Isa Rebecchi

La storica trattora del Casottel

Scritto da Eric Fiorentino il 7 luglio 2020

Foto di Carolina Di Lazzaro

Attività

Chef, Oste

Andare al Casottel per me è sempre stato un premio: mio papà mi ci portava per pranzo a mangiare la mega cotolettona alla milanese dopo aver disputato positivamente una partita del campionato di calcio con la mia amata AS Sangiulianese. Le domeniche mattina nebbiose che però ti riscaldavano il cuore. All’epoca ero un ragazzino mingherlino, non che ora sia palestrato, che correva lungo la fascia laterale del campo “di patate” delineato da strisce di gesso, fedele al ruolo del terzino ma ignorante del fatto che mi sedevo al tavolo di uno dei luoghi più sinceri di Milano. Ignoravo che a preparare quei tradizionali e abbondanti piatti era una leggenda di zona e non solo, la “trattora” Isa Rebecchi. Mantovana di nascita, alla fine degli anni 90 decise di investire la sua vita in questo cascinale alle porte di Milano: un casotto con cortile e annessa bocciofila. Ormai superati i trent’anni di attività, Isa si racconta in questa intervista, parlando di quartiere e ovviamente di cucina!

 

Chi sei? Da dove vieni? Cosa fai nella vita?

Sono Isa Rebecchi, ho 81 anni e vengo da Mantova. Nella vita faccio la “trattora”, cioè ho una trattoria.

Quanti anni fa hai aperto la Trattoria Casottel?

Prima avevo un ristorante in via Orti, Porta Romana. Poi ho aperto il Casottel nell’89.

Com’era prima Corvetto? Hai degli aneddoti speciali del primo periodo di attività?

A me piaceva molto il quartiere, c’erano tante case popolari. Tanti signori della zona venivano qui a giocare a carte tutto il giorno. C’era una bella compagnia a cui cucinavo spesso la pasta asciutta.

La trattoria era com’è adesso?

Sì, non ho cambiato mai niente perché a me piace così.

Che tipo di cucina proponi?

Una cucina normale, casalinga con piatti della tradizione lombarda e mantovana. La nostra forza è che facciamo tutto noi.

Le ricette a cui sei più affezionata e che ti chiedono di più?

Il risotto con l’ossobuco. Il ragù. Insomma un po’ tutto. I filetti perché la carne vado personalmente a comprarla, la guardo e la scelgo. Voglio la nostra italiana. Sono un po’ pignola nella scelta delle materie prime.

Chi è la tua clientela? Gente di quartiere o anche da fuori?

Vengono da tutte le parti, soprattutto grazie al passaparola positivo che si è creato negli anni. Un signore di Bologna che era a Milano per lavoro è venuto apposta qui da noi perché gli avevano parlato bene della nostra cucina.

Una persona che viene per la prima volta al Casottel che esperienza si deve aspettare?

Un posto dove le persone vengono per stare bene insieme e chiacchierare con un buon piatto davanti.

Ora come ti sembra cambiato il Corvetto?

Un po’ è cambiato, ma in meglio. Poi la strada davanti al Casottel è diventata trafficata perché va sulla tangenziale.

Quali sono per te le persone di quartiere?

Il prete della chiesa di Santa Rita veniva sempre qui a portarmi dei libri di poesie. Era molto gentile e con lui venivano sempre dei giovani della parrocchia.

Come ti immagini in futuro Milano? E Corvetto? E il Casottel?

Non sono molto ottimista sul futuro di Milano, ma qui vengono un sacco di giovani che sono una meraviglia e se vedo Milano attraverso i loro occhi è bellissima. Tante cose al Corvetto stanno migliorando, spero bene nel futuro. Il Casottel me lo immagino meglio. Qui si possono fare tante cose con lo spazio che c’è se qualcuno ne ha la voglia. Potremmo riunire molti giovani qui.