Lo sfuso come ragione di vita: Silvia e la sua bottega

Scritto da Salvatore Papa il 27 luglio 2020
Aggiornato il 29 luglio 2020

In via Vittorio Veneto 16/D c’è una bottega che vende prodotti “alla spina” da agricoltura biologica, non solo alimentari. Dietro il bancone c’è Silvia Storelli, paladina dello sfuso e della filosofia no-waste. La plastica, se non necessaria, è bandita e basta portarsi i propri contenitori da casa per ricevere un sorriso.

 

Ciao Silvia, come nasce la tua bottega?

Ciao, la Bottega nasce nel 2013 con l’intento di proporre un modo innovativo di concepire la spesa alimentare in contrasto con le modalità offerte dalla Grande Distribuzione.
Ho sempre avuto la passione per la cucina naturale, che comporta non solo la ricerca di prodotti biologici, ma anche la ricerca di ingredienti portatori di valori etici.
Mi piaceva l’idea di poter offrire la possibilità di acquistare prodotti considerati di alta gamma a prezzi più “facili”: lo “sfuso” era la soluzione.
Successivamente ho acquisito una consapevolezza maggiore riguardo all’importanza della spesa senza imballi che, limitando inutili packaging di plastica, diventa pratica attiva e concreta di sostenibilità ambientale.

Di cosa ti occupavi prima?

Ho svolto per 20 anni la professione di filmaker, operativa in ambito sociale.

Credi di aver portato una nuova consapevolezza ecologica nel quartiere?

Credo di sì, un piccolo contributo lo sto dando visto che sempre più persone si avvicinano a questo modo di fare la spesa.

Cosa rappresenta oggi la tua bottega per gli abitati della zona?

Per gli abitanti in zona è un punto di riferimento, non solo per la spesa, ma anche sociale e culturale.
Chi passa solo per fare due chiacchiere, chi per chiedere informazioni di qualsiasi tipo, chi viene a pettegolare, bambine e bambini che vengono a fare la spesa in autonomia…un gran via vai di persone di ogni età.
Tantissime sono state le testimonianze di gratitudine durante il lockdown per essere stata sempre aperta e presente.
E poi prima del lockdown in Bottega sono stati organizzati varie tipologie di eventi: presentazioni di libri, corsi, passeggiate, aperitivi…

Cos’è la stoviglioteca?

La stoviglioteca è un servizio di prestito di stoviglie (piatti, posate, bicchieri, caraffe) per le feste. Ed è ovviamente gratuito.
Nato per evitare l’uso delle stoviglie usa e getta nelle feste molto partecipate.
Ha avuto un gran successo, ma ora ovviamente è sospesa a causa delle regole sanitarie da rispettare.

Se dovessi descrivere il quartiere come lo definiresti?

È un quartiere che cambia aspetto a seconda della zona: c’è il centro, ci sono i colli e ci sono i quartieri popolari. Questo è il suo bello.

Com’è cambiato il quartiere da quando ci vivi?

Dal punto di vista sociale non noto dei cambiamenti, è un quartiere abbastanza tranquillo. I cambiamenti positivi che ho apprezzato di più: la crescita del Cinema Orione, l’aumento delle piste ciclabili.
Il cambiamento negativo: la chiusura del Centro Sportivo Ex CierreBi.

Quali sono i tuoi luoghi preferiti dei dintorni?

Primo luogo: Il Bosco urbano dei Prati di Caprara che dobbiamo preservare così com’è, il nostro polmone vitale.
Secondo luogo: il Cimitero Monumentale della Certosa di straordinaria bellezza.

E i simboli del quartiere Porto secondo te?

L’ex istituzione totale manicomiale Roncati
L’attuale istituzione totale: il carcere minorile del Pratello
Il Monumento alle partigiane di Villa Spada
Il Bosco urbano dei Prati di Caprara.