaggio delle serie televisive, sembra che il pubblico si annoi se messo di fronte a un solo piano narrativo. È così per te? Come hai cambiato la tua scrittura in questi ultimi anni?

La scrittura seriale è antica quasi come l’uomo. E, come l’uomo, si è trasformata nel corso della storia. Oggi un certo tipo di serialità è diventato dominante, merito sia di una buona scuola di scrittura, sia del fatto che il pubblico, per ragioni strettamente generazionali, la decodifica con maggiore facilità, percependola come “nuova e vicina” rispetto ad altre forme che, per esempio, andavano di moda tra gli anni 70 e 80. In realtà non c’è realmente nulla di nuovo sotto il sole. Il modo in cui oggi intendiamo la serialità era comune nei serial (cinematografici) degli anni 50 e nella letteratura dei primi del ‘900.
Per quanto mi riguarda, sono abbastanza fortunato a vivere in questo momento specifico. Sono stato davvero uno dei primi nel mio settore a capire che nel rinascimento televisivo americano (quello che, possiamo dire, è nato con NY PD, Soprano’s, The Wire, Six Feet Under, E.R.) c’era un’immensa qualità di scrittura. E sulla base di questa intuizione, ho plasmato il mio stile. John Doe, un fumetto di tredici anni fa da poco tornato nelle librerie in una bella edizione a opera della Bao, lo dimostra abbastanza chiaramente.

 

"John Doe" (Bao Publishing)
“John Doe” (Bao Publishing)

Il gaming secondo Roberto Recchioni, prego…

Servirebbe lo spazio di un saggio. In estrema sintesi, il videogioco secondo me è il linguaggio totale. Abbiamo appena scalfito le sue piene potenzialità, ma nei prossimi anni (logica produttiva permettendo) ne vedremo delle belle.

Hai mai parcetipato alla realizzazione di un videogame, o hai in programma di farlo?
Purtroppo, no. Mi piacerebbe molto.

Fra i tanti autori presenti ad ARF! 2016, ce n’è qualcuno di cui ami particolarmente il lavoro?
All’ARF! ci sono decine e decine di autori che amo. Qualsiasi lista farebbe torto a qualcuno.

Va be’, allora 5 nomi di nuovi disegnatori italiani che in futuro diranno la loro?
Giulio Rincione, Federico Rossi Edrighi, Arturo Lauria, Alessandro Giordano, Jessica Cioffi

"Colonus" di Arturo Lauria (Dark Horse Comics)
“Colonus” di Arturo Lauria (Dark Horse Comics)

 

Quali fumetti stai leggendo adesso?
Molti. In questo preciso momento, More Fun di Paolo Bacilieri, Southern Bastard di Aaron e Latour, Last Man di Vives…

C’è una libreria di Roma che frequenti di più per comprare fumetti?
Il Forbidden Planet. Io e il proprietario siamo amici da vent’anni e ho lavorato per lui come commesso.

Ah, dove mangi? E bevi?
Amo molto la cucina romana e quella giapponese, quindi mi capita spesso di passare da Felice a Testaccio, all’Osteria Etruria e all’Hamasei. Questo quando sono a Roma.
Quando sono nella mia casa milanese, invece, ho un debole per il ristorante La Madonnina, per Musubi (hanno un eccezionale riso al curry, fatto come lo fanno nelle normali case giapponesi), per Zaza Ramen e per i cocktail del Dry.

Recchioni_Dorme