La Sabbia

Studio di produzione musicale ed etichetta discografica residente in via Padova

quartiere NoLo

Scritto da Eric Fiorentino il 22 settembre 2020
Aggiornato il 14 ottobre 2020

Foto di Jacopo Ciampanelli

Luogo di nascita

La Montagnetta di San Siro, Milano

Luogo di residenza

via Padova, Milano

Attività

Collettivo, Dj, Etichetta discografica, Musicista



Tra gli altri tesori del quartiere posizionato sopra a Loreto esistono nascosti alcuni studi creativi, fondati da solerti giovani dediti alle discipline artistiche. La Sabbia è uno di questi laboratori e sapete cosa fanno? Musica! Scopriamoli in questa intervista.


Chi siete?

Siamo La Sabbia, uno studio di produzione musicale ed etichetta discografica indipendente. I progetti artistici del collettivo sono: Doc Pavlonium, San Pedro, Electric Fingerz live, Wrong Maess live, Charlieboy, Composer Odyssey e Ianua.

Che cos’è La Sabbia? Qual è la sua storia?

Nasce su una panchina in Montagnetta di San Siro un pomeriggio di 8 anni fa dove abbiamo deciso di creare questo esperimento diventato poi un progetto musicale fondato sulla collaborazione di amici e fratelli. Mossi dalla voglia di prenderci i nostri spazi artistici abbiamo iniziato provando a fare delle cose, quindi feste (Truman), live e dj set. Passo dopo passo abbiamo scoperto la necessità di avere uno studio dove suonare con i nostri progetti e nel 2014 abbiamo trovato un posto a Cesano Boscone che abbiamo totalmente insonorizzato noi, ma lì si sono visti i primi limiti strutturali e l’idea dell’etichetta era ancora molto vaga e lontana. Successivamente abbiamo trovato lo studio in via Padova dove c’era la possibilità di far crescere ancora di più il progetto, grazie anche all’incontro con altri musicisti. Dopodiché abbiamo deciso di aprire un’associazione intitolata 20100network, di cui abbiamo fatto parte quasi tutti, che ci ha messo più in un’ottica lavorativa (alcuni di noi già facevano service per altre serate) e ci ha permesso di confrontarci con tante persone della scena elettronica milanese, grazie allo spazio che gestivamo all’interno di Artkademy. Da lì si sono unite le due realtà, quella musicale e quella dell’organizzazione di eventi, che ha dato le basi per avere un’idea più strutturale e pratica di La Sabbia, cioè uno studio con un’etichetta e anche con altri servizi nel futuro.

Come avete trovato questo spazio in via Padova? Ci descrivete la via come è cambiata da quando siete qui?

Per caso l’abbiamo trovato su internet una notte. Poi siamo venuti a vederlo ed era una figata dato che era già stato insonorizzato. Lo studio ha contribuito pesantemente all’apprezzamento di questa via e della zona. Via Padova non è cambiata molto da quando siamo arrivati noi, il vero cambiamento è successo prima. C’è stato un momento in cui questa via è stata svalutata a livello mediatico come mostro di illegalità, contemporaneamente o poco successivamente c’è stato un grosso abbassamento dei prezzi sulle proprietà intorno alla zona. Storicamente questo quartiere è casa di immigrati, ora ci sono tante etnie, prima c’erano i pugliesi, la classe operaia. Da qualche tempo c’è un processo che si chiama gentifricazione su tutta la città, qui però ti stupisce ancora di più perché è sempre stata una zona popolare e ora l’affitto di un appartamento ti costa mille euro, per non parlare del costo d’acquisto.

Come avete progettato il vostro studio?

La peculiarità del nostro spazio è che deve essere usufruibile da un collettivo, quindi diverse persone che fanno sia cose insieme, sia come singoli. Lo studio è stato cablato in maniera tale che tu puoi entrare con il tuo strumento di base attaccarlo sia in-line sia in-midi e usufruire di tutta la strumentazione presente. Potremmo definirlo uno studio open source, dove alla base dei valori c’è la condivisione e non c’è una sola maniera giusta di fare musica, ma tante e diverse.

Che vi piace il vinile si è capito dalle vostre pubblicazioni sull'etichetta, continuerete a stamparne?

Abbiamo fatto, stiamo facendo e sicuramente faremo vinili, ma la prossima nostra uscita sarà una compilation su Bandcamp. Una cosa non meglio dell’altra, è diversa. La Sabbia non esisterebbe senza vinile, è bellissimo avere un disco in mano, ma ha i suoi limiti nel 2020. Il digitale è un prodotto più remunerativo per l’artista ed è più accessibile a tutti.

Come avete reagito in termine di produzione finito il periodo di isolamento Covid?

Non ci siamo fermati e abbiamo realizzato insieme a Segmenti e BrainChain il progetto di A Pandemic Rave, un documentario che raccoglie le testimoniante di tante realtà indipendenti della scena elettronica milanese e racconta il disagio che stiamo vivendo come artisti. Oltre al film che uscirà a novembre, è stata aperta una campagna di crowfounding a sostegno degli artisti partecipanti all’iniziativa che hanno registrato anche 12 h di set che andranno in streaming sul canale di Mondonero. Per non farci mancare nulla abbiamo stampato il secondo vinile dell’etichetta firmato da Ianua e nei limiti stiamo cercando di proporre qualche eventino rispettando le regole. Stiamo organizzando delle Open Jam in questo nuovo locale che si chiama Cler, questo perché crediamo sempre nella condivisione e nella musica suonata. La jam ti permette di conoscere nuovi musicisti e arricchire il tuo bagaglio culturale.

Cosa vi piace del quartiere? Quali sono i suoi punti di forza secondo voi?

È un quartiere auto sostenibile, le persone hanno tutto quello di cui hanno bisogno a portata di mano. Nonostante ci siano i supermercati, si preferisce prendere la carne dal macellaio e la verdura dal verduraio, o al mercato rionale, perché oltre al risparmio, qui si preferisce istaurare un rapporto con il commerciante, quindi con l’ambiente che vive attorno a te e nascono rapporti di fiducia. Qui ci sono ancora i tecnici e gli artigiani che non trovi in altri quartieri di Milano: officine, ferramenti, eccetera. L’aria di comunità che si respira qui è diversa.

In zona dove bevete una birra? Dove mangiate?

Da Anarres Libreria-Bistrot in via Pietro Crespi, un bel posto dove passiamo molto tempo e dove abbiamo fatto anche le presentazione del nostro primo disco, volendo si mangia anche. Oppure per una pizza andiamo al San Carlo in via Leoncavallo al 43.

Un vostro disco che rappresenta secondo voi al meglio via Padova?

C’è una traccia nel disco Voltage Controlled Fingers di Doc Pavlonium che s’intitola “Something in my room”, rappresenta il giorno in cui è arrivato l’elicottero della polizia perché stavano sgomberando via Cavezzali e il rumore si sentiva così vicino che sembrava stesse atterrando in casa. L’ispirazione viene da dove vivi, da dove vai, da dove giri e da dove cammini.